
E’ CRISTO LO TSUNAMI CHE OGNI GIORNO SCONVOLGE I NOSTRI CUORI
La mia fede e la convinzione profonda e tradizionale della Chiesa mi fanno dire che l’unica cosa “straordinaria” della vita e della storia degli uomini è l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo. E’ per questa Presenza – misteriosa ma definitiva – che ogni briciolo di vita umana e di tempo ha la certezza di una origine buona e di una destinazione positiva, in qualsiasi modo poi le circostanze e i condizionamenti si avventino sulla vita storica dell’uomo e la distruggano.
La straordinarietà dell’avvenimento di Cristo diventa esperienza per tutti quelli che credono: nella partecipazione alla Sua Vita, Morte e Resurrezione e nell’appartenenza quotidiana alla Chiesa, in cui Egli è permanentemente presente, ciascun credente può partecipare della vita stessa di Dio e, quindi, entrare nel mondo, il mondo della sua propria vita ed il mondo della società e della storia, con una novità nella coscienza e nel cuore che rende vivibile la vita qualunque essa sia. La straordinarietà dunque è Cristo, la straordinarietà è il cristiano che guarda le cose con la coscienza di Cristo, che le ama con il Suo cuore e le utilizza perché l’annunzio di Cristo investa il cuore degli uomini del suo tempo.
E’ dunque nella certezza della fede che la vita e la storia diventano vivibili, cioè rivelano il nesso profondo che le lega al mistero di Cristo e la loro tensione a ritornare a Lui, nella certezza e nel bene della vita che non conoscerà tramonto. Il mangiare ed il bere, il vegliare ed il dormire, il vivere ed il morire, secondo la grandezza del dettato evangelico, sono il “quotidiano” fermentato e risignificato dalla esperienza della fede. Tutto ci parla di Cristo e di Dio: le cose grandi e le cose piccole, l’amore che anima il cuore di tanti uomini e le tragedie che portano il segno della capacità di male, che alberga nel cuore di ogni uomo. Certo in questo dialogo fra Dio e il cuore dell’uomo, Dio può prendersi “la libertà” di eventi straordinariamente gravi, nei quali il mistero della Sua presenza è come se intendesse comunicare parole e prospettive necessarie ad ogni uomo.
Così nella vicenda terribile del maremoto, un’umanità tentata di pensare che la sua vita e la vita del mondo sono semplicemente oggetto della propria progettualità ideologica, scientifica o tecnologica e che i rapporti umani e sociali obbediscono alla legge del potere e del massimo della soddisfazione possibile, contro tutto e contro tutti, così che il mondo sembra un immenso campo di indifferenza e di violenza, ad una umanità così è stato detto che Dio esiste, che è alla radice della natura e della storia, che è presente, che non si può tanto impunemente estrometterlo dalla coscienza e dal cuore dell’uomo.
Tutta la sofferenza e tutta la morte, soprattutto quella degli innocenti e dei poveri, ha il volto e i lineamenti della sofferenza di Cristo, ed in essa ha il suo senso e il suo riscatto: ma per tutti noi che siamo vivi che altro significa ciò che è accaduto se non uno straordinario richiamo alla esistenza di Dio e alla necessità di convertirsi a Lui?
E questa straordinaria capacità di mobilitazione e di generosità e di condivisione del dolore degli uomini, non è già il frutto di un cambiamento positivo che la tragedia ha, in qualche modo, fatto accadere?
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