
Dimezzare gli F35. Sicuri che sia un buon affare?
Stephen O’Bryan è vicepresidente della Program Integration and Business Development della Lockheed Martin. Ricoprendo tale ruolo è responsabile del coordinamento di numerose attività relative al programma dell’F-35 Joint Strike Fighter. A lui abbiamo rivolto una serie di domande che chiariscono le realtà del primo caccia bombardiere di quinta generazione che sarà prodotto a Cameri e adottato dall’aviazione militare italiana.
Mr. O’Bryan, in Italia si parla molto dell’F-35 prodotto da voi e Alenia, ma come se fosse una specie di fantasma. Esiste veramente? Quanti aerei sono stati prodotti ad oggi? Stanno volando?
L’F-35 è assolutamente reale. Ne stiamo testando al massimo tutti gli aspetti. Abbiamo completato oltre il 50 per cento dei voli previsti dal programma di test. Abbiamo condotto importanti operazioni anche in mare. L’F-35 ha già effettuato 7 mila voli e completato un totale di 11 mila ore di volo. Lo scorso anno, oltre 90 piloti e più di 950 manutentori hanno frequentato un programma di addestramento per essere in grado di volare ed effettuare interventi di supporto sull’F-35. E proprio il mese scorso abbiamo presentato il centesimo F-35, che verrà consegnato alla Air Force Base di Luke, in Arizona, dove verrà utilizzato per la formazione di piloti e manutentori statunitensi e provenienti da altri paesi del mondo. Ad oggi, gli F-35 stanno volando presso la base aerea di Edwards, California, la Naval Air Station di Patuxent River, Maryland, la base aerea di Eglin, Florida, la Marine Corps Air Station di Yuma, Arizona, la base aerea di Nellis, Nevada, e presso il nostro stabilimento di produzione a Fort Worth, Texas. Oltre a questi velivoli in consegna, abbiamo altri 90 F-35 in fase di produzione e oltre 100 già ordinati. La realtà è che questo programma è a pieno regime e sta crescendo sempre più rapidamente, come dimostra il fatto che alla fine dell’anno scorso il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di aumentare il ritmo della produzione e accelerare le acquisizioni.
Quando vedremo il primo F-35 operativo a livello militare?
Lo scorso maggio, i Marines degli Stati Uniti hanno dichiarato di voler fissare il raggiungimento della Ioc (initial operational capability, la capacità operativa) per l’F-35B nel 2015. Prima di questo traguardo, ci sono ovviamente molti obiettivi da raggiungere. Ma, ve lo assicuro, l’intero programma F-35 – dal punto di vista sia governativo sia industriale – punta fortemente al raggiungimento di questi obiettivi e a garantire che i Marines abbiano ciò che è necessario per la capacità operativa nel 2015. La US Air Force ha in programma di dichiarare la capacità operativa nel 2016, mentre la Navy ha annunciato di puntare alla capacità operativa tra il 2018 e il 2019.
Abbiamo sentito di difetti e problemi che hanno interessato l’F-35: alcuni dicono che non sia davvero stealth, altri scrivono che non è in grado di effettuare atterraggi verticali in ambienti troppo caldi e umidi, altri ancora insinuano problemi di visibilità e di radar poco affidabile. Cosa state facendo per risolvere queste questioni?
L’F-35 è un velivolo in tutto e per tutto stealth. Ma cosa significa? Quando parliamo di un velivolo stealth ci stiamo innanzitutto riferendo a quanto esso sia visibile da parte di radar nemici. Un modo che usiamo comunemente per descrivere questa visibilità è con il termine “segnatura radar”. Migliore è la segnatura radar di un aereo, più è improbabile che esso venga localizzato dai radar nemici. Partendo da questo principio, abbiamo progettato l’F-35 perché fosse stealth. Abbiamo uniformato tutte le superfici dell’aereo così da ridurre la sua segnatura radar. Lo abbiamo interamente trattato con uno speciale rivestimento progettato per assorbire il segnale radar piuttosto che rifletterlo e, a differenza dei velivoli attualmente in servizio che trasportano carburante e armi sulle ali – con un conseguente aumento della segnatura radar – abbiamo progettato il velivolo in modo che fosse in grado di portare tutti i carichi all’interno, così da ridurne ulteriormente la tracciabilità. Tutti questi trattamenti e accorgimenti di progettazione hanno prodotto un caccia praticamente impossibile da individuare da parte di radar nemici. In questo modo i piloti hanno la possibilità di vedere per primi gli avversari e di penetrare lo spazio aereo nemico in sicurezza senza essere individuati dai radar. Per quanto riguarda le operazioni in ambienti caldi e umidi, vorrei sottolineare un paio di punti. Lo scorso agosto abbiamo portato due F-35B a bordo della nave d’assalto anfibia Wasp al largo delle coste della Virginia. Ora, se sa qualcosa della Virginia in agosto, sa che in quel periodo ha un clima molto caldo e molto umido. Nei 19 giorni trascorsi in mare, i due F-35B hanno portato a termine 95 atterraggi verticali, 94 decolli corti e 42 voli. Siamo quindi fiduciosi che l’F-35B sarà in grado di operare senza difficoltà in diversi ambienti. Ha fatto riferimento alle preoccupazioni riguardanti visibilità e radar e ci terrei a dedicare qualche minuto a questi temi: prima però mi sembra importante precisare che tutti i principali problemi tecnici che il programma ha affrontato sono stati ampiamente risolti. La questione visibilità a cui lei ha accennato è stata portata alla nostra attenzione nel corso di una delle prime valutazioni compiute dal Governo sul velivolo. La forma del canopy – la calotta di vetro che sormonta la cabina in cui siede il pilota – è diversa da quella di alcuni velivoli attualmente in dotazione a cui i piloti sono abituati. Ma se si considerano il design del caccia, le caratteristiche stealth e la suite di sensori, in particolare il casco che permette ai piloti di guardare, letteralmente, attraverso la struttura dell’aereo, ebbene, se si considerano insieme tutti questi elementi si comprende che i dubbi sulla visibilità non hanno fondamento. L’F-35 semplicemente cambia il modo in cui i piloti interagiscono con il contesto. E qui torno al vantaggio unico rappresentato dalla possibilità di vedere l’avversario per primo, un fattore che davvero può fare la differenza. A proposito del radar dell’F-35, stiamo ampliando le capacità sviluppate per la prima volta per l’F-22 Raptor. Il radar è stato impiegato con successo presso la Marine Corps Air Station di Yuma, le basi aeree di Eglin e di Nellis, e in altri siti operativi del programma F-35. Confidiamo che una volta completato lo sviluppo, il radar dell’F-35 sarà in grado di fornire al pilota un vantaggio decisivo.
Il recente rapporto di Michael Gilmore, direttore dell’Ufficio test operativi e di valutazione del Pentagono, che monitora il progresso dei programmi di difesa americani, ha evidenziato alcune fragilità strutturali e problemi al software. Qual è la vostra posizione a riguardo?
Come per il rapporto 2013, anche nel rapporto del 2014 del DOT&E ci sono in realtà tantissime buone notizie che riguardano i progressi compiuti dal Programma F-35. Per esempio, dopo tre anni, siamo fondamentalmente in linea con la Technical Baseline Review condotta nel 2011. Il rapporto, inoltre, afferma che abbiamo raggiunto o superato il programma di test in volo per il 2013, nonostante diversi giorni siano andati persi a causa di un’interruzione forzata. L’F-35 ha volato in ogni modo previsto dall’envelope di volo e ha raggiunto o superato le performance di volo attese. Le rilevazioni emerse dal rapporto in questa fase sono già note e rientrano nella normalità per un programma di test di tali dimensioni e complessità. Come affermato dal governo statunitense, non esistono grandi ostacoli che impediscano di completare con successo il programma di sviluppo. Negli stessi giorni, infatti, Frank Kendall, responsabile dei programmi di acquisizione del Pentagono, in qualità di sottosegreterio alla Difesa per le acquisizioni, la tecnologia e la logistica, ha dichiarato che il programma è pronto per l’aumento della produzione dei velivoli, che passerà da 44 nel 2015 a 66 nel 2016. Quanto alla dotazione informatica, il necessario software combat ready verrà messo a disposizione della flotta degli F-35 di produzione non oltre il mese di giugno 2015. Il software renderà i Marines in grado di identificare, tracciare e ingaggiare il nemico. È importante sottolineare che i Marines annunceranno la Ioc con il Block 2B, dopo aver già dichiarato che le capacità fornite dal software 2B sono superiori a qualunque velivolo stiano attualmente utilizzando. Sono attualmente in fase di test o sono già state verificate 7,4 milioni di linee di codice delle 8,4 che compongono complessivamente il codice del software necessario per la completa capacità bellica del velivolo.
Lockheed afferma che le tre versioni dell’F-35 garantiscono la superiorità aerea a chi li avrà in dotazione. Quali sono le capacità del velivolo e le caratteristiche che rendono tangibile la sua superiorità?
Come ho già detto, la capacità stealth è decisiva, ma non è la sola caratteristica a rendere unico l’F-35. Questo aereo è basato sul software. È un caccia digitale e per questo racchiude in sé capacità senza precedenti. I sensori dell’F-35 forniscono ai piloti un’immagine integrale del contesto in cui si trovano, potenziando la loro consapevolezza dello scenario operativo e dando loro un reale vantaggio sugli avversari. Si comporta egregiamente nel combattimento in volo, a terra e all’interno di scenari di guerra elettronica, sostituendo oltre sette diverse tipologie di velivoli militari attualmente in servizio. Questo caccia offre un livello di interoperabilità senza precedenti. I piloti delle forze alleate di tutto il mondo saranno in grado di lavorare assieme in operazioni di coalizione come mai prima d’ora e di comunicare tra loro attraverso la rete sicura dell’F-35. Questo è fondamentale per poter affrontare le sfide attuali. Quando una nazione o un gruppo di nazioni prendono la difficile decisione, come extrema ratio, di un intervento militare, abbiamo il dovere di garantire ai piloti il miglior equipaggiamento possibile e un vantaggio concreto. L’F-35 contribuisce a raggiungere questo obiettivo.
Il gruppo di nazioni partner che sono impegnate nel programma cambia costantemente. Può elencare i paesi che prenderanno davvero parte al programma e quelle che comunque acquisteranno il velivolo?
Attualmente Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Israele, Italia, Giappone, Olanda e Norvegia hanno finanziato l’acquisizione dell’F-35. Canada, Danimarca e Turchia sono partner del programma F-35 ma non hanno ancora finanziato alcuna acquisizione, anche se hanno contribuito finanziariamente alla fase di sviluppo. Anche la Corea del Sud sta valutando l’F-35 per la dotazione futura di nuovi caccia.
L’Italia è l’unico paese, fatta eccezione per gli Stati Uniti, ad avere uno stabilimento Faco (Final Assembly and Check Out). Cosa significa in termini economici per Lockheed, Alenia e per le altre aziende italiane coinvolte? È soddisfatto dell’attività che si sta svolgendo nell’hub di Cameri?
Il lavoro che si sta facendo a Cameri è per noi fonte di grande soddisfazione ma, ancora più importante, siamo convinti che lo stabilimento diventerà un punto di riferimento per l’industria aerospaziale nel suo complesso. Attraverso la Faco vengono introdotte in Italia capacità tecnologiche di livello avanzato che sono a disposizione delle aziende aerospaziali italiane, ponendo le basi per la futura crescita economica e per la creazione di nuovi posti di lavoro. Ma il potenziale non risiede solo nella produzione di F-35. Riteniamo che la Faco di Cameri sia un centro di eccellenza ideale per la manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento dell’F-35, che potrebbe creare centinaia di posti di lavoro a lungo termine e di alto contenuto tecnologico, secondo modalità sostenibili e vantaggiose per l’Italia e i suoi cittadini, lungo tutti i 50 anni del ciclo di vita dell’F-35.
Un’altra questione largamente dibattuta in Italia è quella delle compensazioni industriali e dei ritorni. Il programma F-35 non prevede accordi sui ritorni. Ciò significa che sarà difficile per l’Italia ottenere benefici economici derivanti dalla partecipazione al programma?
Assolutamente no. I fatti dicono che, ad oggi, l’industria italiana si è già assicurata 668 milioni di dollari in contratti F-35 e si prevede che il valore di questi contratti supererà i 9,9 miliardi di dollari alla fine del ciclo di vita del programma. Inoltre, nei prossimi anni prevediamo di fornire alle aziende italiane ulteriori opportunità di partecipazione industriale per un valore complessivo superiore ai 4 miliardi di dollari. Ad agosto 2013, erano oltre 90 i contratti che Lockheed Martin e le aziende partner hanno affidato a decine di aziende italiane. La realtà è che il programma rappresenta un grande potenziale sia per le aziende italiane sia per i lavoratori. Secondo un recente studio di PriceWaterhouseCoopers–Italia, la produzione dell’F-35 in Italia sarà in grado di generare al picco oltre 6.300 posti di lavoro e di apportare benefici concreti al sistema economico del paese per un valore di 15,7 miliardi di dollari.
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2 commenti
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Insomma il tipo che li vende dice che sono un affarone