
Ferrara invita Berlusconi a disinteressarsi dei giudici (e i giudici a disinteressarsi di Berlusconi)
«Berlusconi si deve rendere conto che nessuno è in grado di fermare i processi che lo riguardano». In un’intervista su Repubblica di oggi, Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, invita Berlusconi a disinteressarsi delle questioni penali che lo riguardano, i cui esisti potrebbero spingerlo a togliere la fiducia al governo di Enrico Letta, che ha contribuito a varare. Gli suggerisce di evitare di farsi dettare la linea politica dai processi e dai giudici, e di comportarsi da statista e non, come ha scritto qualche giorno fa su twitter, «da supercazzola».
MEGLIO STATISTA. «Sono processi – quelli su Berlusconi – che non si è riusciti a fermarli con le leggi ad personam, risposta a processi ad personam, e pure la strada dei vari “Lodi” è ormai preclusa», spiega Ferrara. Inutile, dunque, proseguire sulla strada della guerra totale alle procure. «Berlusconi deve affidare la sua autotutela» non all’avvocato Ghedini, prosegue il direttore del Foglio, «ma al rapporto con il paese». Un terzo dei cittadini è convinto che il leader del Pdl abbia ragione, spiega Ferrara. Perciò, al posto di fare del suo avvocato il preminente consigliere politico, «dovrebbe ripetere come un mantra: queste sentenze non mi colpiscono, mi fanno il solletico, condannano solo chi le pronuncia». Ferrara non è preoccupato delle scelte del leader del Pdl: «Berlusconi prima di prendere una decisione aspetta di avere certezze e garanzie, ma poi la barra la tiene», conclude.
LETTERA AI GIUDICI DI MILANO. Ieri, sul Giornale, Ferrara aveva invece invitato il Tribunale di Milano ad assolvere Berlusconi nel caso Roby, per conto «etica della responsabilità, che non è oggetto estraneo al “libero convincimento del giudice”» e attuando «quella che Natalia Ginzburg chiamava “la vera giustizia”». Non soltanto perché «nessuno mai tra le persone non obnubilate dall’odio e dal disprezzo antropologico, crederà» si sia compiuta una concussione e che le feste private siano state «un reato da racket della prostituzione minorile», ma anche causa della «situazione politica e civile del paese», dove una condanna a Berlusconi nel caso Ruby, risulterebbe «un residuato bellico, un modo per prolungare l’intenibile guerricciola civile contro persone simbolo, in nome di una lettura idolatrica del codice e della vera sostanza della legge». Inoltre, ricorda Ferrara,«una condanna in giudizio risulterebbe a un impressionante numero di concittadini semplicemente ingiusta, il timbro finale in una storia accanita di eccessi legalistici e di tentativi maldestri di mascariamento».
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