
Diminuiscono gli aborti ma aumentano quelli con la Ru486 e quelli clandestini
Stati Uniti. Recentemente l’istituto demografico Guttmacher ha pubblicato cifre che mostrano un calo senza precedenti degli aborti negli. Dal 2008 al 2011 i numeri sono scesi del 13 per cento toccando il livello più basso dal 1973, anno della sentenza “Roe vs. Wade” che legalizzò l’interruzione di gravidanza in America. Ma dal rapporto emerge anche la crescita del numero di aborti chimici e clandestini.
UP AND DOWN. Se in totale il tasso abortivo è diminuito, nel complesso quelli “home made” sono cresciuti del 20 per cento grazie alla diffusione di centri che distribuiscono la Ru486, la cosiddetta “Kill pill”. Le cliniche abortive hanno così ridotto i costi e incrementato i guadagni, dato che al loro personale non viene richiesta nessuna competenza specifica: basta che la donna ingerisca la pillola perché il figlio, dopo circa tre giorni, sia espulso direttamente nel bagno di casa.
Secondo Guttmacher nel 2008 ci sono stati 199 mila aborti chimici (il 16,4 per cento del totale), passati nel 2011 a 239.400, il 20 per cento in più e il 22,6 per cento del totale. Il numero cresce lentamente ma con costanza dal 2000, anno in cui gli Stati Uniti legalizzarono l’aborto a domicilio.
CIFRE MANCANTI. Dal 2008 al 2011, il numero di aborti chimici è aumentato in generale e in ogni categoria sociale, ma è diminuito in totale. È strano, però, che questa riduzione sia avvenuta nello stesso arco di tempo in cui ben 47 centri abortivi hanno chiuso i battenti. Il rapporto ammette, infatti, la tendenza crescete ad abortire a domicilio insieme all’esistenza di una percentuale di aborti provocati dalla prostaglandina, farmaco molto più economico della Ru486, ma illegale per abortire. Alcune di queste pillole a basso prezzo vengono prescritte da medici abortisti ma è noto che sono anche vendute illegalmente. Guttmacher quindi ammette di non poter contare il numero delle donne che hanno usato le prostaglandine senza passare dalle strutture monitorate.
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Ma scusate se il numero di aborti complessivamente è diminuito e questo con l’introduzione della RU486, il dato dovrebbe essere confortante per tutti ma in particolare per chi è contrario che le donne possano decidere autonomamente del loro futuro e della loro salute. Del resto nessuna donna è contenta di sottoporsi a un trattamento medico o chirurgico che sia se lo si può evitare per esempio con la contraccezione. Nel momento in cui però per motivi che sono assolutamente personali la donna decide di accedere all’aborto, è giusto che perlomeno non sia ulteriormente penalizzata subendo un intervento chirurgico oltre ad essere rimasta incinta senza che questa sia stata una sua scelta.