
Decadenza Berlusconi, per il Corriere il voto palese non è una decisione saggia né giusta
Anche il Corriere della Sera boccia in pieno la scelta della Giunta per il regolamento del Senato, che ieri a stretta maggioranza (7 voti contro 6) ha deciso che l’Aula di Palazzo Madama voterà sulla decadenza di Silvio Berlusconi a scrutinio palese, nonostante il regolamento dell’assemblea stabilisca che «sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede».
CONTRA PERSONAM. Nell’editoriale pubblicato in prima pagina e firmato da Antonio Polito, il quotidiano di via Solferino sostiene che questa decisione inaudita non è saggia né giusta. A parte che «non è detto che il voto segreto sarebbe convenuto a Berlusconi», osserva Polito, il punto è che adesso «anche chi, con ottime ragioni, ritiene che sia la legge e solo la legge a sancire la decadenza di Berlusconi in seguito alla sentenza che l’ha condannato per frode fiscale, converrà che si è regalato un formidabile argomento a chi invece sostiene che si tratta di una rivalsa politica». Infatti «non c’è bisogno di essere esperti di regolamenti parlamentari per capire che a qualsiasi altro senatore si fosse trovato nelle condizioni di Berlusconi sarebbe stato concesso il voto segreto».
QUALE LEGALITÀ. Se dunque optare per il voto palese non è stato saggio da parte della Giunta, probabilmente non è neanche giusto. Una sinistra che si vanta di farsi guidare dalla “legalità” avrebbe dovuto tener presente che «perfino quando si tratta delle dimissioni di un senatore la parola finale spetta all’Assemblea che si esprime a voto segreto. Ancor di più dovrebbe valere quando si decide dell’espulsione di un senatore», scrive Polito. È vero, «il popolo vuole trasparenza, e dunque voto palese», aggiunge l’editorialista del Corriere, «ma insieme alla trasparenza dovremmo avere caro anche il valore della libertà del parlamentare».
SUDDITANZA GRILLINA. Insiste Polito: male hanno fatto i democratici a stracciare un regolamento che «proteggere la libertà» del parlamentare «anche dalla disciplina o dalle imposizioni di partito», al solo scopo di inseguire Beppe Grillo che invece «vorrebbe trasformare gli eletti del popolo in suoi dipendenti legati da un vincolo contrattuale». «La cosa paradossale è che gli altri hanno assecondato il voto palese proprio perché temevano che nel segreto dell’urna i Cinque Stelle ciurlassero nel manico per salvare Berlusconi e dannare il Pd».
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Il voto palese e’ sbagliato, ma occorre anche aggiungere che ne’ a Grillo ne’ a Berlusconi e’ mai fregato nulla della libertà di coscienza dei parlamentari, tutti puntualmente tacciati di tradimento alla prima critica: chi di spada ferisce, di spada perisce…