
Follie amministrative tra Pd e Pdl alleati, Comuni commissariati e Moccia sindaco
Ecco una breve rassegna di casi politici e di storie di provincia che contraddistinguono questa tornata elettorale tra alleanze improbabili, armate brancaleone, candidati unici che riescono a perdere e Federico Moccia che diventa sindaco.
Verona: Secondo le proiezioni Emg per il Tg La7, il leghista Flavio Tosi sarà rieletto al primo turno. Alle 18 viaggia con proiezioni del 56 per cento. Risultato prevedibile, anche se va detto che Tosi è sostenuto solo dalla Lega. Il rivale di sinistra, Michele Bertucco (22 per cento) vanta uno schieramento che comprende Pd, Idv, Sel e Federazione della sinistra. Lo schieramento tutto rosso lascia fuori solo Alternativa comunista. Il rivale di centrodestra Luigi Castelletti può contare sull’inedita “rialleanza” Pdl-Fli-Udc-Nuovo Psi: roba da vecchia Casa della libertà, che tanta fortuna portò nel 2001, ma non in questo caso.
Palermo: All’altro capo della penisola la battaglia è tutta interna alla sinistra, tra Idv e Pd-Sel-socialisti. Il Pdl, nella regione del cappotto, è fatto fuori così come l’Mpa del presidente della Regione, Raffaele “don arrafaè” Lombardo. Dopo la sconfitta alle primarie di Rita Borsellino e la vittoria di Fabrizio Ferrandelli, sostenuto dai maggiorenti locali del Pd (Lumia e Cracolici, che nel Parlamento regionale sostengono l’alleanza con Lombardo al posto del Pdl) da Sel e appunto dai riformisti, si è candidato anche Leoluca Orlando (Idv), annunciandolo in aramaico e in tutte le lingue del mondo. Ora è proprio Sinnaccollando, come lo chiamano a Palermo, in testa (47 per cento alle 18); a sorpresa Ferrandelli è lontano, al 17 per cento circa. Distanziati anche gli altri avversari.
Pozzallo (Rg): Passerà alla storia: Roberto Ammatuna è il candidato unico di Pdl e Pd nel Comune che si trova a rischio default. Comunanza di programmi o inedito laboratorio di intese politiche? Il caso Pozzallo non nasce da nessuna delle due cose. Semplicemente, il Pdl non aveva un proprio candidato mentre il Pd ne ha proposto uno convincente. E così si sono alleati.
Sasso di Castalda (Pt): Poteva esserci un plebiscito, nel piccolo comune della Basilicata. Il candidato sindaco infatti è uno solo, Rocco Perrone: ma sui 1.145 aventi diritto al voto, alle urne sono andati solo in 534, il 46 per cento. Non si è raggiunto il quorum, e ora il Comune sarà commissariato per un anno, fino a nuove elezioni.
Rosello (Ch): Nel piccolo centro abruzzese (300 elettori) il plebiscito invece c’è stato. Sorprendente l’esito. Esce vincitore al primo turno il candidato Federico Moccia, lo scrittore di “Tre metri sopra il cielo”. Ha raccolto l’89,47 per cento dei voti. «Sono molto felice e per niente preoccupato – fa sapere Moccia –: non credo sarà un lavoro difficile, basta avere delle iniziative».
Lucca e Carrara: Nella prima città si gioca la vera grande partita elettorale della Toscana. Lucca è infatti amministrata da decenni – a parte 4 anni tra il 1994 e il 1998 – da Dc ed ex Dc. Qui la Balena Bianca, con lo scudo crociato o riciclata in altri partiti, è rimasta in sella. Non a caso la carta d’identità dell’attuale candidato di punta, il sindaco uscente Mauro Favilla (Pdl), segna 78 anni. Lucca è diventata così una specie di pentola a pressione elettorale, tanto che quest’anno, per reazione, si è raggiunto il record di candidature: 11 sindaci, 24 liste, 700 candidati al consiglio comunale. La sinistra ha proposto il più “fresco” Alessandro Tambellini (professore, 57 anni), presentandosi unita (Pd-Idv-Sel-Federazione della sinistra). E con il 52 per cento dei voti Tambellini è riuscito a colorare di rosso anche la “macchia bianca” della Toscana. Il secondo caso storico si gioca a Carrara, che vanta un particolare primato. Dal 1976 infatti nessun sindaco ce l’ha mai fatta a vincere al secondo turno. Per la prima volta il socialista Andrea Zubbani, apprezzatissimo sindaco, oggi è sostenuto da quella che i giornali definiscono “non una coalizione, ma un’armata di sinistra”: e con il 48,6 per cento dei voti dovrebbe farcela.
Taranto: Dopo la decisione di Vendola e Bersani di presentare un candidato comune, il sindaco uscente Ippazio Stèfano si era costituito un comitato spontaneo al grido di “fateci scegliere”, che ha raccolto le firme necessarie alla discesa in campo di Michele Pelillo. Il quale, probabilmente sotto pressione, all’ultimo momento si è ritirato. Così Stèfano è stato sostenuto da una strana coalizione, che ripropone l’alleanza di Vasto (Pd-Sel-Idv) allargata ad Api e Udc. Per capire il clima, basti dire però che giovedì scorso il governatore Nichi Vendola a Taranto è stato fischiato e contestato da alcuni giovani ambientalisti con una curiosa bandiera: Svendola città, con la S disegnata da dollari, per denunciare la situazione dello stabilimento L’Ilva. Non va dimenticato poi il caso Cito: mentre l’ex deputato di destra Giancarlo Cito (quello che voleva «tarantizzare l’Europa»), un pezzo di storia cittadina, è in carcere con condanna definitiva per falso, abuso e tangenti, il figlio Mario si è candidato per raccoglierne l’eredità. Potrebbe essere il vero rivale di Stèfano, ai danni del Pdl.
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