Di chi è il merito del successo della “Manifestazione per tutti” di Parigi? Di Frigide Barjot, l’“addetta stampa di Gesù”

Di Rodolfo Casadei
20 Gennaio 2013
Cruciale è stato il ruolo dell’umorista cattolica che ha saputo valorizzare mediaticamente al massimo le componenti non cattoliche della protesta

Marciare divisi per colpire uniti, emergere e immergersi continuamente come un sommergibile. È stata questa la tattica vincente della Chiesa cattolica per arrivare a suscitare un movimento di opposizione al progetto di legge del “matrimonio per tutti” di portata nazionale. Applicata alla manifestazione stessa del 13 gennaio: una decina di vescovi ha marciato per le strade di Parigi, un centinaio sono rimasti a casa; il cardinale arcivescovo di Lione Philippe Barbarin si è unito al corteo partito da Place d’Italie e ha camminato fianco a fianco con Benaissa Chana, il presidente del Consiglio regionale del culto musulmano di Rhône-Alpes, invece il cardinale arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois è apparso fugacemente a piazza Denfert-Rochereau dove ha portato il suo saluto agli organizzatori per poi ritirarsi. Nelle chiese di tutto il paese i celebranti hanno espresso simpatia e sostegno a chi aderiva alla manifestazione ma hanno anche riconosciuto la legittimità della scelta di chi non sarebbe andato. In piazza la maggioranza dei manifestanti era di estrazione cattolica, ma la scenografia e gli interventi che si sono succeduti hanno mantenuto fede alla promessa di una manifestazione che rappresentasse «un’onda apolitica e aconfessionale contro il matrimonio, le adozioni e la fecondazione assistita per tutti e soprattutto contro l’omofobia».

Insomma la Chiesa francese è riuscita nella non facile impresa di suscitare la più grande manifestazione di protesta dai tempi di quella contro il progetto di legge Savary-Mitterrand che voleva statalizzare tutta l’educazione, senza poter essere fatta coincidere con l’iniziativa. È riuscita ad animare un movimento di massa senza poter essere identificata con quel movimento. Cruciale a questo proposito il ruolo di Frigide Barjot (in foto), l’umorista cattolica (che si presenta provocatoriamente sui palcoscenici come “l’addetta stampa di Gesù”) che ha saputo valorizzare mediaticamente al massimo le componenti non cattoliche della protesta: omosessuali contrari al matrimonio gay, socialisti dissidenti dalla linea ufficiale del partito, musulmani, cristiani di sinistra normalmente polemici con la gerarchia ecclesiastica ma contrari alla mercificazione del corpo della donna, eccetera. La scelta del ministro dell’educazione Vincent Peillon di ammonire le scuole cattoliche perché, in nome della neutralità che la laicità prescrive in ambito educativo, non organizzassero discussioni sul progetto di legge, si è trasformata in un autogoal quando i giornali hanno raccontato che nel mese di ottobre la portavoce del governo Najat Vallaud-Belkacem si era presentata in un liceo insieme a un esponente dei gruppi Lgbt magnificando davanti agli studenti l’istituzione del “matrimonio per tutti”. Domenica il cardinale Barbarin ha ribadito le ragioni di chi è contrario: «Questa legge commette una grande violenza contro una nazione. Non sarà un progresso per la Francia, e questa è una convinzione che va al di là delle divisioni politiche. Sì, spero proprio che il progetto di legge venga ritirato».

@RodolfoCasadei

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3 commenti

  1. Quercia

    Ripeto..
    quando facciamo una manifestazione simile anche qui in Italia????

    1. ErikaT

      Mai

      1. Quercia

        Ahahah. Erika non speravo di averti con noi a manifestare, non ti agitare 😉

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