
Il gioco delle differenze toglie ogni dubbio. Parisi e Sala non sono uguali

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’ultima settimana di campagna elettorale è servita a rimarcare le differenze tra Beppe Sala e Stefano Parisi.
Il primo ha stretto un accordo coi Radicali di Marco Cappato, il secondo ha incassato l’endorsement di Massimo Gandolfini del Family Day.
Il primo ha detto che darà un ruolo a Emma Bonino, che la sua giunta rispetterà le quote rosa e che Pierfrancesco Majorino, la star dei diritti civili, avrà un ruolo di primo piano (non l’ha detto, ve lo diamo noi per sicuro, farà l’assessore, è già tutto deciso). Il secondo ha ribadito di essere contro l’utero in affitto, ha difeso la famiglia («negli ultimi anni è stata discriminata. Con Pisapia gli unici libri presi nelle biblioteche sono quelli che illustrano la teoria gender»), ha detto che «le parole “genitore 1 e genitore 2” nei moduli del Comune sono vergognose».
Il primo ha rivelato che darà un posto a Gherardo Colombo, il secondo che la legalità non è un distintivo con cui pavoneggiarsi, ma un’azione, con regole chiare e uguali per tutti.
Alla faccia di quelli che dicevano che i due sono uguali, eccovi dunque tracciato il solco di separazione. “È l’uomo che fa la differenza”, abbiamo titolato in copertina. Parisi ha saputo farla, sia nei confronti di Sala sia come valore aggiunto per la sua coalizione. Al ballottaggio sapete cosa fare.
Foto Ansa
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