Di Matteo (Mcl): «La politica metta lavoro e persone al centro del suo agire»

Di Gianluca Salmaso
10 Settembre 2022
Intervista al presidente, nell'anniversario della nascita del Movimento cristiano lavoratori. I giovani, le elezioni, la crisi del Paese
Antonio Di Matteo, Mcl

Antonio Di Matteo, Mcl

Un giubileo nell’occhio del ciclone quello che, in questi mesi, festeggia il Movimento Cristiano Lavoratori: con la lunga coda della pandemia che sembra sempre sul punto di sferrare qualche brusco colpo e la crisi economica ed energetica che iniziano a mordere, il mondo del lavoro è quello più esposto e le preoccupazioni non mancano di certo.

Nato in risposta a quella che passò alla storia come “la svolta socialista” delle Acli del 1968, oggi il Movimento è una realtà radicata sul territorio, «un’organizzazione al tempo stesso ecclesiale e sociale con una grandissima base popolare» come ricorda Antonio Di Matteo, presidente di Mcl al quale abbiamo posto alcune domande.

Presidente, come sta vivendo questo giubileo il Mcl?

Abbiamo voluto iniziare da un pellegrinaggio nella terra di San Francesco per recuperare lo spirito di Assisi, di pregare per la pace. Questo è il luogo universale della preghiera per la pace e da qui oggi dobbiamo ripartire per vedere in proiezione quello che sarà il movimento di domani, tenendo sempre presente che il mondo è radicalmente cambiato rispetto a 50 anni fa e bisogna guardare ai tempi che verranno.

Una delle difficoltà che spesso hanno le associazioni, i sindacati e i movimenti nei confronti del futuro è però dovuta alla scarsa partecipazione dei giovani.

Abbiamo una larga presenza di giovani nel nostro movimento, molti hanno anche ruoli importanti a livello locale e regionale. I giovani del Mcl fanno poi un percorso formativo autonomo rispetto a quello degli adulti, in modo che possano vivere questi giorni insieme in armonia, pregare e discutere le questioni giovanili in autonomia. Certo è che, in questi tempi di comunicazione veloce, strillata, la tecnologia apre spazi di partecipazione diversi ma io riscontro in loro una grande sensibilità rispetto a quello che è il Dna del movimento e una grande passione per l’impegno nel sociale, dal recepire i bisogni che vivono direttamente a quelli della solidarietà.

Queste settimane sono anche quelle più calde della campagna elettorale. Come vedete questa stagione politica?

La politica ci preoccupa molto perché ci accorgiamo che si parla poco dei problemi reali delle persone, lo scontro dialettico è più su altre cose. Abbiamo dei sensori nella società italiana diffusi sul territorio rappresentati dai servizi alla persona e possiamo raccogliere i bisogni degli individui: sbarcare il lunario, avere una prospettiva occupazionale per i figli, certezza su come mantenere in autonomia il bilancio familiare. In questo tempo di campagna elettorale di tutto ciò se ne parla poco.

Insomma, non c’è di che stare allegri.

Siamo molto preoccupati e lo eravamo anche prima della fine di luglio perché l’Italia arrivava da una crisi economica legata alla pandemia a cui è sopraggiunta la guerra ed è chiaro che tutto questo produrrà effetti negativi sulle persone, le famiglie e le organizzazioni sociali. Per ultima poi è arrivata la crisi di governo e ci troviamo dentro ad un periodo che non ci fa dormire sonni tranquilli. È vero che abbiamo assistito ad un’estate di grandissimo movimento, le persone avevano bisogno di uscire, ma immaginiamo che ci aspetteranno un autunno e un inverno molto difficili.

Cosa attendete dal Governo che verrà?

Siamo europeisti con un occhio alle problematiche e ai rapporti con i paesi del Mediterraneo, auspichiamo che ci sia un Governo che si faccia carico dei problemi delle persone. Confidiamo, preghiamo affinché ci sia un Governo che possa condividere questo nostro sentire.

I problemi del lavoro e delle persone al centro, una politica che oggi passa anche dal reddito di cittadinanza e da una serie di altre iniziative attuate dai vari governi e che ora sembrano dover essere messe in discussione.

Quando si è parlato del Pnrr l’abbiamo detto: serve una visione di lungo periodo che guardi alle giovani generazioni. Non possiamo tamponare i problemi di oggi agendo di pancia, la politica deve ambire a perseguire soluzioni di medio e lungo termine. Sul reddito di cittadinanza, poi, siamo stati critici fin dall’inizio: siamo dell’idea che bisogna andare incontro alle persone fragili, con disabilità o senza un reddito, ma un conto è sostenere la povertà e un altro è creare le condizioni per rientrare nel mercato del lavoro. Si deve fare il bene delle nuove generazioni e questo vuol dire ragionare in un’ottica di sviluppo anche accompagnando le aziende nel percorso di trasformazione dei processi produttivi. Dobbiamo creare le occasioni per un lavoro retribuito che sia giusto e sicuro per tutti, questo è l’obiettivo, non siamo favorevoli a soluzioni tampone. Siamo favorevoli, invece, a fare sacrifici se in prospettiva si crea un processo virtuoso.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.