
Fame nel mondo: chi migliora e chi no
Il Rapporto Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2002, pubblicato dalla Fao in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione il 16 ottobre, conferma le tendenze che erano già state illustrate nel luglio scorso al summit di Roma: la fame nel mondo arretra, ma molto lentamente, tanto che in 47 paesi del Terzo mondo il numero degli affamati negli ultimi otto anni è aumentato (in totale di ben 96 milioni) anziché diminuire.
Le proiezioni dicono che fra il triennio 1990-92 e quello 1998-2000 il numero degli affamati nel mondo (che attualmente sarebbero 840 milioni, di cui 799 nel Terzo mondo, 30 nei Paesi ex comunisti e il resto nei Paesi industrializzati) è comunque diminuito alla pur modesta media di 2,5 milioni l’anno per merito di altri 52 paesi che hanno fatto progressi. In testa a questi c’è la Cina, dove il numero dei sottonutriti è calato di 74 milioni di unità nel periodo preso in considerazione. La performance peggiore l’ha invece compiuta la Repubblica Democratica del Congo, che in otto anni è passata da 12,3 a 36,4 milioni di affamati ed è oggi il paese del mondo più colpito dalla fame in rapporto alla popolazione: ben il 73% degli abitanti – quasi 3 su 4 – ne soffrono.
Per dare il senso della tragedia, basta pensare che ogni 25 minuti qualcuno nel mondo muore di fame, che sei milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per cause legate alla malnutrizione. Il bilancio appare più incoraggiante se lo si guarda in termini percentuali: nel 1990-92 gli affamati rappresentavano il 20% degli abitanti dei Paesi poveri, nel 1998-2000 sono scesi al 17%.
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