Farage «xenofobo e razzista». E la banca gli chiude il conto

Di Rodolfo Casadei
22 Luglio 2023
Dopo avere sostenuto che la chiusura d'ufficio avesse ragioni commerciali, la Coutts Bank ha dovuto ammettere di averlo fatto per ragioni politiche. Nel Regno Unito woke i banchieri diventano censori d'opinione
Nigel Farage
L'ex leader del partito britannico pro Brexit Ukip, Nigel Farage (foto Ansa)

Aveva ragione Nigel Farage, ex leader dell’Ukip (destra radicale britannica) e anima della campagna politica che ha portato alla Brexit: il suo conto presso la banca d’affari Coutts non è stato chiuso d’ufficio dai responsabili dell’istituto per motivi commerciali, come da loro sostenuto, ma per ragioni prevalentemente politiche.

Lo ha ammesso di fatto Alison Rose, l’amministratore delegato della NatBank, l’istituto finanziario a maggioranza pubblica proprietario della Coutts, che giovedì ha formulato le sue pubbliche scuse all’ex leader politico e ha sconfessato l’operato del Comitato per il rischio patrimoniale reputazionale della banca: «Le scrivo per chiedere scusa per i commenti inappropriati sulla sua persona. L’esperienza che lei ha attraversato, evidenziata in questi giorni, dimostra anche che dobbiamo sottoporre a scrutinio le nostre procedure. Credo fermamente che la libertà di espressione e l’accesso ai servizi bancari siano fondamentali per la nostra società. Capisco pienamente la sua preoccupazione e quella del pubblico per il fatto che le procedure che portano alla chiusura di un conto bancario non sono sufficientemente trasparenti».

Chiuso il conto al «truffatore xenofobo razzista» Farage

Non erano questi i toni dei report interni in base ai quali la banca aveva preso la decisione di chiudere il conto di Farage, come ha potuto dimostrare lui stesso dopo avere effettuato una richiesta di accesso ai documenti che trattavano suoi dati personali all’interno della banca (“data subject access request”), e quest’ultima è stata costretta per legge a trasmettergli 40 pagine nelle quali l’ex politico britannico ha scoperto di essere stato definito dai dirigenti dell’istituto un «truffatore in malafede», «utile idiota di Putin», di avere opinioni «xenofobe e razziste», di essere «transfobico», di avere formulato «false affermazioni sulla Brexit», che la sua «retorica sull’invasione di migranti illegali» contribuisce alla discriminazione «e in alcuni casi ad atti di violenza contro i migranti».

Sulla base di ciò e di altro ancora veniva formulata una raccomandazione che il verbale esprime così: «Il comitato pensava che continuare a offrire servizi bancari a NF (Nigel Farage – ndt) non era compatibile con Coutts, considerate le sue prese di posizione pubbliche che sono contrarie alla nostra linea di condotta come organizzazione inclusiva». Seguiva un nota bene beffardo: «Questa non è una decisione politica, ma una decisione centrata su Inclusività e Obiettivo (“Inclusivity and Purpose” nell’originale)».

Il primo j’accuse di Farage e i media imbeccati da Coutts

Tutt’altra musica era risuonata dopo il primo j’accuse pronunciato da Nigel Farage, che all’inizio di luglio aveva rilasciato pubbliche dichiarazioni lamentando il fatto che Coutts gli aveva annunciato la chiusura del suo conto senza spiegazioni, e manifestando i suoi sospetti che si trattasse di una decisione politicamente motivata. Aveva pure dichiarato che, da lui minacciata alla fine di giugno di far conoscere attraverso la tivù Gb News la sua vicenda, la banca lo aveva contattato per proporgli di riaprire il conto presso la consociata NatBank.

Contemporaneamente sul Financial Times e sulla BBC apparivano servizi – secondo Farage ispirati dai dirigenti di Coutts – in cui si spiegava che i conti dell’ex leader dell’Ukip erano stati chiusi perché inferiori alla soglia minima operativa prevista dalla banca d’affari: 3 milioni di sterline di deposito, 1 milione di sterline di investimenti.

Il Guardian e altri quotidiani si erano accodati alla spiegazione centrata sulla soglia minima di depositi e investimenti. Due settimane dopo, il panorama è completamente cambiato, col governo che annuncia di voler approvare una legislazione molto vincolante contro la chiusura unilaterale dei conti correnti bancari da parte degli istituti di credito, la stampa che chiede spiegazioni ad Alison Rose, Farage che minaccia una megacausa contro la sua ex banca e altre migliaia di ex correntisti che potrebbero imitarlo. Da qui la lettera di scuse dell’amministratore delegato, che si fatica a immaginare non fosse al corrente di quello che era stato sin lì fatto.

Il Times: «Da banchieri a censori»

Particolarmente duro il commento di un editoriale del Times: «La banca preferita dalla famiglia reale è parte integrante delle istituzioni della vita pubblica britannica. Ora è chiaro che non solo è incline a discriminare i clienti per motivi politici, ma anche a confondere, dissimulare e fuorviare quando le si chiede di rendere conto. Si tratta di un sintomo molto triste della cultura imprenditoriale prevalente in Gran Bretagna».

«La decisione (di chiudere il conto di Farage – ndt) è stata descritta internamente come “centrata su “Inclusivity and Purpose”. In realtà reati di opinione come il retweet di una battuta di Ricky Gervais sulle donne trans e la sua frequentazione di Novak Djokovic, il cui rifiuto di essere vaccinato contro il Covid a quanto pare è più importante della sua carriera tennistica, sono stati citati come motivo sufficiente per negare a Mr Farage un conto in banca. I dirigenti di Coutts, apparentemente desiderosi di scambiare il loro ruolo di banchieri con quello di censori politici, hanno anche descritto Mr Farage come “xenofobo e razzista”».

«Né Coutts né nessun’altra banca ha il diritto di negare a un cliente i suoi servizi se il suo denaro è stato acquisito legalmente. In nessun momento c’è stato alcun sospetto che Mr Farage sia anche solo lontanamente collegato ad attività che darebbero a una banca motivi legittimi per escluderlo come cliente».

«Né la storia recente suggerisce che Coutts sia coerente nel suo approccio. L’anno scorso l’edizione domenicale del Times ha rivelato che questa banca apparentemente etica ed inclusiva ha autorizzato il Fondo di beneficenza del Principe di Galles a depositare una valigetta contenente 1 milione di euro proveniente dallo sceicco Hamad bin Jassim bin Jaber Al-Thani, il controverso ex primo ministro del Qatar. I banchieri cari alla famiglia reale sono stati felici di avere a che fare con lui. Allora perché non con il signor Farage? Gli interessi aziendali considerano sempre più le loro pratiche “woke” come un’assicurazione contro i controlli e le critiche».

L’impegno della banca per il clima e contro il sessismo

Effettivamente la 54enne Alison Rose, amministratore delegato di NatWest dal 2019, è diventata famosa nella City per il suo impegno a trasformare la banca in una “organizzazione per la lotta al cambiamento climatico e al sessismo nel mondo degli affari”. Salita ai vertici quattro anni fa, la Rose ha preso iniziative per rafforzare le credenziali del gruppo in materia di sostenibilità, diversità e diritti delle donne. Ha cambiato il vecchio nome della banca, Royal Bank of Scotland, per far dimenticare il collegamento con la crisi finanziaria del 2008, quando la banca fu salvata dall’intervento pubblico. Nel mese di giugno la sede centrale della banca, sullo Strand londinese, ha esposto una grafica che occupava l’intera facciata dell’edificio con slogan a favore del movimento Lgbt e del Gay Pride.

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