Ebbene sì, siamo sgradevoli

Di O'Connor Flannery
24 Marzo 1999
L’ascia nel cuore.

Tornata dal cielo della luna in terra (sudista) ad allevar oche e pavoni nella sua casetta di campagna Milledgeville, Georgia (Usa), una grande scrittrice americana riprende il suo posto nella tribù di Tempi. Senza alcuna pretesa di rubare il mestiere agli Henz Biagi, Isabel Fedrigotti, don Pierin, Natalie Aspesì, Eugéne Scalfar e via filosofando, abbiamo il piacere di annunciare ai nostri lettori che per il bene della loro educazione antisentimentale (dunque scriveteci), Flannery O’ Connor riprende a firmare la nostra speciale rubrica del cuore.

Cara Flannery O’Connor, su consiglio di un amico, ho appena terminato di leggere alcuni Suoi racconti, pubblicati dalla Rizzoli. Mi scusi, ma non ho mai letto cose tanto agghiaccianti. Io non picchierei mio marito anche se fosse quel pazzo ubriacone di Parker, ma Lei come fa, Lei che si dichiara cattolica, ad essere così negativa? Non è forse il caso che almeno lo scrittore cattolico sia affermativo e positivo?

Raffaella La Porta – Courmayeur Gentile Signora, Non credo che Lei possa chiedere a un artista di essere affermativo, almeno non più di quanto possa chiedergli di essere negativo. Io difendo strenuamente e sino alla morte il diritto dell’artista di scegliere la descrizione di un aspetto negativo del mondo, e dal momento che il mondo sta divenendo più materialistico ci sarà ancor più da scegliere da questo. La questione non è se un’opera sia negativa o positiva, ma se sia credibile.

Qualcuno dice che la negatività dei nostri racconti non è credibile perché le statistiche ci dicono che siamo ricchi e forti e democratici. Nei quali casi il dottor Kinsey e il dottor Gallup sono quindi sufficienti. Non penso che in tutto questo si possa essere cavalieri sui particolari. Se si è troppo cavalieri sui particolari ci si troverà a essere un Manicheo senza sapere come possa essere accaduto. Quando chiedono a uno scrittore di rendere il Cristianesimo gradevole gli chiedono di descrivere la sua essenza, non quanto vede. (…) La tendenza di chi chiede cose simili è sempre quella verso l’astratto e poi verso l’allegorizzazione, la sottigliezza, e ultimamente quel che cercano è una finzione apologetica. I migliori di loro pensano: rendi il Cristianesimo gradevole. E gli altri pensano: rendilo gradevole cosi io non sembrerò un idiota se credo. Ma in un’autentica cultura Cristiana di autentici credenti questo non sarebbe mai emerso. So che lo scrittore certo rievoca ciò che è universale e anche l’essenziale attraverso il particolare, ma questi universale e essenziale sono ancora profondamente conficcati nel mistero. Non possono essere conformi ad alcuna delle nostre formule.

Non riposano definitivamente in un tipo di soluzione gia definita. E’ necessario invece riguardare bene al Dio vivente. La nostra mentalità cattolica è abile nelle parafrasi, nella logica, nelle formule, nelle risposte immediate e corrette. Sentenziamo prima di aver fatto esperienza, e non affidiamo la nostra fede al confronto con la realtà, perché non è forte abbastanza.

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