
Femminicidio. Prima che il Senato approvi la legge, occorre dare scandalo ponendo alcune domande. Queste
In queste ore il Senato esamina la legge sul “femminicidio”, e dovrebbe approvarla al più presto. Guai ad avere perplessità su norme presentate come di contrasto a gravissime violenze nei confronti delle donne!
Affronto il rischio e pongo qualche domanda, la cui scorrettezza spero non scandalizzi il lettore: prima di legiferare, è stata fatta una rilevazione statistica sul fenomeno? Gli omicidi di donne sono in aumento o in calo? Gli omicidi dolosi sono da tempo in costante diminuzione, e non è difficile verificare se il decremento interessi anche le donne: in tal caso, l’emergenza è reale o mediatica?
Attenzione: un solo caso di violenza merita massima dedizione. Il problema è se questa dedizione esiga una modifica legislativa o se sia più opportuno intensificare l’azione di governo con le norme esistenti. Perché introdurre misure specifiche sul “femminicidio”? Non bastano quelle che puniscono l’omicidio, con sanzioni che arrivano all’ergastolo? Non è pericoloso legiferare sulla suggestione del momento, individuando di volta in volta reati à la page che squilibrano il sistema?
In Italia da oltre 4 anni sono in vigore le disposizioni sullo stalking, che permettono l’intervento della magistratura alla prima denuncia; poi però si legge di omicidi compiuti nonostante la vittima avesse più volte segnalato lo stalking patito da colui che poi avrebbe ucciso. Logica vorrebbe un impegno perché queste norme siano rispettate in ogni provincia, magari pagando gli straordinari a chi, per esempio, non può interrompere un appostamento perché è terminato l’orario di lavoro e non è remunerato oltre.
Cambiare la legge senza impegnarsi ad applicare quella che c’è può soddisfare l’ansia mediatica, ma non risolve il problema e perpetua il malvezzo di legiferare a tema, senza preoccuparsi della fatica del governo quotidiano.
Articoli correlati
11 commenti
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
La cosiddetta “politica spettacolo”, ovvero quella politica fatta da “attori” (termine scelto non a caso) i quali, dovendo giustificare il fatto che le loro auguste terga poggino su ben remunerative seggiole e non avendo oramai più quattrini da scialare con le loro clientele, non trovano di meglio che mostrare al popolo bue una sorta di velleitaria iperattività istituzionale andando a cercare col lanternino materie su cui legiferare a costo zero. Così, grazie al potente “occhio di bue” mediatico manovrato dal loro strascico di leccapiedi raccomandati a mezzo stampa, si evidenziano problematiche sulle quali si vuol dare ad intendere di far qualcosa di importante e giusto anche alla gente che non sa cosa dar da mangiare ai propri figli e aspetta dalla politica ben altre risposte. Quanto durerà, secondo voi, questo giochino?
P.S.: si prega vivamente il sinistrame ospite fisso di questo sito di risparmiarci la novella che la sunnominata “politica spettacolo” l’avrebbe inventata Berlusconi, grazie.
Il nocciolo della questione femminicidio sta altrove ed è strettamente legato alla questione del matrimonio omosessuale.
Il concetto di “femminicidio” implica una questione che è sempre messa in secondo piano: la tesi che le violenze contro le donne vengano commesse soprattutto in famiglia. Non ostante le statistiche Istat non confermino questa tesi, essa è funzionale alla polemica degli omosessuali contro la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna.
L’obiettivo di tutto è la distruzione della famiglia naturale.
E’ questo il vero obiettivo degli omosessuali, che non sono così interessati nè al matrimonio nè all’adozione in sè: Don Lazzara in http://goo.gl/7BrMOV
Naturalmente i nostri politici, ignoranti e vigliacchetti, ci sono caduti anche questa volta. Ora l’Italia avrà una legge inutile per le donne, ma utile alla polemica devastante della lobby ghèi contro la famiglia che Dio ha voluto
L’ultimo rapporto Istat dice che il 70% degli omicidi è opera di parenti o partner e che solo nel 15% ei casi la vittima è un uomo
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/penale/news/2012/08/istat-calano-gli-omicidi-ma-non-i-delitti-in-famiglia.html
Il Filarete dovrà vedere il suo confessore 😉
Almeno con i matrimoni gay avremo un riequilibrio della percentuale di vittime tra maschi e femmine :o)
ahahahahah, Cisco
Ahahah Fortissima 🙂 .-)
Scusa Giovanni, ma con questo articolo cosa vorresti dire? Non capisco proprio quale sia il punto. posto che Filarete è decisamente “eccessivo” il problema continua, a mio parere, a non sussistere. Lo stalking è stalking, la violenza è violenza, l’omicidio è omicidio. Non c’è differenza di genere o razza di sorta. Se le donne sono statisticamente le principali vittime delle violenze domestiche, invece di fare leggi “di genere”, sarebbe molto più utile che lo Stato promuovesse nelle scuole corsi per educare le giovani donne al rispetto per se stesse e se serve anche alla difesa personale. Non scomodiamo sempre il Parlamento e il diritto che hanno cose molto più impellenti da dirimere.
La legge prevede delle misure ad hoc per questo tipo di reato: aggravanti specifiche, allontanamento da casa del partner violento, braccialetto elettronico, irrevocabilità della querela in certi casi e anche una somma (dieci milioni di euro, mi pare) per i corsi e le atttività di educazioner di cui parli tu. Chi ha scritto l’articolo è contrario a qualcuna di queste misure?
filarete, il tuo è un capolavoro degno di finire nello sciocchezzaio universale.
Assolutamente d’accordo con questo articolo. Femminicidio non vuol dire niente! Esiste già un gran numero di leggi che dirime e condanna l’omicidio, reato che coinvolge qualsiasi essere umano, maschio o femmina, nero, giallo, bianco, di qualsiasi colore, età, estrazione sociale e chi più ne ha più ne metta. Cosa dovrebbe risolvere istituire una tipologia di reato ad hoc come il femminicidio? Forse l’ergastolo dato per omicidio è diverso dall’ergastolo dato per femminicidio? Forse questo convincerà il manesco e barbaro marito di turno a non accoppare la povera moglie? Ma non scherziamo. Diverso sarebbe se dicessero: il femminicidio comporta la pena di morte: ecco in questo caso sarebbe logico avere l’istituzione di un nuovo reato. Certo sarebbe leggermente discriminatorio verso i cittadini maschi che potrebbero obbiettare: “ma come? la mia vita vale meno di quella di una donna?”. La vita è vita uguale per tutti e il suo diritto ad essere è imprescindibile che si tratti di quella di un uomo o di una donna. Questi sono principi fondamentali di democrazia ma ancor prima di umanità. Facciamo rispettare le leggi che già abbiamo, che sono tante e difficili da applicare senza che si debba aggiungerci anche il femminicidio.