Il femminismo cattolico è l’unico vero antidoto al maschilismo

Di Giovanna Jacob
02 Ottobre 2015
C’è un femminismo ateo e materialista e un femminismo cattolico. Se il primo ha fatto male a tutti, il secondo ha fatto bene sia alle donne sia agli uomini

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Caro direttore, durante l’udienza di mercoledì 16 settembre il papa ha detto: «Esistono molti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che ispira al male. Invece c’è spazio per una teologia della donna che sia all’altezza di questa benedizione di Dio per lei e per la generazione. (…) La donna, ogni donna, porta una segreta e speciale benedizione per la difesa della sua creatura dal maligno, come la donna dell’Apocalisse che corre a difendere il figlio dal drago e lo protegge». Durante l’udienza di mercoledì 29 aprile, riferendosi alla diminuzione dei matrimoni e alla crisi della famiglia, aveva detto: «Molti ritengono che il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido. È una ingiuria. È una forma di maschilismo: l’uomo che sempre vuol dominare. E maschilismo è anche la brutta figura di Adamo quando Dio gli chiese perché aveva mangiato la mela e lui rispose che gliela aveva data Eva: la colpa è sempre della donna, povera donna! Dobbiamo difendere le donne».

L’avesse mai detto! I cattolici del sempre più vasto fronte anti-Bergoglio, fra i quali spiccano i cosiddetti tradizionalisti, si son stracciati le vesti: “L’anti-papa ha contraddetto apertamente San Paolo, sant’Agostino e altri dottori della Chiesa, che unitamente affermano che Eva è tentatrice”. Prima di entrare nel merito del tema di “Eva tentatrice”, vorrei semplicemente fare notare che, quando parla della condizione femminile, papa Francesco non dice nulla di più e nulla di meno di quello che Giovanni Paolo II ha messo per iscritto nell’enciclica Mulieris dignitatem, ma a nessuno è mai passato per l’anticamera del cervello di tacciare papa Woytila di eresia, al contrario lo vogliono tutti “santo subito”. Commentando le parole che Adamo disse in sua discolpa nel giardino dell’Eden, Giovanni Paolo II spiega che, a causa del peccato originale, l’uomo ha la tendenza a scaricare sulla donna gran parte delle sue colpe, in primo luogo quelle carnali. A leggerla bene, sulla Bibbia non c’è scritto che Eva è tentatrice: c’è scritto che Adamo, subito dopo avere peccato, ha inventato il mito autoassolutorio di “Eva tentatrice”: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Dal momento che affonda le radici nella piaga che il primo peccato ha aperto in ogni cuore, questo mito è duro a morire e probabilmente non morirà mai del tutto, ma bisogna lo stesso combatterlo. Tuttora, non pochi cattolici faticano ad ammettere che la colpa di ogni atto di lussuria compiuto da due adulti consenzienti di sesso opposto ricade su entrambi in uguale misura e che la colpa di ogni stupro ricade intera sullo stupratore, anche se la vittima porta la minigonna.

Ma è vero che san Paolo, sant’Agostino e numerosi altri santi e dottori hanno avvalorato il mito di Eva tentatrice? Ora, le parole uscite dalla bocca e dalla penna di santi e dottori vissuti secoli addietro bisogna saperle interpretare in maniera corretta, anche tenendo conto del contesto storico e culturale in cui sono state pronunciate. Si suppone che un papa le conosca più approfonditamente di chiunque altro e le sappia interpretare meglio di chiunque altro, dal momento che certi studi li ha dovuti fare e dal momento che lo Spirito Santo non permette al vicario di Cristo di dire sciocchezze. Se Giovanni Paolo II prima e Francesco dopo hanno condannato il mito di “Eva tentatrice”, significa che in mezzo a tutti gli scritti dei dottori e dei santi non sono riusciti a trovare un solo argomento convincente a favore di esso. Ma è bene sottolineare più e più volte che né Woytila né Bergoglio hanno mai neppure insinuato che le donne sono più innocenti degli uomini. La banale e disarmante verità è che sia donne che uomini hanno il peccato originale e quindi né donne né uomini sono senza peccato. E siccome uomo e donna sono diversi, anche le loro rispettive inclinazioni peccaminose sono (leggermente) diverse. D’altra parte, non si può capire perché il primo serpente ha ingannato prima lei e poi lui attraverso lei se non si tengono presenti le differenze psicologiche e mentali fra lui e lei. Prima di sproloquiare sulla necessità di mettere a tacere le donne ripetendo qualche frase paolina decontestualizzata, sarebbe bene leggersi attentamente Mulieris dignitatem e La donna di santa Edith Stein, testo da cui Woytila ha attinto a piene mani.

Ma adesso concentriamoci solo sul peccato carnale, visto che è sempre lì che si va a parare. I cattolici tradizionalisti tendono a dimenticare troppo facilmente che il verbo “sedurre” può anche avere un soggetto maschile. Se la donna ha un potere di seduzione sull’uomo, anche l’uomo ha un potere di seduzione sulla donna. Secondo un luogo comune troppo radicato per non avere un fondo di verità, non è l’uomo ad essere “preda” e non è la donna ad essere “cacciatrice”. E d’altra parte, nella storia della letteratura occidentale le figure delle seduttrici non sono poche ma le figure delle “sedotte e abbandonate” sono molte di più. Pensiamo solo a quel professionista della seduzione e dell’abbandono cui Mozart dedicò una delle opere più belle di tutti i tempi: don Giovanni. Sommate insieme, tutte le “prede” di sesso maschile collezionate da tutte le seduttrici letterarie e musicali messe insieme, dalla omerica maga Circe alla dodecafonica Lulu, dalla settecentesca Manon Lescaut all’ottocentesca Carmen, più tante altre, sono molto meno numerose delle “prede” di sesso femminile collezionate dal solo don Giovanni: «In Italia seicento e quaranta; In Alemagna duecento e trentuna; Cento in Francia, in Turchia novantuna; Ma in Ispagna son già mille e tre» (dal libretto del Don Giovanni di Mozart). In realtà, non c’è bisogno di tante letture per realizzare che, nella poco nobile arte della tentazione, “Eva tentatrice” non può competere con “Adamo tentatore”. Oltre ad essere più potente, quest’ultimo ha la libertà di agire impunemente, senza temere di rovinare la sua reputazione morale. Infatti da che mondo è mondo, alla seduttrice si affibbiamo aggettivi poco lusinghieri, che alludono al mestiere più antico del mondo, mentre il seduttore è guardato con ammirazione dagli altri uomini.

Se la seduzione che l’uomo esercita sulla donna può essere molto più profonda di quella che la donna esercita sull’uomo, tuttavia la seduzione femminile ha, diciamo, una “presa” molto più rapida. Non hanno torto quanti invocano la necessità di ridefinire con chiarezza i confini fra buon gusto e cattivo gusto nella moda femminile e invitano le donne a non oltrepassarli. Infatti alle donne non è concesso di ignorare che, se “mostrano” più del dovuto, possono apparire troppo “provocanti” agli occhi degli uomini ossia provocare in loro reazioni non solo psichiche che compromettono la loro tranquillità. Ma sia chiaro che neppure la “provocazione” più estrema può fornire delle attenuanti ai peccati maschili. Se la causa prima di ogni atto di lussuria maschile dovesse essere cercata nelle “provocazioni” femminili, allora laddove le donne sono costrette a tacere, a tenere lo sguardo basso e a fare sparire la maggior parte delle loro persone sotto pesanti tendaggi, gli uomini dovrebbero essere tutti dei campioni di temperanza. Concretamente, nei paesi dello chador e del burqa dovrebbero esserci meno molestie e meno stupri che nei paesi della minigonna e dei tacchi a spillo. E invece pare proprio di no. Bisogna premettere che nei paesi del Medio Oriente solo una infima parte dei reati sessuali viene denunciata, in quanto le autorità locali tendono a scusare gli stupratori e a mettere le donne stuprate sul banco degli imputati, talora sul patibolo (appunto, il mito maschilista di Eva tentatrice è presente anche nelle culture non cristiane, dove ovviamente prende altre forme). Sebbene dunque sia difficile quantificare con precisione il tasso percentuale di molestie e stupri su donne e bambine nei paesi del Medio Oriente, l’Oms assicura comunque che è molto alto, sicuramente più alto che nei paesi occidentali. Per dirne solo una, in Egitto è stato necessario separare uomini e donne sui mezzi pubblici per contenere almeno un poco l’epidemia di molestie sulle donne. Infatti gli uomini da quelle parti ritengono che le donne che osano uscire di casa senza parenti maschi al seguito non meritino nessun rispetto anche se portano lo chador. E se volete sapere quanto sono temperanti e rispettosi delle donne gli uomini iraniani, chiedetene a Giulia Innocenzi. La scorsa estate ha imparato a sue spese che, se sei donna, in Iran non basta coprirsi dalla testa ai piedi e rispettare gli usi e i costumi locali per non essere trattata come una bestia da monta dagli autoctoni.

Non sai se ridere o piangere quando ti rendi conto che in giro ci sono tradizionalisti cui l’oscurantismo misogino della maggior parte dei paesi extra-occidentali appare come “attaccamento agli eterni valori della tradizione” mentre la parità occidentale fra uomo e donna appare come fonte di corruzione. “Quando alle donne si concede troppa libertà, la civiltà comincia a dissolversi”. Forse papa Francesco aveva in mente proprio loro quando ha detto: «Molti ritengono che il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna. Ma nemmeno questo argomento è valido. È una ingiuria. È una forma di maschilismo».

Chi ancora pensa che il divorzio, l’aborto, la fecondazione assistita e magari anche l’eutanasia siano frutti del femminismo, dovrebbe leggersi almeno la testimonianza rilasciata a Tempi da Maurice Caillet, un ex massone ora convertito al cattolicesimo. Caillet, che è stato per molti anni Maestro Venerabile di una delle più antiche e importanti logge del Grande Oriente di Francia, rivela che la massoneria, da sempre ben radicata all’interno di tutti i parlamenti e i governi europei, ha dato un contributo determinante all’introduzione di tutte le leggi che favoriscono la “rivoluzione sessuale” e la “secolarizzazione”, dalla legge sul divorzio a quella sull’aborto, dalla legge sulla fecondazione assistita a quella sulla manipolazione degli embrioni. L’intervistatore chiede: «Lei parla esplicitamente del “maschilismo della massoneria”. Ma se la massoneria è maschilista, dovrebbe essere maschilista, per esempio, anche la legge sull’aborto. E come la mettiamo con la storia della “liberazione della donna”?». Caillet risponde: «Non c’è tutta la contraddizione che si potrebbe credere tra il maschilismo delle obbedienze massoniche maschili e la cosiddetta liberazione della donna. Il punto che accomuna le due cose è la volontà di sbarazzarsi di tutti gli ostacoli alla possibilità per l’uomo di approfittare delle grazie femminili senza alcun vincolo. Le obbedienze femminili, minoritarie, hanno inseguito la libertà sfrenata senza valutare le conseguenze per la loro femminilità e la loro reale indipendenza» (Pietro Piccinini, “Ero massone. Storia di Maurice Caillet, l’ex venerabile convertito al cattolicesimo grazie a Lourdes”, Tempi, novembre 21, 2014).

In parole povere, i “maschilisti” della massoneria hanno fatto credere alle femministe della massoneria che la “rivoluzione sessuale” con tutti i suoi cascami (divorzio, aborto eccetera) contribuisse a consolidare la “parità” fra i sessi, mentre in realtà questa rivoluzione, che meglio si chiamerebbe involuzione, rende le donne più vulnerabili in quanto permette agli uomini di comportarsi con loro in maniera irresponsabile (“approfittare delle grazie femminili senza alcun vincolo”). Non a caso, la miccia della rivoluzione sessuale l’hanno accesa due uomini: l’austriaco Wilhelm Reich (1897-1957), di cui Del Noce parla diffusamente in L’erotismo alla conquista della società e l’americano Alfred Kinsey (1894-1956), autore del celebre, omonimo rapporto.

L’involuzione sessuale degli anni ’60 ha fatto più male alle donne che agli uomini. Sono entrate nella leggenda le parole che una ragazza pronuncia in un filmato in bianco e nero della fine degli anni ’60 o dei primi anni ‘70: «Quando occupiamo l’università i ragazzi ci dicono: se non me la dai sei fascista». E in effetti, non poche femministe storiche sospettavano che essere troppo anti-fasciste con gli uomini significasse farsi usare da loro come donne di piacere a costo zero. Per ogni femminista che invitava le donne a liberarsi dai “tabù” sessuali di freudiana memoria ed abbandonarsi liberamente ai piaceri della carne, ce n’era un’altra che invitava le donne a non concedersi troppo facilmente agli uomini, cui venivano affibbiati appellativi suini (“maschi porci”); per ogni femminista che guardava con favore alla pornografia e invitava le donne ad usarla come strumento di liberazione dai tabù di cui sopra (vedi la pittoresca Erica Jong), ce n’erano almeno due che la condannavano senza appello. Molte femministe, a partire dalla americana Catharine MacKinnon, si erano infatti accorte che la pornografia offre una immagine degradata della donna. Tutti gli studiosi confermano che nell’universo pornografico gli uomini appaiono come padroni e le donne come schiave accondiscendenti, non di rado come vittime di violenza (cfr. Renato Stella, L’osceno di massa. Sociologia della comunicazione pornografica, Franco Angeli editore, 1991). Insomma la pornografia è tutto fuorché femminista, dal momento che le femministe vogliono essere tutto fuorché schiave o vittime dei “maschi padroni”. I non pochi cattolici che si ostinano a credere che lo tsunami pornografico che sta sommergendo le anime degli adolescenti sia stato scientemente scatenato dalle donne in carriera, dovrebbero dunque dare un’occhiata agli studi scientifici sull’argomento.

Riepilogando, il femminismo non è responsabile di ogni male dell’Occidente contemporaneo ma comunque di danni ne ha fatti parecchi. Ma a dire il vero, non esiste neppure un femminismo: esistono tanti diversi femminismi. C’è un femminismo ateo e materialista ma c’è anche un femminismo cattolico. Se il primo ha fatto molto male a tutti, il secondo ha fatto molto bene sia alle donne che agli uomini. A grandi linee, il femminismo ateo-materialista pretende di contrapporsi al maschilismo ma in realtà è una conseguenza del maschilismo anzi è esso stesso una forma di maschilismo. Che cosa dicono infatti le femministe-maschiliste, se non che le donne devono comportarsi come gli uomini? Il femminismo-maschilista vorrebbe sopprimere scientificamente tutto ciò che è tipicamente femminile, in primo luogo l’istinto materno: Simone de Beauvoir chiedeva che le donne fossero obbligate con la forza a stare tutto il giorno fuori casa, lontane dai figli, mentre oggi Elisabeth Badinter in Francia se la prende con le donne che allattano al seno.

Se il femminismo ateo-materialista-maschilista vuole trasformare le donne in uomini, invece il femminismo cattolico vuole che le donne siano pienamente donne, allo stesso tempo diverse e uguagli agli uomini. Diverse per struttura fisica e mentale, uguali per dignità. Il femminismo cattolico di Edith Stein è dunque l’unico vero antidoto al maschilismo, in quanto non denigra ma esalta tutto ciò che è tipicamente femminile, in primo luogo l’istinto materno. Il femminismo cattolico non dice né che la donna deve occuparsi solo della famiglia né che deve trascurare la famiglia per fare carriera. Dice che le donne devono occuparsi della famiglia, se ce l’hanno, ma devono anche trovare il tempo per coltivare i loro talenti intellettuali e donarne i frutti alla società. In altri termini, è bene che siano presenti in ogni ambito della società, a partire dalle istituzioni politiche. Come un essere umano per vederci bene ha bisogno di due occhi, così la società per funzionare bene ha bisogno sia dell’occhio femminile sia dell’occhio maschile: le donne notano ciò che gli uomini non notano e viceversa. Una società senza donne sarebbe orba tanto quanto una società senza uomini. Proprio in quanto sa che la società ha bisogno delle donne, il Papa chiede che siano equamente trattate sul piano economico e aiutare a conciliare impegni lavorativi con gli impegni domestici: «Perché per le donne è scontato che devono guadagnare di meno degli uomini? No, lo stesso diritto! La disparità è un puro scandalo» (dal discorso pronunciato durante l’udienza di mercoledì 29 aprile 2015).

Nel Medioevo cristiano gli uomini lo avevano capito che c’era bisogno delle donne non solo in casa ma anche fuori casa, in ogni ambito della società, tanto è vero che non vietavano alle donne di parlare in pubblico, di studiare e di esercitare i più vari mestieri (a questo proposito, consiglio la lettura di La donna al tempo delle cattedrali di Régine Pernoud). San Paolo voleva che le donne tacessero, ma Santa Caterina da Siena, santa Giovanna d’Arco e Isabella di Castiglia, per citarne solo tre, non tacquero affatto. Santa Caterina si permetteva di scrivere a papi e re, Giovanna d’Arco guidava un esercito di uomini e Isabella di Castiglia governava una nazione intera. No, non dobbiamo tacere.

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31 commenti

  1. Edo

    Grande Giovanna! Grazie

  2. Delysia

    Una sola parola: GRAZIE

  3. Fabio

    Cara Giovanna,

    mi spiace per te , ma ha ragione Susanna, occorre introdurre un nuovo (o antico) elemento per ridare dignità alla donna e anche all’uomo, e insieme, perchè quelli difendono solo una o solo l’altro non sono seri/serie.
    Ed è inutile continuare a giocare a opporre gli estremi, a fare il ping pong tra la cultura femminista nel senso lassista e laicista del termine e opporre quella islamica del chador o del burqua.
    Non facciamo finta …il problema come dice il Papa è riscoprire la dignità umana alla luce di Cristo e della Chiesa solo così finirà il ping pong…..

    Non è che per non essere vestite come vogliono gli islamici allora l’alternativa per le donne è che devono andare in giro biotte…. Esiste una dignità nel vestire che viene dal Cristianesimo.

    E poi scusa Giovanna, è inutile incolpare solo gli uomini dei loro atti, ognuno vive in una società e se non altro per motivi di prudenza uno si veste decorosamente.
    A Napoli se vai in certi quartieri sono i napoletani stessi che ti dicono “non si metta orecchini d’oro, collane , braccialetti d’oro ecc..” : sono bigotti ? No è un invito alla prudenza.

    In altre parole, morale sessuale a parte , ma veramente a parte, io una figlia non la mando in giro per strada con abiti succinti e minigonna, proprio perché nessuno oggi ti garantisce chi incontri per strada…la prudenza fa parte dell’intelligenza, scusami se te lo dico…

    Già non abbiamo certezze sulla capacità di autocontrollo sessuale di tanti italiani, figuriamoci in una società multietnica dove ne hai ancora meno…

    1. Fabio ha scritto:
      “Non è che per non essere vestite come vogliono gli islamici allora l’alternativa per le donne è che devono andare in giro biotte…. Esiste una dignità nel vestire che viene dal Cristianesimo.”

      Infatti io ho scritto:
      “Non hanno torto quanti invocano la necessità di ridefinire con chiarezza i confini fra buon gusto e cattivo gusto nella moda femminile e invitano le donne a non oltrepassarli. Infatti alle donne non è concesso di ignorare che, se “mostrano” più del dovuto, possono apparire troppo “provocanti” agli occhi degli uomini ossia provocare in loro reazioni non solo psichiche che compromettono la loro tranquillità. ”

      Non crede che sarebbe meglio leggere bene un articolo prima di commentarlo?

      1. Fabio

        L’ho letto molto bene e riletto cara Giovanna, e devo dire che mi è piaciuto molto e condivido tutto quello che hai scritto: è bellissimo !
        La mia era una puntualizzazione : a me i sacerdoti hanno sempre insegnato che possiamo essere anche responsabili del peccato altrui, magari inconsapevolmente , ma infatti crescere nella fede e umanamente vuol dire anche rendersi conto di questo, passare dalla sfera dell’ inconsapevole a quella del consapevole ovvero rendersi conto della realtà in cui viviamo, di come sono fatti gli altri……e del fatto che non tutti quelli che vorrebbero essere santi lo sono, e molti, la maggioranza , non ambiscono neanche ad esserlo…..

        Conosco donne cattoliche che andando a Messa curano di non vestirsi in modo provocante ( es vestiti attillati), per non distrarre gli uomini che le vedono da dietro : queste donne hanno raggiunto una elevata consapevolezza della realtà, secondo me. Non è che uno entrando in chiesa smette di avere certe pulsioni, questo è sano realismo.

        La mentalità frivola (e sciocca), presente talora anche in ambiti cattolici, invece direbbe : io faccio quel che voglio, mi vesto come voglio, se gli altri peccano è SOLO colpa loro. Non è così, e volevo puntualizzarlo. Una ragazza che ragioni così o è immatura e deve ancora crescere umanamente o è maliziosa.

        Ricordo un bellissimo discorso di Papa Giovanni XXIII sull’abbigliamento femminile…
        A me hanno sempre insegnato che siamo responsabili anche del peccato altrui…
        E questo vale per le donne, come per gli uomini…

        1. Fabio

          “Ma sia chiaro che neppure la “provocazione” più estrema può fornire delle attenuanti ai peccati maschili. ”

          Questa frase è l’unica dell’articolo che non condivido.
          S.Paolo esagerava forse a parlare di sottomissione, e diceva che le donne dovevano portare il velo in chiesa, io lo valorizzo S,Paolo nel senso che una donna non può agire e vestirsi come se gli uomini che ha davanti fossero tutti insensibili, per permettere a lei di esibire pubblicamente il meglio del suo corpo. Essere sottomessa al marito implica che una si veste in modo da non eccitare gli sguardi di altri uomini.
          Se no , e su questo non siamo d’accordo, è parzialmente responsabile, che ne sia consapevole o no la vita glie lo farà capire, anche del peccato eventuale , fosse anche solo di pensiero, di quegli uomini. Una volta alla sera si recitava ” …Propongo di fuggire le occasioni prossime di peccato…” .
          Ora , se un uomo va di proposito a vedere uno spettacolo osceno è lui l’unico responsabile degli eventuali peccati che farà in seguito, se va a Messa o all’oratorio o in altro ambito educativo cattolico , e resta eccitato dalla presenza di una donna vestita in modo provocante , la colpa parzialmente ricade anche su di lei.
          Lo dice la teologia morale cattolica.

          1. Fabio

            “Infatti alle donne non è concesso di ignorare che, se “mostrano” più del dovuto, possono apparire troppo “provocanti” agli occhi degli uomini ossia provocare in loro reazioni non solo psichiche che compromettono la loro tranquillità. ”

            Quindi sono anche moralmente corresponsabili.

            Volevo puntualizzare questo, in contrasto con la sua frase : “Ma sia chiaro che neppure la “provocazione” più estrema può fornire delle attenuanti ai peccati maschili.”

            Forse non ci capiamo per un motivo : io intendo peccati maschili che esteriormente e pubblicamente poi non appaiono, ma che non sono reati penali, e invece forse lei Giovanna pensa a peccati maschili che diventano anche reati penali come lo stupro, l’omicidio, o meglio il femminicidio.

          2. Fabio

            E fino a che punto l’esperienza cristiana ci ritiene responsabili anche degli altri lo dice bene S.Paolo , con un esempio opposto a quello della seduzione di cui sopra , quando dice che i coniugi devono astenersi dalla relazioni sessuali solo di comune accordo, per non esporre l’altro al rischio dell’incontinenza.

            Nella mentalità attuale invece chiunque anche nel matrimonio può fare quel che vuole (figuriamoci s non è sposato…) , perché ognuno vanta il diritto di realizzarsi nella propria vita come vuole lui/lei, e e se l’altro non capisce peggio per lui/lei , e se l’altro/altra si perde è colpa sua , è lui /lei che ha capito male, o ha troppe pretese , ma cosa pensava che sposandomi …ecc…(lo si dice anche di un coniuge….e poi ci si meraviglia perché i matrimoni falliscono…).

            Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio dice che il matrimonio è l’emblema di cosa è stato il Calvario : dire così oggi anche tra cattolici suscita solo sorrisini e scherno o battute ironiche e questo dimostra quanto siamo ancora lontani da una vera mentalità cristiana.

          3. Sono perfettamente d’accordo: le donne non dvrebbero mai per nessuna ragione vestirsi in maniera provocante, né in chiesa né fuori. Io ho dato spesso “scandalo” sostenendo che in spiaggia alle donne non dovrebbe essere consentito di indossare il bikini, e mi sono sentita dare della bigotta. Anche le mie proteste contro l’uso della minigonna mi hanno messo in cattiva luce agli occhi di molti.

            Ma due puntualizzazioni..
            Primo: secondo la mia esperienza, le donne certe cose non le possono capire da sole se qualcuno non gliele insegna quando sono ancora ragazzine. Io personalmente ricordo bene che, quando ero ragazzina, non riuscivo neppure lontanamente intuire che abiti troppo succinti potessero provocare certe reazioni nei ragazzi. E’ ovvio: dal momento che non siamo maschi, non possiamo sapere che c’è nella mente dei maschi. Io personalmente ci ho dovuto mettere molti anni a capirlo (e quando l’ho capito ho provato un certo femminista disprezzo verso i “maschi”, LOL ! ). Ma appunto, il problema è che le ragazzine non possono capirlo da sole fin quando qualcuno non glielo insegna. Ci vuole una educazione. Quando vedo certe ragazzine andare in giro non abbastanza vestite, capisco immediatamente che non sono maliziose ma semplicemente “non sanno quello che fanno”. Quando diventa consapevole dell’esatto funzionamento dell’istinto maschile (e questo ci vogliono anni a capirlo), allora e solo allora una donna può anche cercare di provocare “con piena coscienza e deliberato consenso”.

            Tuttavia (e siamo al punto secondo) ribadisco ancora una volta quello che ho detto:

            “Ma sia chiaro che neppure la “provocazione” più estrema può fornire delle attenuanti ai peccati maschili. ”

            Nemmeno la più esperta tentarice che ti tenta con “piena coscienza e deliberato consenso” può fornire attenuanti al tuo peccato. La tentarice è sicuramente colpevole, ma tu che cedi lo sei altrettanto.Vediamo di spiegarci meglio. Tentare il prossimo è un atto intrinsecamente peccaminoso, ed è pecaminoso quali che siano le reazioni del prossimo tentato. Il mio atto pecaminoso è del tutto indipendente dal tipo di atto che compierà la mia vittima: se la vittima cede io sono colpevole, se non cede sono colpevole lo stesso di averci provato. Ma appunto, il mio atto è nettaente distinto dall’atto che lui compie per reazione. Se cede, lo fa “con piena coscienza e deliberato consenso” e in nessuna maniera la tentazione che ha subito attenua la sua colpa.

            Immaginiamo che io sia golosissima di dolci ma anche gravemente diabetica, Se passo davanti alla vetrina di una pasticceria, potrei sentire un certo turbamento. Ma se ientro nella pasticeria e mangio qualche dolcetto ben sapendo che non posso, è solo colpa mia se poi sto male davvero e vado in iperglicemia. Non è colpa del pasticcere.

            Attenzione, perché questo è un punto fondamentale soprattutto per le sue conseguenze giuridiche. Se ammettessimo come vera l’idea sbagliata (viziata da vecchie teologie misogine) secondo cui la donna che tenta è anche in minimissima parte colpevole del cedimento maschile, introdurremmo nella cultura giurdica una piccolissima crepa che rischia di allargarsi fino a diventare il gran Canyon. Ribadito ancora una volta che chi tenta “con piena coscienza e deliberato consenso” è colpevole (e dovrebbe confessarsi se è cattolica), tuttavia… come si fa a stablire “scientificamente” se una donna sta provocando oppure no? Appunto, se la legge ammettesse che la “tentazione”, anche se non cancella il reato, comunque può fornire delle attenuanti e degli sconti di pena, di fatto il processo allo stupratore diventa un processo alla vittima, come è stato fino a pochi decenni fa. Pure di ottenere sconti di pena ai clienti, gli avvocati difensori frugavano nella vita delle vittime alla ricerca di prove del fatto che fossero “donne di facili costumi che andavano a letto con tutti”. E le vititme si sentivano violentate due volte, cadevano in depressione e spesso si suicidavano. Anche fossero state veramente di facili costumi, nessun tribunale umano può giudicarle: solo quello divino. Inoltre, passava l’idea che tutte le vittime, se erano vittime, dovevano per forza avere provocato… quando la vittima era suora (come avviene normalmente in guerra) oppure bambina allora questa idea mostrava tutta la sua falsità.

          4. To_Ni

            Giovanna Jacob,
            Bell’articolo, ha mosso pure il proposito di approfondire la figura di Edith Stein.
            Ma chiedo chi dovrebbe insegnare alle ragazzine ad avere un abbigliamento decoroso. Tutto rema contro (moda, pubblicità ecc.) e si sposa con il bisogno di conformismo: le ragazzine si vestono come le ragazzine del loro gruppo e temono come la maledizione più grande essere considerate diverse. Non è una epoca che favorisce una autentica originalità. Ma anche il come ci si veste trovo che sia relativo: l’essere succinti nel vestire crea assuefazione ed indifferenza (credo che non abbia giovato al sesso). Il punto critico è come viene alimentato il cervello dei maschi. C’è un industria (sbalorditivi i numeri del consumo della pornografia) che vuole che l’uomo guardi la donna in un certo modo e la donna che sia disponibile in un certo modo. E la cosa più assurda di questa situazione è il pretendere che possa il tutto coesistere con un “reciproco rispetto” tra i sessi. Vedersi reciprocamente come “cose”, ma che si “rispettano”. Fissano le regole in contraddizione.

          5. Fabio

            Vero si esigono regole come se maschi e femmine fossero esseri anaffettivi e asessuati.

          6. Fabio

            Ringrazio Giovanna per la sua commovente e profonda restimonianza personale.
            Resto sempre convinto che se c’e’stato un malinteso e’perche’ Giovanna scrivendo forse pensava piu’ai peccati madcili con risvolto di reato penale (stupro,assassinio) per i quali non esiste nessuna giustificazione ne’attenuante; mentre io pensavo a situazioni piu’abituali e quotidiane di peccati nadcili senza rilevanza sociale. Vero spesso non c’e’educazione e consapevolezza delle possibili reazioni maschili da parte delle donne che rischiano pero’ solobper questo di autoassolversi sempre.
            Grazie Giovanna questo scambio e’stato molto utile.

          7. Charlie

            L’attenuante non toglie la colpa, ma riduce la pena.

            Come le donne, anche gli uomini possono sentirsi psicologicamente frustrati, se tutta la responsabilità della colpa dovesse ricadere su di loro.

            Se la pena per uno stupro dovesse essere di 20 anni, per dire, potrebbe essere ridotta a 15, se veramente si riuscisse a stabilire, oltre ogni ragionevole dubbio, che la donna stava provocando, perché voleva, per esempio, infliggere “scientificamente” all’uomo una pesante lezione (“vedi cosa ti perdi”) per esser stata da lui rifiutata, per esempio.

            O solo per divertirsi sadicamente, ritenendolo magari “innocuo”.

            Casi in cui la colpa dell’uomo rimane, ma nei quali non si può non tener conto della “piena avvertenza e del deliberato consenso” nel comportamento femminile.

            Che legittimano una riduzione della pena.

          8. xyzwk

            Cominciamo col dire che nessuna donna deve sentirsi frustrata per aver subito una violenza di cui sottolineo NON HA NESSUNA COLPA nemmeno se avesse avuto atteggiamenti considerati provocanti. Il rapporto sessuale è giustificato solo ed esclusivamente in presenza di reciproco CONSENSO. Al di fuori di ció è reato e l’eventuale provocazione non è mai una giustificazione. Se un uomo non è in grado di controllarsi dopo che gli è stato detto di no, il problema è suo e se usa la violenza deve essere condannato senza attenuanti.

          9. Trovo di estrema gravità le affermazioni di Charlie.Vergognose è dire poco.

            Allora, sia chiaro una volta per tutte questa semplice verità morale: NON C’E’ NESSUNA RELAZIONE DI CAUSA-EFFETTO FA TENTAZIONE E ATTO MALVAGIO.

            Se una donna ti tenta, pecca gravemente.
            Ma non c’è nessun determinismo-scientifico per cui tu debba cedere alla.tentazione.
            Se una ti tenta (peccando gravemente) tu no sei obligato a cedere.
            La tentazione non è causa dell’atto malvagio e l’atto malvagio non è effetto della tentazione.
            La tentazione non annulla e non attenua nemmeno di una virgola la tua VOLONTA’.
            Di conseguenza, la tentazione non annulla e non attenua di una virgola la tua COLPA.

            Volete una prova?
            Il fatto che i due progenitori fossero stati ingannati dal Serpente non ha né annullato né attenuato la loro colpa, motivata da “superbia”: il desiderio di diventare com Dio. Dio nno ha detto: siccome il serpente vi ha tenato allora vi concedo “sconti di pena” riguardo le conseguenze mortali della vostra colpa. Dio ha condannato il Serpente per averli tentati (diventerai la bestia più ripugnante presente sulla terra eccetera) ma ha punito senza attenuanti anche i due tentati.
            Si otrebbe dire che, da un certo punto di vista, la “tentazione” porti a galla una intenzione malvagia che è già in te. La superbia, che ha spinto i due progenitori a peccare, era già in loro: il serpente l’ha stuzzicata e portata a galla. Analogamente, la “tentarice” porta a galla una intenzione lussuriosa e violenta che tu già hai. E se “violenti” la tentarice, è solo colpa tua.

    2. Sandro

      Caro Fabio, non hai scritto quanti anni ha tua figlia, ma supponendo che sia adolescente, siccome piaccia o no la liberazione sessuale è cosa fatta, è quasi impossibile che arrivi vergine al matrimonio, e non perchè stuprata da un bruto ma per averlo voluto fare lei.
      In queste condizioni, puoi anche permetterle di vestirsi succinta, perchè tanto quando vuole fare sesso lo fa, e per farlo ovviamente i vestiti se li toglie.

      1. Il commento di Sandro è vergognoso e offensivo ma anche molto utile. Ti fa capire quale fogna ha prodotto la rivoluzione sessuale. Una fogna in cui le ragazzine diventano prede accondiscendenti di maschi libidinosi.

  4. SUSANNA ROLLI

    Interessante articolo, signora Giovanna.
    Un mio pensiero immediato, di ora. C’è una cosa che non riesco a comprendere. Quando il Papa dice:”Difendiamo le donne” , cosa spera di ottenere da quel grido? Certo, chi ascolta fa le sue considerazioni, trae le sue conclusioni. C’è la giustizia -quella umana, fintanto che siam di qua- e mi pare che cerchi di fare la sua parte e che ultimamente esistano leggi a favore delle donne che riguardano vari momenti della loro vita (la maternità, l’allattamento, il part time ma anche la tutela fisica -ora si denuncia anche lo stalking, per es. mi pare una volta non ci fosse, ecc ecc.) . Per me a tutela delle donne -ma anche di ogni altro tipo di pregiudizio- è necessaria solo una cosa, anzi, una Persona incarnata nella vita. Infatti, quanto al trattamento riservato alle donne soprattutto da parte di genti di altre religioni, io dico che ci vuole Gesù Cristo nella loro vita e basta -se VERAMENTE le si vuole difendere, dal male fisico e dal male morale, pregiudizi compresi.. Perchè Gesù le donne le amava davvero -lo si evince dal Vangelo: Marta e Maria -amicheamiche, la Mamma sempre appresso (passa, le mamme lo sappiamo come sono!), la signora dell’olio di nardo costosissimo che unge i Santi piedi che si sarebbe potuto pensare addirittura maliziosamente, “Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni” (Lc 8,1-3). Per amare veramente le donne e considerarle come le considerava -e considera Gesù- , bisogna amare Gesù.
    Mio parere.

    1. Alberto Melli

      è stato cancellato un posto con la realtà della donna sotto il cristianesimo a cominciare dal mito della Madonna e riportando, tra le altre informazioni, le parole di Paolo di Tarso chiare e inequivocabili:

      ** “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore”

      ** “Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge.”

      e perfino oggi nel 21 secolo esponeneti cattolici integralisti scrivino che “le donne devono uscire dalla logica dell’emancipazione” (Costanza Miriano nel libro sposati e sii sottomessa).

      e le dichiarazioni di Bergoglio che dice
      “La donna, nella Chiesa, è più importante dei vescovi e dei preti;”

      e poi, invitandole alla “schiavitu gioiosa”, conclude:
      ““E, con riferimento all’ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e dice: “No”. L’ha detto Giovanni Paolo II, ma con una formulazione definitiva. Quella è chiusa, quella porta”

      Ma con SHIVA101 non passerete MAI.

      1. To_Ni

        Melli il Magno
        Mi hanno cancellato un post pure a me, dove celebravo l’incisività del tuo pensiero , la profonda meditazione che hai alla base, le analogie con i grandi pensatori del novecento Poponio e Mastro Lindo.

        1. SUSANNA ROLLI

          Aiuto!

      2. Oscar

        Sottomessa tradotto nella lingua contemporanea significa accogliente…
        Chi non desidera trovare a casa la propria moglie, finita entrambi la giornata di lavoro, con un accogliente sorriso nonostante la stanchezza? Chi non desidera una donna che, piuttosto che guardare i reality e occuparsi di scarpe e borse, ti prepara una cenetta semplice ma con amore?
        Per questo si raccomandava alla donna “sposati e sii accogliente” e all’uomo “sposati e muori per lei”.
        Quanto poi alle emancipatissime Femen: si può immaginare qualcosa di più stupido del protestare contro un fantomatico maschilismo esibendo le tette???? Proprio ciò che il maschilista vuol vedere??? Che poi come mai queste Femen sono tutte “bone”???? Le selezionano in ingresso????
        A ragione si invitano le donne a uscire dall’illogica della finta emancipazione.
        Anche perché “stranamente” non hanno ancora rivendicato le quote rosa in miniera. Forse che certi lavori le donne non vogliono proprio farli???
        Credo che dovresti approfondire quello che riporti: è evidente che non capisci il linguaggio del cristianesimo.
        Buon lavoro

        1. Alberto Melli

          “sottomessa tradotto nella lingua contemporanea significa accogliente”

          se esiste la parola “accogliente” usate quella no?

          Perchè sentite il bisogno di mettere nella testa delle persone parole come “schiavitu” e “sottomissione” e di travisare il loro significato?

          Anche Islam guarad caso significa “sottomissione” e nella lingua contemporanea il suo significato è rimasto sempre lo stesso tragico e distruttivo.

          Il linguaggio del cristianesimo si capisce benissimo proprio da post come il tuo, siet eun pericolo sociale, ma con SHIVA101 non passerete MAI.

    2. samuele

      Quindi un ateo non potrà mai amare le donne? O una donna??? Curioso…
      PS: mia moglie sta ancora ridendo…..

      1. Fabio

        Se l’ateo scopre Dio amera’di piu’la sua donna.
        Con una prospettiva di destino diversa.

        1. SUSANNA ROLLI

          Vero, vale anche per la donna nei confronti del marito. Ma non sono teorie, sono pratiche d’anima, bisogna farne l’esperienza. E’ come sapere che il tramonto è bello perchè ce lo hanno detto o abbiamo visto una foto, e guardarlo, invece, coi propri occhi. C’è un’abissale differenza. Non so se ho reso l’idea…

    3. Fabio

      Vero. Il punto è questo , non il femminismo o il chador. Grazie Susanna !

      1. xyzwk

        Cioè vuoi dire, sottomesse ma non troppo, quel tanto che basta a poter riconoscere che il capofamiglia è il marito?

        1. To_Ni

          Leggi San Giovanni Paolo II è sai, finalemete per una volta il significato di quel passo, che sottomessa non è per nulla riconducibile alla tua povera esperienza umana.

      2. SUSANNA ROLLI

        Ringraziamo Dio!, che ci dà i bei pensieri; poi, però, bisogna metterli in pratica!

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