Depressione, allarme Usa. Troppe diagnosi errate: tristezza scambiata per malattia e bombardata coi farmaci

Di Benedetta Frigerio
13 Agosto 2013
Boom di pillole contro il "male di vivere". Ma secondo studi citati dal New York Times solo il 38 per cento delle valutazioni mediche "positive" è corretto

In luglio il New York Times aveva denunciato, attraverso il rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), gli organismi di controllo della sanità pubblica degli Stati Uniti, il fenomeno dell’abuso dei cosiddetti “painkiller” (killer del dolore), gli antidolorifici e gli oppiacei, a volte assunti contemporaneamente, che proprio a causa degli eccessi uccidono 18 donne al giorno. Oggi il quotidiano americano punta ancora i riflettori su un altro fenomeno simile: l’abuso delle prescrizioni di antidepressivi, farmaci ampiamente sponsorizzati attraverso i media americani e spesso usati impropriamente contro dolori fisiologici confusi con malesseri patologici.

I DATI. Secondo le fonti citate da New York Times ricorre agli antidepressivi un americano su dieci. Il picco? Fra le donne tra i 40 e 50 anni di età, che fanno registrare un tasso del 25 per cento. Sono cifre ancor più preoccupanti se si considera che nella fascia di età superiore ai 65 anni su sette persone considerate “depresse” ben sei non lo sono affatto: diagnosi sbagliata. A svelarlo è una pubblicazione dell’aprile scorso apparsa sul Journal of Psychotherapy and Psychosomatics: un’indagine effettuata su 5 mila pazienti giudicati depressi di diversa età ha dimostrato che due su tre non erano veramente malati (solo il 38,4 per cento delle valutazioni mediche era esatto). Ma, si legge, «lo studio non è il primo a rivelare i numerosi “falsi positivi”».

LE CAUSE. Le cause del fenomeno sarebbero simili a quelle per cui si abusa degli antidolorifici: «La televisione – scrive il New York Times – fa pubblicità agli antidepressivi, di solito le assicurazioni li coprono, limitando invece il ricorso alla terapia della parola». Una donna di 50 anni, che chiede l’anonimato, racconta al quotidiano di avere assunto questi farmaci dopo la morte del marito, ma era stato il suo medico a insistere, mentre a lei quella tristezza sembrava normale. «Mi ha detto: “Devi funzionare, devi lavorare, hai una figlia da crescere”», racconta la vedova. Non c’è però solo questo. Sono anche i pazienti spessi a domandare sempre più pillole. A spiegarlo è Ramin Mojtabai, professore della Johns Hopkins Bloomberg School of Publich Health: «Sentimenti di tristezza, stress della vita quotidiana e problemi relazionali causano dispiaceri che possono passare senza durare a lungo. Ma gli americani sono diventati sempre più propensi a usare i farmaci per gestirli».

RIMEDI? Come per l’abuso dei “painkiller”, anche nel caso degli antidepressivi il problema è dunque una tendenza alla “medicalizzazione” di tutto, anche della tristezza. Con i farmaci però le persone possono rimuovere i sintomi delle proprie sofferenze, senza ma raggiungere la radice del problema. Per questo lo scorso anno «l’Associazione dei medici di base olandesi ha esortato a prescrivere gli antidepressivi solo in casi gravi», spiega il New York Times. In mancanza di altri supporti affettivi stabili, l’alternativa agli antidepressivi è il ritorno al colloquio psicologico. Non si sa per quale via, ma si avverte come la necessità di fare marcia indietro, cercando di sostituire le pillole con i rapporti umani.

@frigeriobenedet

Articoli correlati

4 commenti

  1. Stefano

    Fatela finita con questi articoli basati sul sensazionalismo… Il giornale citato come fonte di verità avrà un impact factor ridicolo e viene ritenuto come indiscutibilmente valido.
    Grazie a Qs articoli si generano mostri come si può notare da certi commenti…
    Benedetta scrivi di altro per favore.

    1. giovanna

      Anche io credo che sia una medicalizzazione eccessiva della tristezza, e proprio le donne dai 40 ai 50 sono quelle che ne subiscono le conseguenze: è un fenomeno importante, è giusto ragionarci sopra, non ci vedo nulla di sensazionalistico.

  2. Stefano

    H

  3. MARCO

    Sarà ora che il mondo apra gli occhi

    La psichiatria è un crimne contro l’umanità intera da secoli e tutti i totalitarismi e le tortu re furono psiciatriche gli psicofarmaci attuali (tutti) derivano da una ricerca che prese spunto negli U.S.A dal lavaggio del cervello fatto dai cinesi comunisti in Manciuria
    E`un crimene sempre e comunque quello che stanno facendo a ogni persona che prende psicofarmaci. Cioè la verità è che non ci sono eccezioni su questo. Se vi sembra eccessivo quel che ho appena scritto allora non sapete non conoscete non vi siete ancora resi conto di niente.

    PER CURA RE DEPRESSIONE CI VOGLIONO SOLO :

    iperico, metiojnina

    radice di valeriana

    melatonina alle 9 di sera er riprendere il ritmo del sonno

    vitamine del gruppo B, vitamina D, magnesio

    ascoltare mozart

    fare triduo a san Michele o novena a san Michele (cioè funziona effettivamente o efficacemente anche quello)

I commenti sono chiusi.