Fedriga ha vinto perché non ha fatto (facili) promesse elettorali

Di Flavio Zeni
08 Aprile 2023
Il governatore del Friuli-Venezia Giulia ha stravinto grazie ad un consenso costruito con buon senso e pragmatismo. Poche parole e tanto lavoro
Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia (Ansa)
Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia (Ansa)

[afto]

Nelle elezioni tenutesi il 2 e 3 aprile 2023, con il 64,24 per cento dei voti Massimiliano Fedriga è stato eletto alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia. È il primo caso di riconferma in quella regione, dopo il primo mandato dal 2018 al 2023.

Come ha subito dichiarato, Fedriga non si attendeva una fiducia così ampia e ha aggiunto: «Sento la responsabilità di corrispondere all’enorme fiducia dei cittadini, vorrei che anche il nuovo mandato si caratterizzasse per il lavoro nella quotidianità, senza facili promesse e che si possa programmare il futuro della Regione nel lungo periodo, non solo nel breve».

Il successo della sua lista

Della coalizione a sostegno di Fedriga facevano parte la Lega-Fedriga presidente, che ha visto aumentare dal 10,9 al 19,02 per cento i voti rispetto alle politiche 2022, quando la Lega correva con il simbolo Salvini presidente. Al secondo posto della coalizione, si è affermata Giorgia Meloni-Fratelli d’Italia, con il 18,1, in leggero calo rispetto a settembre 22, mentre con il 17,77 per cento dei voti il terzo posto è stato conquistato dalla lista Fedriga presidente, seguita da Forza Italia al 6,67 e da Autonomia responsabile. Perciò, l’apporto personale di Fedriga al risultato finale è stato decisivo, oltre le migliori aspettative.

In proposito, basti pensare che il secondo candidato alla presidenza della Regione, quel Massimo Moretuzzo sostenuto dal Pd, dalla civica Moretuzzo, dai 5 stelle scesi al 2,4 per cento, da Alleanza Verdi Sinistra, da Open Sinistra e da Slovenska Skupnost, ha messo insieme il 28,37 per cento dei voti. Quindi, la coalizione Fedriga ha più che doppiato il centro sinistra, distaccandolo di oltre 35 punti percentuali. E poi, al terzo posto, si è classificata la lista Insieme Liberi al 3,98 per cento, rappresentativa dei no vax, mentre al quarto e ultimo posto, con il 2,75 per cento dei voti (10.869), si è piazzata la Coalizione Maran, cioè l’insieme di Azione-Italia Viva-Più Europa-Renew Europe. Forse quest’ultima lista ha scontato dazio per l’annuncio di voler presentare una proposta di legge regionale contro l’omolebsbobitransfobia e a favore dei diritti Lgbtqia+. Entrambe le ultime due liste, non avendo superato lo sbarramento del 4 per cento dei voti, non son riuscite a far eleggere candidati.

Nessuna promessa irrealizzabile

Tra i molti commenti che hanno definito il risultato del tutto annunciato e prevedibile, si è distinto Alberto Monticco, segretario generale della Cisl regionale, che al Tg3 ha dichiarato: «Si tratta di una vittoria scontata, anche per la pochezza degli avversari».

La vittoria di Fedriga, che ha ottenuto le più alte percentuali di consenso nelle zone montane (71,77 per cento dei voti nella circoscrizione di Tolmezzo), e il successo della lista personale non sono dovuti a promesse elettorali mirabolanti, che il presidente ha scelto di non fare, come ha ripetuto ad ogni comizio elettorale e anche nella conferenza stampa dopo le elezioni, quando ha affermato che «abbiamo cercato di dimostrare che la politica, anche quella del consenso, si può fare senza le solite facili promesse elettorali. Dobbiamo iniziare a guardare la prospettiva della regione nei prossimi 10, 20 anni e non semplicemente alla prossima scadenza elettorale, perché quest’ultima prospettiva è quella che ha fatto perdere opportunità al nostro Paese».

Un uomo dei fatti

Certo, il successo di Fedriga è motivato da una serie di fattori, come la lunga militanza politica (iscritto alla Lega a 15 anni), l’esperienza maturata in tre mandati da parlamentare, da capogruppo della Lega alla Camera dal 2014, da presidente della Regione dal 2018 e, infine, da presidente della Conferenza delle Regioni dal 2021. Perciò, l’affidabilità personale e politica di Fedriga, il suo essere un uomo dei fatti, più che delle parole, è stata testimoniata dalla stessa Giorgia Meloni; nel comizio di fine campagna elettorale a Udine il 31 marzo scorso l’ha definito «una persona leale, di cui ti puoi fidare, con il quale puoi avere un confronto serio e costruttivo».

Ed è stato lo stesso Fedriga a spiegare il successo della sua lista personale, quando ha affermato che «ha svolto il ruolo per cui è nata, aggregare chi non guarda più ai partiti tradizionali, ma vuole ugualmente contribuire alla vita sociale e politica».

Infine, in relazione all’affluenza elettorale scesa al 44,4 per cento rispetto al 49 delle regionali del 2018, Fedriga ha ringraziato gli altri candidati alla presidenza, perché «portando avanti un confronto elettorale civile, non è scesa molto l’affluenza, che è un problema più generale del Paese».

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