Eutanasia. Il Canada approva la legge peggiore del mondo

Di Leone Grotti
20 Giugno 2016
Il testo appena votato apre infinite possibilità di abusi: non è richiesto che la legge venga rispettata, ma che il medico "pensi" che la legge sia rispettata

suicidio-assistito-eutanasia-shutterstock

Dopo essere passata alla Camera il 31 maggio, anche il Senato del Canada ha approvato la legge C-14 che legalizza eutanasia e suicidio assistito. Nonostante la versione finale del testo sia migliore rispetto alle precedenti, e anche se le classifiche valgono poco quando si introduce il diritto/dovere di essere uccisi/uccidere, quella approvata dal Parlamento canadese resta una delle peggiori leggi al mondo sulla “buona morte”.

ORDINE DEI GIUDICI. L’iter legislativo era partito male fin dal principio. Né il popolo né il governo né il Parlamento hanno deciso di cominciare a dibattere sul tema del fine vita. Sono stati i giudici, nello specifico la Corte Suprema, che nel febbraio 2015 hanno dichiarato incostituzionale la proibizione del suicidio assistito contenuta nel Codice penale, ordinando al Parlamento di approvare una legge adeguata entro un anno. I politici hanno obbedito, ritardando appena di qualche mese, e nell’ultima seduta disponibile prima di andare in vacanza hanno dato il via libera all’«assistenza medica alla morte».

REQUISITI. Per avere accesso all’eutanasia sarà necessario essere residenti in Canada in modo permanente, avere almeno 18 anni, essere in grado di intendere e volere, essere affetti da una malattia incurabile per la quale «la morte naturale è ragionevolmente prevedibile». La richiesta dovrà essere approvata almeno da due medici ed è previsto un periodo di riflessione obbligatorio di 10 giorni pieni. La richiesta da parte del paziente deve essere scritta e controfirmata da due testimoni.

«ESSERE DELL’OPINIONE». La legge specifica che, quando sussistono i criteri sopra esposti, un medico o un infermiere non può essere incriminato per aver aiutato un paziente a morire, ed è quindi «esentato» dal reato di omicidio. Tutte queste clausole, però, sono solo uno specchietto per le allodole dal momento che il testo è stato formulato in modo tale che gli abusi (o le eccezioni) non possano essere né prevenuti né puniti. La sezione 241.3 infatti dice: «Prima che un medico o un infermiere procuri a una persona l’assistenza medica alla morte, il personale medico o infermieristico deve: essere dell’opinione che la persona soddisfi tutti i criteri» previsti dalla legge (corsivo nostro).

SBAGLIARE NON CONTA. Non è dunque richiesto che la legge venga rispettata, ma che il medico pensi che la legge sia rispettata. Basta essere in una supposta buona fede per non essere perseguibili. La sezione 227 infatti aggiunge: «Per maggiore certezza, l’esenzione prevista si applica anche se la persona che la invoca crede in modo ragionevole ma errato» di averne diritto. Le conseguenze di questo passaggio sono enormi: se, per esempio, un medico uccide una persona non in grado di intendere e volere, gli basterà affermare che, nella sua “opinione”, era in grado di intendere e volere per essere assolto. Anche se nei fatti si sbagliava.

«QUALSIASI ATTO». Ma c’è un altro passaggio della legge che apre a qualsiasi tipo di abuso. Sempre nella sezione 227 si legge: «Nessuno può essere incolpato di omicidio per qualsiasi atto compiuto nell’intento di aiutare un medico o un infermiere a procurare l’assistenza medica alla morte». E ancora (sezione 241): «Nessuno può essere incolpato di omicidio per qualsiasi atto, compiuto su esplicita richiesta della persona, che serva ad aiutare quella persona ad auto-amministrarsi una sostanza che sia stata prescritta nell’ambito dell’assistenza medica alla morte».

INEDITA IMMUNITÀ. Nessuna legge al mondo garantisce l’immunità a «chiunque» faccia «qualsiasi cosa» per procurare la morte di un terzo che ne abbia fatto richiesta. Neanche la legislazione del Belgio, che prevede l’eutanasia per i bambini, si era spinta fino a questo punto. Durante le ultime sedute parlamentari in tanti avevano chiesto che almeno i possibili «beneficiari» della morte di un paziente, come gli eredi,  fossero esclusi da questa inedita immunità. Invece, in base alla legge, non solo potranno controfirmare come testimoni la richiesta di eutanasia, ma potranno addirittura somministrarla senza che nessuna possa contestare nulla.

«SOLO IL PRIMO PASSO». Dire che la legge apre ad infinite possibilità di abusi è un eufemismo. Eppure molti politici si sono stracciati le vesti perché è troppo «restrittiva» ed impedisce ad esempio la morte di chi soffre in modo insopportabile, ma non è malato terminale. Come abbiamo visto, anche in questi casi sarà sufficiente la buona fede di qualche medico compassionevole. Temporaneamente, perché c’è già chi  fa notare: «La Corte suprema non aveva posto il limite della malattia terminale. Questo è solo il primo passo».

@LeoneGrotti

Foto siringa da Shutterstock

Articoli correlati

14 commenti

  1. Toni

    Luca Nullo, ti stimolano le cose morte.

    1. Sebastiano

      No, è che probabilmente sta cercando lavoro come boia, e adesso gli si sparluccicano gli occhi perché ha visto un futuro (si fa per dire) davanti a sé…

      1. Toni

        Mai una botta di vita:
        frantumare famiglie con divorzi;
        luccichio d’occhi su aborti ed eutanasia;
        creazione di orfani a tavolino con dono regalo a pseudo famiglie.

        1. Luca

          No ragazzi, non capite.
          Molto semplicemente, è ora di finirla di difendere la gente da se stessa.
          La pessima abitudine volersi sostituire alla volontà altrui quando questa ci sembra autodistruttiva, ha già fatto fin troppi danni.

          1. giovanna

            Luca Nullo, nomen omen, sconsiglio vivamente anche a te Belgio e Canada, nemmeno in gita di un giorno, sia mai…che un tantino depresso sembri…potresti non tornare…è un attimo…soprattutto se non c’è nessuno a cui interessa minimamente che tu sia vivo o morto.

          2. Luca

            In effetti mi piace molto il Canada, e mi ci sento molto più sicuro rispetto agli Stati Uniti.
            Ti garantisco, cara Giovanna, che i canadesi non hanno gli occhi a spillo come in South Park, nessuno ti corre dietro per la strada tentando di farti diventare gay, e i medici non lanciano siringhe letali ai passanti per tenersi in allenamento.
            Mentre negli altrettanto splendidi U.S.A., guidando spensierato una Mustang scoperta con mia moglie seduta a fianco, mi sono ritrovato la canna di un fucile puntata sul naso, per aver inavvertitamente imboccato una strada privata (colpa del navigatore, tra l’altro).

          3. Toni

            Luca Nullo
            Ci sono molti modi di essere pericolosi. C’è il pericolo di chi ti punta il fucile e quello che presenta una apparente calma con una reale psicosi. Trovo molto più pericoloso chi non ha niente di meglio da fare che pretendere suicidi assistiti efficienti ed immediati come un distributore automatico di caffè.
            Non mi meraviglia che ti piace il Canada.

          4. Toni

            Non capisci che non esiste volontà altrui. Il piromane della propria casa è un pericolo per tutti i vicini.

  2. Sebastiano

    Canada, il paese delle meraviglie…

    1. Angelo Erre

      Il Belgio di oltreoceano…

    2. Enry

      guarda che nessuno ti obbliga ad andarci. chiedi a chi c’e’ come si sta la’,se credi.

      1. giovanna

        Trollona, ti sconsiglio vivamente sia il Belgio che il Canada : sei scampata alla diagnosi pre-natale, non sfidare la sorte.
        Ma non sono preoccupata, dubito che prenderesti qualsiasi mezzo di trasporto, dopo una vita trascorsa a trollare nella tua cameretta.

      2. Toni

        Sono Stati canaglia, nonostante reddito e cultura ecologica.

        1. Toni

          Enry,
          scusa ho postato nel luogo sbagliato, non mi rivolgevo a te, per te basta ed avanza la pedata ben assestata da Giovanna.

I commenti sono chiusi.