Il Green Deal che innerva i prossimi investimenti multimiliardari dell’Europa rischia di portare benefici trascurabili all’ambiente. E più che favorire “ripresa e resilienza”, può affossarle. Consegnandoci allo strapotere cinese. Inchiesta
Neanche fosse, come i Blues Brothers, «in missione per conto di Dio», nel dicembre 2019 Ursula von der Leyen annunciò un «piano per salvare il pianeta». La presidente della Commissione europea, più conosciuta per i suoi proclami che per i risultati raggiunti, lanciò il famoso Green Deal, un mastodontico piano per rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Senza aspettare di trovare un accordo con i partner internazionali, pur consapevole che l’ambiente è un problema globale e non locale, Bruxelles ha deciso di rivoltare come un calzino la propria economia e il proprio modello produttivo per fare da apripista, nella speranza che il mondo si accodi per invidia o per convenienza. Dall’approvvigionamento energetico alla mobilità, dalla produzione al commercio, dalla definizione di nuove regole globali al necessario stravolgimento delle alleanze internazionali, tutto dovrà cambiare perché la rivoluzione verde abbia successo. L’Italia ha scelto convin...