
Elizabeth Santorum e i suoi sei fratelli. Una famiglia numerosa verso la Casa Bianca
«Sapevamo dall’inizio che non sarebbe stato facile. Sapevamo che ci sarebbero stati momenti duri che ci avrebbero provati e saggiati, ma sapevamo anche che sarebbe stato un sacrificio degno d’onore. Perché l’America è degna d’onore», così ha parlato per la prima volta Elizabeth Santorum, 21 anni, prendendo il posto del padre Rick nel comizio pre elettorale in Florida. È iniziato tutto per un’emergenza, quando Santorum il 29 gennaio aveva dovuto raggiungere la moglie, in ospedale con la piccola Isa bella, di 4 anni, l’ultima di sette figli affetta dalla sindrome di Turner.
La ventenne ha poi continuato ad aiutare il padre nei dibattiti politici, rispondendo al suo posto anche a duri attacchi senza mai tentennare. Elizabeth ha così iniziato a mostrare una forza da first lady prima sconosciuta ai media, che fino ad allora avevano compreso la decisione della ragazza, ma senza nemmeno sognarsi che la simpatica universitaria, incaricata di aiutare mamma a curare i sei fratelli minori impegnati a seguire il papà candidato per tutto l’anno elettorale, potesse nascondere la sicurezza e l’acume che non troppi alla sua età conoscono ancora. Elizabeth è limpida e credibile come gli riconosce anche la stampa democratica. Rispondendo alle domande sulla legalizzazione della droga o sul matrimonio omosessuale ha dichiarato di essere contraria, spiegando aristotelicamente le ragioni della sua posizione e zittendo gli interlocutori: «Di solito i candidati divagano quando gli si fanno queste domande. Apprezzo la tua chiarezza», le ha detto un giornalista. «Ho imparato dalla mia famiglia», ha risposto prontamente lei. E in effetti sono tutti così i Santorum, divertenti, ma seri quando il gioco si fa duro, capaci di gioire e di attraversare grandi prove senza apparire finti o disumani.
Quando al secondogenito John, minore un anno ma più timido della sorella, hanno chiesto chi glielo fa fare di perdere un anno di scuola per girare tutta America in macchina, sopportando le male lingue che parlano della vita privata della sua familgia (la malattia della sorella, e la morte del quarto fratello) come di una storiella da cattolici bigotti e integralisti, lui ha risposto che «certo, è dura ma è bello vedere, come ci sta capitando, che c’è anche tanta gente che ama il paese come noi e che ci sostiene». Poi, ha aggiunto Elizabeth con sguardo preoccupato ma di chi non è disposto a cedere, «sappiamo che in queste elezioni ci giochiamo la libertà del nosto popolo. Per questo si può sopportare molto. I nostri padri se la sono conquistata con fatica. Vogliamo forse farcela rubare da chi sta cercando di togliercela, per accentrare il potere a Washington e averne di più sulle nostre vite?». Mentre Sarah, 14 anni, ha raccontato di come la sua famiglia ringrazi «Dio ogni giorno per quello che stiamo vivendo». Daniel, 17 anni, invece si diverte molto con le telecamere, dichiarando ogni volta che ne ha occasione che «la cosa che mi piace di più di mio padre è suo figlio». I due Santorum più piccoli, Peter di 13 anni e Patrick di 11, appaiono invece sempre al finco di mamma Karen. «Sanno che stanno facendo qualcosa di importante – ha spiegato Elizabeth – poi certo quando i nostri genitori ci hanno chiesto se ce la sentivamo, noi più grandi abbiamo resistito di più pensando a cosa avremmo dovuto rinunciare. Patrick ha reagito chiedendo se almeno alla Casa Bianca ci sarebbe stato qualcuno che gli faceva il gelato. A ogni età il suo peso!». «Comunque», ci ha tenuto a precisare Elizabeth con la voce rotta davanti a chi gli chiedeva notizie sulla sorellina in ospedale, «non sto facendo tutto questo solo per mio padre e perché in una famiglia ci si aiuta così, ma perché sono una credente. E non lo dico per modo di dire».
Mentre la primogenita di Santorum, se papà non dovesse farcela, potrebbe pensare addirittura a prenderne il posto. Vista la futura laurea in scienze politiche e la stoffa da leader capace di scaldare i cuori così: «Dobbiamo renderci conto di essere in uno di quei rari momenti della storia in cui il mondo può cambiare drasticamente. Come quello in cui vissero i padri fondatori che hanno scritto la nostra Costituzione per ridare la libertà al popolo: misero nero su bianco che i nostri diritti inalienabili non sono una concessione di nessun potere, perché vengono direttamente da Dio. Sapevano che così stavano cambiando il mondo, facendo qualcosa di rivoluzionario». «I nostri padri», ha concluso la ragazza alzando il tono e prendendo coraggio, «hanno avuto la possibilità di segnare la storia. Oggi ce l’avete anche voi. Quindi prendetevela».
La comparsa obbligata dagli eventi di Elizabeth, in effetti, sta aiutando non poco Santorum a rendere carne l’idea di questa possibilità, che lui si sforza in tutti i modi di spiegare. La sua primogenita, infatti, è l’emblema dell’educazione libera, che molti definiscono bigotta, di mamma Karen, dimostrandone i risultati e la capacità di generare personalità forti e non soggiogate al mainstream. L’immagine di Elizabeth fa emergere poi più chiaramente anche la sua alternativa, quella della maggioranza dei ventenni americani, che a differenza sua sono infragiliti dal relativismo libertino, prima scelto da alcuni e ora imposto, come sottolinea in continuazione Santorum, da Obama. Un libertinismo che indebolendo i coetanei di Elizabeth va in favore del potere. All’America, come ripete la ragazza, la scelta.
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minchia. così giovane, così forte.