
Family act un corno

Caro direttore, in questi giorni, il nostro governo, con la solita grancassa della Tv sempre più serva del potere, ha approvato uno «schema di disegno di legge recante misure per il sostegno e la valorizzazione della famiglia». Poi, a questo titolo ufficiale il governo italiano ha voluto, un’altra volta, aggiungere due paroline in inglese, per adeguarsi alla moda oramai imperante: “family act”, che poteva benissimo, essendo noi italiani, venire tradotta con le parole “legge per la famiglia”. Ma tant’è.
Desidero commentare a caldo tale disegno di legge, in attesa di ulteriori approfondimenti.
- Per come è stata divulgata, questa legge per la famiglia pareva che provvedesse da subito a istituire un assegno universale per il sostegno economico dei figli, a prevedere misure di sostegno all’educazione dei figli e delle figlie, a regolare diversamente i congedi parentali, a incentivare il lavoro delle madri ed il protagonismo giovanile. Nulla di tutto questo. Trattandosi di un disegno di legge, esso sarà approvato tra almeno un anno e molte misure diverranno esecutive dopo un anno o due, come previsto dall’articolo 3 e dall’articolo 6. Quindi, se ne riparlerà almeno nel 2022. Si tratta di un programma elettorale più che di un disegno di legge. Un libro dei sogni, come qualcuno ha detto.
- Ciò è confermato dal fatto che in questo documento non è previsto alcun impegno di spesa, trattandosi di un disegno collegato alla legge di bilancio, per la quale è facile prevedere che si dirà, come al solito, che non vi sono i fondi per trasformare in realtà questo libro dei sogni. Senza serie e precise previsioni di spesa, si tratta solo di belle parole.
- Nel merito, poi, la prima cosa che salta all’occhio è che nulla è previsto per sostenere la famiglia nel suo compito educativo previsto dall’articolo 30 della Costituzione: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed EDUCARE i figli, anche se nati fuori dal matrimonio». Questo articolo è rafforzato dal successivo articolo 31: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi…». Ebbene, questo disegno di legge prevede (senza soldi e fra tre anni almeno) il sostegno alla famiglia solo per i bambini da zero a sei anni, ma non per i figli che frequentano le elementari, le medie e le superiori. Se c’era un provvedimento legislativo che poteva e doveva finalmente risolvere questo annoso problema era proprio quello dedicato alla famiglia, ma questo non è avvenuto e si è persa una grande occasione, evidentemente a causa dei soliti pregiudizi ideologici che stanno frenando questo governo. Mi stupisce che anche su questo tema il Pd ed Iv siano succubi della posizione giacobina dei cinquestelle. Ancora una volta non si è tenuto conto di dare attuazione effettiva alla libertà di educazione. Su questo, l’Italia è molto indietro rispetto a tanti altri Paesi europei, anche di tradizione protestante. Questo è il difetto fondamentale di questo disegno di legge e mi sembra strano che esso, finora, non sia stato sufficientemente sottolineato.
- Il disegno di legge si riferisce ad una famiglia astratta, diversa da quella che realmente esiste nella società, tanto è vero che esso neppure accenna alla presenza dei nonni, che, come si sa, costituiscono un elemento silenzioso ma fondamentale dell’esperienza famigliare. I nonni contribuiscono al benessere della famiglia con tanti “servizi” ed anche con contributi economici. Ma nulla di tutto ciò traspare dal documento propagandistico che sto commentando. Ancora una volta, non si è guardato alla realtà, ma solo a ciò che già si ha in mente. E così nulla cambierà.
Insomma, caro direttore, ho l’impressione che si tratti solo di un altro gesto per “okkupare” la televisione e per mettersi a posto la coscienza. Occorrerà continuare le battaglie per aiutare realmente la famiglia.
Peppino Zola
Foto Ansa
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