
«Formigoni non si dimetta. Lapidazioni mediatiche distolgono attenzione da problemi veri»
Enrico Cisnetto, giornalista, editorialista di diverse testate italiane (Messaggero, Il Mondo, Foglio e altre) è stato qualche giorno fa ospite in una trasmissione televisiva assieme a Roberto Formigoni. «Ero presente – racconta a tempi.it – perché invitato a confrontarmi su temi economici, ma poi il programma è stato monopolizzato per un lungo periodo dalle domande a Formigoni sulle sue vacanze e le sue case». Richiesto di un parere, Cisnetto è stato netto nel difendere Formigoni, ricordando che non è giusto che un politico, cui non si contesta alcun reato, si dimetta solo perché glielo chiedono i giornali. Ha poi aggiunto che i mali dell’Italia non dipendono dal fatto che sul tetto della Regione Lombardia ci sia un eliporto (una delle contestazioni che venivano mosse al governatore lombardo), ma da maggiori e ben più gravi questioni economiche.
Cisnetto riprende il filo di quelle dichiarazioni con tempi.it, domandandosi se è questo il modo di fare informazione in Italia. «Sono residente a Milano, non ho mai votato Formigoni. Sono, da anni, un oppositore del bipolarismo e apertamente critico con la classe politica della seconda Repubblica, di cui Formigoni fa parte. Tuttavia, questo non mi esenta dall’esprimere un giudizio negativo su queste campagne scandalistiche con cui si lapidano le persone in base a dati da verificare. Lo dico rispetto a Formigoni, ma vale per chiunque altro».
Antica storia quella delle lapidazioni mediatiche. «Una storia che va avanti dal 1992. Ha degli alti e dei bassi – che coincidono coi momenti in cui la politica ha maggior o minor credibilità -, ma che è sempre la stessa storia. Ormai è un dato assodato che un avviso di garanzia sia una sentenza di condanna». Assurdità di un «giustizialismo non degno di uno stato di diritto, in cui uno è innocente fino a prova contraria».
Oggi il dibattito pubblico ruota intorno solo a tali temi, nessuno ambito escluso. Dal calcio alla politica è tutta una caccia all’untore. «I media hanno una grave responsabilità in questo senso – concorda Cisnetto. Soprattutto per il fatto che, enfatizzando le vacanze alle Antille di quello o l’eliporto di quell’altro, trasmettono alle persone il giudizio che le loro difficoltà dipendono da questi presunti illeciti. Che, quand’anche fossero veri, non sarebbero il vero motivo della nostra crisi economica. Se in tv, durante i dibattiti, si passa il tempo a chiedersi se il tal politico ha viaggiato in prima o seconda classe, si manda il messaggio al telespettatore che i mali dell’Italia dipendono da questi casi e non, invece, da errate politiche economiche. La signora Maria così penserà che la sua pensione diminuisce per colpa degli scandali che quotidianamente gli propinano su tutti i giornali, senza capire cos’è il debito pubblico, perché in Italia è enorme, cosa si può fare per diminuirlo». Insomma, Cisnetto si chiede a che serva «questo giornalismo di denuncia di cui ne abbiamo fin sopra i capelli e che, tra l’altro, mi pare, non abbia portato chissà quali benefici. Quel che servirebbe, invece, è un tipo di informazione, anche tagliente, che sia in grado di proporre analisi, non scappatoie populiste che distolgono l’attenzione dai problemi veri e concreti».
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