Europa, tra interventismo e prudenza sul conflitto in Ucraina

Di Francesco Giubilei
26 Marzo 2022
Zelensky si lamenta per le divisioni europee. Ma le divisioni sul da farsi dovrebbero far riflettere anche l'Italia. Inviare armi o applicare sanzioni sono scelte gravide di conseguenze

La descrizione di un’Unione europea senza divisioni e che parla a una sola voce per le misure da adottare sulla guerra in Ucraina, si scontra con le parole pronunciate da Volodymyr Zelensky ai leader europei. Il presidente, dopo aver ringraziato l’Europa per il sostegno all’Ucraina, ha infatti rimproverato alcuni capi di governo europei per aver agito troppo tardi nei confronti della Russia: «Avete applicato sanzioni e di questo vi siamo grati, perché sono passi importanti ma l’avete fatto tardi e c’erano altre possibilità».

Zelensky in particolare ha parlato del gasdotto Nord Stream 2 la cui realizzazione, a suo giudizio, doveva essere bloccata prima per impedire alla Russia di utilizzare il gas come un’arma. Allo stesso modo, ha sostenuto che la realizzazione di sanzioni preventive avrebbe potuto rappresentare uno strumento deterrente per l’entrata in guerra della Russia. Zelensky non si è limitato a un’analisi generale ma ha puntato il dito contro alcune nazioni europee nello specifico: Germania, Irlanda, Portogallo e Ungheria.

La posizione ungherese

Se per i primi tre paesi il motivo è la riluttanza o il ritardo nell’adottare misure contro la Russia, contro l’Ungheria ha utilizzato parole molto più dure rivolgendosi direttamente a Viktor Orban: «Una volta per tutte: devi decidere da che parte stare». La richiesta ucraina è di cessare ogni esitazione sulle sanzioni e di far passare le armi dal confine orientale ungherese.

Per comprendere la posizione ungherese, oltre al tema della dipendenza energetica dalla Russia, è però necessario conoscere la situazione della minoranza ungherese in Ucraina in Transcarpazia. Qui vivono circa 150.000 magiari e il tema delle minoranze magiare in Ucraina, Romania, Slovacchia e Serbia è molto sentito in Ungheria. In particolare, ci sono stati in passato numerosi scontri tra il governo ungherese e ucraino sui diritti (anche linguistici nelle scuole) della minoranza magiara.

Israele e Vaticano

Eppure, anche al di fuori dell’Unione europea, non mancano posizioni alternative alla linea comunitaria, emblematico il caso di Israele (che non può certo essere accusato di anti atlantismo) che sta cercando svolgere un ruolo di mediazione e non ha inviato armi all’Ucraina. La posizione di Israele nasce anche alla luce della consistente comunità ebraica che vive in Russia.

Allo stesso modo la linea del Vaticano sul tema delle armi è chiara ed è stata esposta dal Santo Padre che si è espresso in più occasione per una soluzione pacifica del conflitto.

Armi e sanzioni

L’esistenza di paesi europei ed occidentali che, partendo dalla condanna della guerra in Ucraina da parte della Russia, assumono posizioni e scelte divergenti sul tema delle sanzioni e dell’invio delle armi, dovrebbe rappresentare un momento di riflessione anche per l’Italia.

Come testimonia il dibattito europeo, inviare armi o applicare sanzioni al settore energetico così come vorrebbero alcuni paesi, sono questioni molto più delicate dell’essere a favore o contro la Russia come alcuni vorrebbero ridurre il dibattito dalle nostre parti.

È fisiologico che nazioni come la Polonia, i paesi baltici e scandinavi abbiano una linea molto più interventista ma prudenza dovrebbe essere la parola d’ordine per le scelte italiane viste le implicazioni economiche (ma anche geopolitiche) per il nostro paese.

Foto Ansa

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