Francia, le cinque jihadiste che volevano colpire Notre-Dame (o forse un’altra chiesa)

Di Leone Grotti
13 Settembre 2016
Cinque donne tra i 16 e i 39 anni hanno lasciato vicino alla cattedrale un'automobile imbottita di bombole di gas. Vicino c'era una chiesa facente capo al patriarca di Antiochia
A French police officer patrols in front of Notre Dame cathedral, in Paris, Friday Sept. 9, 2016. A failed attack involving a car loaded with gas canisters near Notre Dame Cathedral was spearheaded a group of women that included a 19-year-old whose written pledge of allegiance to the Islamic State group was found by police, a security official said Friday. (AP Photo/Christophe Ena)

«Le forze di sicurezza francesi sventano attentati ogni singolo giorno». Ha parlato così il primo ministro francese Manuel Valls domenica, all’indomani dell’arresto di un ragazzo di 15 anni, che voleva accoltellare famiglie e turisti a Parigi. Solo una settimana prima la polizia aveva arrestato cinque donne tra i 16 e i 39 anni, accusate di voler colpire la cattedrale di Notre-Dame il 3 settembre.

«MORIRE COME UN MARTIRE». Sia il ragazzo che le cinque terroriste islamiche sembrano collegate a Rachid Kassim, jihadista francese che combatte in Siria con l’Isis. Un suo messaggio su Telegram di pochi giorni fa diceva così: «Le donne, le nostre sorelle, sono entrate in azione. Dove sono i nostri fratelli? Dove sono gli uomini? Dovete capire che se queste donne entrano in azione è perché ci sono così pochi uomini pronti a fare qualcosa. Perché aspettate così tanto che le donne devono sostituirsi a voi nel coprirsi di onore?». È dopo questo messaggio che il 15enne ha progettato l’attentato. Arrestato, ha dichiarato agli investigatori: «Volevo morire come un martire».

LE CINQUE JIHADISTE. Una delle donne arrestate e accusate di volere attentare alla cattedrale parigina si chiama Ornella Gilligmann, 29 anni, madre di tre bambini. Era già conosciuta ai servizi perché aveva cercato di raggiungere la Siria. Hanno portato al suo arresto le impronte digitali trovate sulla Peugeot 607, abbandonata vicina a Notre-Dame. L’automobile conteneva cinque bombole di gas, tre bottiglie di gasolio e una sigaretta accesa, ed è stata trovata a 400 metri dalla cattedrale senza targhe e con le quattro frecce accese. Giovedì scorso altre tre donne sono state arrestate: Ines Madani, figlia del proprietario della Peugeot, Sarah H., 23 anni, e Amel S., 39 anni. Successivamente è stata presa anche la figlia di 16 anni di Amel S. Tutte sono state descritte dal procuratore François Molins come «donne molto determinate».

FEDELTÀ ALL’ISIS. Sarah H. era anche legata sentimentalmente a terroristi che i francesi conoscono bene: prima, infatti, era fidanzata di Larossi Abballa, il 25enne che a giugno ha ucciso due poliziotti in casa loro davanti al figlio. Dopo la morte di Abballa, ucciso dalle forze di sicurezza, si è fidanzata con Adel Kermiche, 19 anni, uno dei due giovani musulmani che hanno sgozzato a luglio padre Jacques Hamel. Ines Madani, Sarah e Amel sono state arrestate davanti a un appartamento in un sobborgo di Parigi, prima che queste si dirigessero a compiere un altro attentato a Gare de Lyon, la stazione parigina situata nel XII arrondissement. Prima di essere neutralizzate, una delle donne ha accoltellato un poliziotto con un coltellaccio da cucina, mentre Madani è saltata addosso a un altro cercando di fare la stessa cosa. Nello zaino di quest’ultima sono stat trovate le chiavi della Peugeot, insieme a un foglietto contenente un giuramento di fedeltà allo Stato islamico.

L’OBIETTIVO ERA UN ALTRO? Secondo un sito francese, Causeur, l’obiettivo dell’attentato potrebbe non essere stata la cattedrale di Notre-Dame. Infatti, si legge, la Peugeot 607 era parcheggiata in rue de la Bûcherie che, per quanto vicina alla Cattedrale, è pur sempre dall’altra parte della Senna. Un’eventuale esplosione non avrebbe causato neanche lontanamente danni alla chiesa o alle persone che stazionavano davanti all’ingresso. Avrebbe però colpito sicuramente la piccola chiesa Saint-Julien, che si trova all’angolo di rue de la Bûcherie e che fa capo direttamente al patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, il quale risiede stabilmente a Damasco, in Siria. Non proprio un luogo qualunque.

@LeoneGrotti

Foto Ansa/Ap

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4 commenti

  1. Carolina

    Che cosa spinge le donne a fare le terroriste? Già difficile capire che cosa spinge dei giovani uomini a trovare indifferente sia la propria morte che, a quel punto, quella degli altri. Ma una ragazza di 19 anni che tenta di far saltare una chiesa e, una volta beccata, si lancia con il coltello in mano sul poliziotto (tra l’altro colpendolo alle spalle, che è vietatissimo da ogni codice), mi sembra inspiegabile. Forse varrebbe la pena fare un’inchiesta su questo specifico aspetto. Capire perché le donne non vogliono dare o difendere la vita, ma toglierla e in quel modo.

    1. Sebastiano

      Più che vietatissimo da ogni codice, è emblema di disonore. Lo stesso dei loro familiari e amici cosiddetti “moderati”, che hanno preferito la cecità e il mutismo connivente invece del coraggio di denunciarle, cosa che gli avrebbe restituito quel minimo di dignità di cui invece sono totalmente e interessatamente privi.

      1. Infatti, io catturerei, incriminerei e torchierei anche i loro familiari: di sicuro sapevano qualcosa, e devono dire tutto quello che sanno. E poi, in un Paese decente, sarebbero espropriati di tutti i loro averi ed esiliati: purtroppo, la Francia attuale è più attenta a non irritare le masse di maomettani, intrinsecamente violente, ed a combattere il cristianesimo che non a interessarsi alla giustizia

        1. Antonio

          infatti… i vigliacchi laicisti ed ateisti si imbestialiscono alla vista di una croce, di un simbolo cristiano portato al collo o appeso ad una parete però poi tutti attenti a non offendere le “risorse multietniche” islamiche portatrici come sempre di ricchezza, sicurezza, decoro

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