
Economist: “Povera Italia in mano ai Tatò”
Com’era prevedibile, le grandi manovre dell’Enel di Franco Tatò, già al centro di roventi polemiche in Italia, si sono meritate un commento stroncatorio dell’Economist, che ne ha tratto lo spunto per un più generale giudizio negativo sulle privatizzazioni effettuate in Italia dai governi di centro-sinistra. “Il fiore all’occhiello delle privatizzazioni italiane, – scrive in un editoriale dell’ultimo numero il noto settimanale – cioè l’entrata in Borsa dell’Enel, l’azienda elettrica di Stato, è stato gestito malamente. Invece di avviarsi alla creazione di un mercato competitivo, l’Italia si è procurata un potente monopolista parzialmente privato che fa pagare ai suoi clienti prezzi superiori alla media europea”. Nelle pagine interne l’acquisto di Infostrada da parte dell’Enel viene commentato in questi termini: “La vera questione non è quanto Enel pagherà per Infostrada, ma perché Enel, che gestisce centrali elettriche e distribuisce elettricità al 90% delle famiglie italiane, stia diventando un protagonista del frenetico mercato europeo delle telecomunicazioni”. “Non meraviglia che Tatò sia accusato di costruire un impero aziendale vecchio stile sotto l’ombrello della holding di stato…. Tatò è un intoccabile. Può usare i soldi dello stato per fare quel che vuole. In altre parole, la parziale privatizzazione del novembre ’99 non è stata affatto tale. Confindustria ritiene che le imprese italiane paghino troppo l’elettricità a causa della posizione dominante di Enel. Di conseguenza le imprese italiane stanno perdendo di competitività nei confronti dei concorrenti europei. Questo è il motivo per cui la strategia di diversificazione di Enel appare così singolare. Essendo il principale produttore di elettricità e il soggetto che di fatto ne fissa il prezzo, essa potrebbe migliorare gli impianti e cercare di rendere più efficiente la sua attività principale. E invece palate di denaro vengono spese altrove… Man mano che la strategia multi-industriale di Enel si fa più evidente, una cosa appare chiara: la sua privatizzazione pasticciata non ha soltanto messo a repentaglio la creazione di un efficiente mercato dell’elettricità in Italia: l’intero futuro dell’Italia a livello di infrastrutture, dall’acqua al gas alle telecomunicazioni, è in pericolo”.
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