
Egitto lancia i bond islamici. Ma finché i Fratelli Musulmani hanno paura del turismo, non ci sarà ripresa
I bond islamici potrebbero attirare in Egitto 15 miliardi di dollari di investimenti all’anno: è la speranza espressa da Ahmed el-Naggar, che si occupa di questa materia per il ministero delle Finanze. Martedì scorso la Camera alta del Parlamento ha approvato la legge che permette allo Stato governato dai Fratelli Musulmani di emettere bond islamici. La nuova Costituzione prevede che ogni legge sia prima approvata dall’università di al-Azhar, la massima autorità islamica del paese, e il via libera è arrivato pochi giorni fa.
BOND ISLAMICI. I bond islamici non sono come i bond classici dei paesi europei. Questi, infatti, prevedono che il paese che li emette ripaghi in determinati momenti dell’anno a chi li compra il costo dei bond più gli interessi. La sharia, però, considera gli interessi anche minimi come usura. Per questo un paese islamico come la Malaysia ha inventato i “bond islamici”, che vengono emessi per finanziare progetti precisi, come la costruzione di edifici. Il compratore non riceve nessun interesse ma entra a fare parte del progetto per partecipare eventualmente ai profitti derivanti dalla buona riuscita del progetto stesso.
PROGETTI DA FINANZIARE. Ora l’Egitto, che si trova in una gravissima situazione di crisi economica e le cui speranze di ottenere un prestito dal Fondo monetario internazionale continuano a diminuire, si aspettano che i bond islamici aiutino la ripresa. Con questo strumento il governo vuole finanziare progetti di housing sociale, magazzini per conservare il grano, ferrovie e centrali energetiche.
IL CASO DI LUXOR. L’economia egiziana ha bisogno di riprendersi e per questo, oltre agli investimenti dall’estero, ha bisogno di una precisa politica per attirare di nuovo i turisti. La situazione di sofferenza del settore si capisce osservando la situazione di Luxor. Tra le mete turistiche più famose del mondo, Luxor soffre il drastico calo di visitatori che colpisce tutto l’Egitto dall’inizio della cosiddetta Primavera araba. I numeri, scrive AsiaNews, «sono crollati da oltre 14 milioni di turisti nel 2010 a 9,4 milioni nel 2011. Nel 2012 vi è stata un leggera ripresa con circa 11 milioni, che però si è arrestata quest’anno a causa» dell’instabilità politica.
FRATELLI MUSULMANI E TURISMO. Nonostante il settore turistico rappresenti l’11,3% del Pil egiziano, il governo islamista non ha fatto quasi nulla per migliorare la situazione. I Fratelli Musulmani, spiega Mohamed Osman, vice-presidente della Camera del turismo di Luxor, «pensano che il turismo sia un settore pericoloso» che può far entrare nel paese idee e costumi troppo occidentali. «Non dicono apertamente che vogliono bloccare i flussi, ma senza incentivi o piani di rilancio su larga scala lasceranno morire ciò che abbiamo creato in questi decenni».
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