Diplomazia e demagogia nell’età dell’informazione

Di Francesco Galofaro
21 Febbraio 2025
Il contributo di Francesco Galofaro (Università IULM, Milano) per il Lisander, in reazione ad un saggio del professore Paolo Soave (Università di Bologna) sulla crisi dell'Homo diplomaticus
Soldati mantengono la linea del fronte a Chasiv Yar, in Ucraina
Soldati mantengono la linea del fronte a Chasiv Yar, in Ucraina (foto Ansa)

Ha ragione Paolo Soave: il presente ci dà più di una ragione per rimpiangere la visione realista del sistema internazionale di Hans Morgenthau, anarchico e basato sull’equilibrio del potere. Oggi è stata rimpiazzata da congetture empiriste, di dubbio valore filosofico, che ricordano gli obiettivi del Risiko: «controllare la totalità di Europa ed Asia», «distruggere le armate rosse» e così via. Tra le ragioni addotte per la fine della grande diplomazia, almeno una è interessante e problematica al tempo stesso: la centralità della comunicazione e il controllo dell’opinione pubblica sulle scelte politiche in ambito internazionale. La diplomazia, l’arte del negoziato, la sintesi tra interessi in conflitto, richiedono tutte una certa riservatezza.

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