
Fiat-Fiom, la Corte d’Appello di Salerno “sbugiarda” la Corte d’appello di Potenza
Non tutte le corti d’appello sono uguali. Certamente sono diverse quelle di Potenza e di Salerno. La prima ha accolto il ricorso avanzato dalla Fiom contro la Fiat, sulla sentenza di primo grado del luglio 2011 che ammetteva la giusta causa per il licenziamento dei sindacalisti Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. Ma quella di Salerno, invece, ha dato ragione alla Fiat in merito alla vicenda di Di Gianni Michele Rosario, lavoratore all’epoca iscritto alla Fiom, licenziato nel 2003 per recidiva in considerazione di un comportamento reiteratamente inadempiente e negligente (assenze a visita medica di controllo, mancato avviso dell’azienda dell’assenza, allontanamento senza autorizzazione dalla sala medica, abbandono del posto di lavoro, violazione delle norme antinfortunistiche).
Salerno ha così “sbugiardato” i giudizi di merito svoltisi dinanzi al Tribunale di Melfi e alla Corte di Appello di Potenza, che si erano conclusi a vantaggio del lavoratore (che quindi era stato reintegrato).
La Corte di Cassazione, con sentenza del 27.1.2011 (n. 1926/11), in accoglimento delle eccezioni portate avanti dall’avvocato Francesco Amendolito della Amendolito & Associati, legale di Fiat, ha cassato la sentenza con rinvio degli atti alla Corte d’appello di Salerno.
La Corte d’Appello di Salerno, quindi, accogliendo tutte le istanze del legale di Fiat ha dichiarato, a distanza di quasi un decennio dal licenziamento, la legittimità dell’azione di Fiat nei confronti del Di Gianni.
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