
Demand Media, il software che con Google realizza 5700 articoli al giorno
Si chiama “Demand Media” ed è una start up dedicata alla creazione e diffusione di contenuti. Rientra nelle cosiddette fabbriche di contenuti (content farm), effetti collaterali del World Wide Web. Come funziona? La piattaforma sfrutta un algoritmo che identifica gli argomenti con alto potenziale pubblicitario, sulla base dei dati del motore di ricerca Google: poi propone queste informazioni a tredicimila freelance che producono articoli e video (in media un video viene compensato con 20 dollari, un articolo con 15 dollari) che poi, con la massima tempestività, vengono titolati efficacemente e distribuiti sulle pagine dei siti on-line che sfruttano il software.
Paolo Bottazzini (fondatore di pquod) ha riassunto efficacemente il senso dell’operazione: «Il vero direttore editoriale di Demand Media è Google. D’altra parte nel corso del 2010 Google si è confermato anche come la principale fonte di reddito, contribuendo con il 26% dei fatturato complessivo». La selezione degli argomenti avviene esaminando il numero di ricerche imputate dagli utenti nel motore di ricerca. Le key words utili vengono segnalate ai redattori, in modo tale da sfruttare la loro potenzialità commerciale prima che l’attenzione sia catturata da altri temi (dal momento che nel mondo dell’informazione 2.0 le notizie hanno un ciclo di vita molto breve). In questo modo Demand Media produce circa 5.700 articoli al giorno.
Al suo esordio in borsa Demand Media ha ottenuto una valutazione superiore a quella del New York Times. Il guru dei motori di ricerca Danny Sullivan,”sul portale Search Engine Land ha voluto ipotizzare come cambierebbe la pagina del quotidiano statunitense se si basasse solo sulla rilevazione degli interessi degli utenti. Qui è possibile dare un’occhiata alla simulazione. Nella prima immagine il rilievo viene dato ai fatti, a quello che sta succedendo nel mondo; nella seconda, ad essere indicizzato è ciò che la gente sta cercando su google.
La prospettiva è da brivido: appiattimento generale dell’informazione e carenza progressiva dei contenuti originali. Tant’è che in America la polemica su Demand Media non sta riguardando solo i blogger, ma anche le testate come Wall Street Journal e New York Times, che hanno parlato di «emergenza rifiuti». Persino Google, nella figura di Matt Cutts (uno degli ingegneri responsabili della qualità) ha promesso che il motore di ricerca «sta elaborando un algoritmo che eliminerà lo spam». Il nuovo algoritmo anti-spazzatura per ora è stato modificato solo negli Stati Uniti, ma avrà effetto sull’11% dei risultati di ricerca.
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