Egitto. Approvata la nuova legge per la costruzione di chiese tra luci e ombre

Di Leone Grotti
31 Agosto 2016
I cristiani hanno solo una chiesa ogni 5.500 fedeli. Negli ultimi 60 anni è stato quasi impossibile costruire nuovi luoghi di culto per le proteste degli islamisti. E anche la nuova legge è lontana dalla perfezione
A general view of the Cave Cathedral or St. Sama'ans Church on the Mokattam hills overlooking Cairo, Egypt, Tuesday, Aug. 30, 2016. After long hoping for an end to restrictions on the building of churches, many of Egypt's Christians are infuriated and feeling betrayed after lawmakers on Tuesday passed a law giving authorities broad powers to veto construction for vague reasons including worries over 'national security.' (AP Photo/Nariman El-Mofty)

In Egitto ci sono circa dieci milioni di cristiani (10 per cento della popolazione), ma solo 2.600 chiese, una ogni 5.500 fedeli. Al contrario, esiste una moschea ogni 620 musulmani. Negli ultimi 60 anni i cristiani hanno fatto centinaia e centinaia di richieste per costruire nuovi templi, ma solo 120 hanno ricevuto l’approvazione. Anche per questo la nuova legge sulla costruzione delle chiese approvata ieri dal Parlamento, con una maggioranza dei due terzi dei 596 deputati, è stata salutata con entusiasmo dai cristiani egiziani.

NUOVE REGOLE. La nuova legge stabilisce che i governatori delle province dovranno rispondere alle richieste entro quattro mesi. In caso di rifiuto, i cristiani potranno presentare ricorso in tribunale. La superficie della chiesa dovrà essere “adeguata al numero dei cittadini appartenenti alla comunità cristiana e deve prendere in considerazione la crescita della popolazione”. Inoltre, l’autorizzazione può essere data solo “con il coordinamento delle autorità interessate” e tenendo conto della necessità di “preservare la sicurezza e l’ordine pubblico”.

PAURA DEI FRATELLI MUSULMANI. Alcune di queste disposizioni sono vaghe e molti cristiani temono che saranno usate in modo strumentale. Nelle grandi città i governi locali sono già flessibili, ma nei piccoli villaggi, specialmente nel sud del pese, è un’altra storia. Qui ogni volta che si cerca di costruire una chiesa non si ottiene il permesso. Oppure salafiti e Fratelli Musulmani inscenano proteste, bruciano case e proprietà dei cristiani, arrivando anche a uccidere i fedeli, per impedirlo. «Cosa succederà quando i salafiti protesteranno contro la costruzione di una chiesa?», spiega un attivista egiziano al Washington Post. «I governi useranno le proteste e il timore per la sicurezza nazionale come scusa per bocciare le richieste?».

«GRAZIE A DIO». Nonostante queste difficoltà, padre Sergio, un importante membro della Chiesa copta, loda una legge “storica”: «La chiesa e il governo hanno raggiunto un accordo. Grazie a Dio abbiamo questa legge ora». Altri spiegano che la Chiesa non poteva non dare il suo assenso perché altrimenti «avrebbe messo in cattiva luce il presidente Abdel Fattah al-Sisi».

PROBLEMA DEI DATI. La speranza dei cristiani è che «la legge non venga applicata letteralmente, ma in modo pratico» e flessibile. Ad esempio, non sono mai stati pubblicati dati ufficiali sul numero dei cristiani nel paese o nelle singola comunità, perché ritenuti troppo sensibili. Potrebbero infatti scatenare la retorica islamista sul tentativo dei cristiani di invadere il paese. Come faranno di conseguenza i governatori a stabilire quanto una chiesa può essere grande, in assenza dei numeri?

LE 10 REGOLE. Nonostante le numerose critiche ricevute dalla legge, il testo sembra migliore dell’attuale normativa, cioè le 10 regole aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana, che vietavano di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie, alle aree residenziali e richiedevano l’assenso obbligatorio del presidente dell’Egitto.

PERSECUZIONE. La minoranza cristiana resta perseguitata in Egitto e la sua situazione non è migliorata neanche sotto Al-Sisi. Secondo Anba Makarius, arcivescovo copto ortodosso di Minya, ormai gli attacchi violenti di varia natura, dall’assalto alle case fino ai rapimenti mirati a scopo di estorsione, si susseguono a una media di uno ogni dieci giorni. Negli ultimi tempi si sono registrati l’assalto ad abitazioni di famiglie cristiane nel villaggio di Kon el Loofy, l’incendio di un asilo gestito da cristiani e quello di coltivazioni appartenenti a proprietari cristiani, avvenuti in due villaggi del governatorato di Minya. L’assalto al villaggio di Kon el Loofy è scattato proprio dopo che si era sparsa la voce di un progetto di costruzione di una chiesa nella zona, e nonostante la smentita da parte del proprietario dei terreni su cui il luogo di culto sarebbe dovuto sorgere, comunicata anche alle forze di polizia. Solo a luglio, due sacerdoti sono stati assassinati in pochi giorni.

@LeoneGrotti

Foto Ansa/Ap

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1 commento

  1. Non sarà applicata in modo flessibile: i musulmani non sanno neanche dove stia di casa, la flessibilità. L’unica cosa che i cristiani devono fare è, finalmente, insorgere contro i loro persecutori: la misura è colma, e da un pezzo ormai.

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