Tentar (un giudizio) non nuoce

De Gasperi, costruttore di una politica buona

Di Raffaele Cattaneo
06 Luglio 2024
Il libro di Polito ci restituisce il ritratto di un uomo che in soli otto anni a capo del Governo pose le basi della nostra democrazia. Il suo segreto? La grande fede

Confesso una preferenza, o se vogliamo utilizzare un termine più appropriato, un’ammirazione formidabile, che s’incunea oltre la stima che si può avere nei confronti di un leader politico. Parlo di Alcide. Sì proprio lui, Alcide De Gasperi e poiché si avvicina l’estate vi consiglio una lettura molto stimolante, frutto della penna felice di Antonio Polito. Il noto giornalista ha recentemente pubblicato per le edizioni Mondadori Il costruttore – Le cinque lezioni di De Gasperi ai politici di oggi.

Si tratta di un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che hanno passione per la politica e che ambiscono a esercitare un ruolo pubblico. Dalla lettura emerge la figura di un leader che ha donato, con preveggenza rara moltissimo al nostro Paese. Forse il mondo politico non gli ha tributato il meritato riconoscimento, che invece la storia gli ha indubitabilmente attribuito. In un tempo in cui i politici amano distruggere, come sottolinea l’autore, De Gasperi si pose come un costruttore ineguagliabile, l’uomo del fare, l’edificatore di una politica buona, prima ancora che di una buona politica.

Uomo del nord, trentino, nato in Valsugana, terra contesa tra Italia e Austria. Parlamentare dell’impero asburgico prima, e poi di quello italiano, fautore della transizione tra la Monarchia e la Repubblica, Presidente del Consiglio e “quidam de populo” come si definiva lui, protagonista della ripresa del nostro Paese dopo le miserie provocate dalla guerra e dalle scelte improvvide di un altro distruttore come Benito Mussolini.

«Tutto è contro di me tranne la vostra cortesia»

De Gasperi ha sempre mantenuto un profilo sobrio e schivo ma ha saputo inanellare una serie di fatti che nessun esponente politico giunto dopo di lui può vantare. Il libro li racconta, sia in merito ai successi, sia nella difficoltà di conseguirli. A partire dalla conferenza dei Paesi vincitori della guerra dove l’Italia era un’osservata speciale. Famosa ed emblematica la frase che pronunciò in quel contesto: «Tutto è contro di me tranne la vostra personale cortesia». Frase che descrive anche con gentilezza la palese ostilità degli altri Paesi nei nostri confronti. Non a caso dopo il suo discorso, tornando al suo posto, relegato in ultima fila, l’unico ad alzarsi per stringergli la mano fu il segretario di Stato americano Byrnes. Egli aveva visto in De Gasperi un uomo che era stato perseguitato dal fascismo e che in quella occasione doveva portare sulle sue spalle il peso e l’ostilità per gli errori di coloro che lo avevano perseguitato.

È impressionante notare come questo maestro della politica in soli otto anni a capo del Governo sia riuscito a ricostruire l’Italia, a mandare via il re, a difendere l’integrità di un Paese sconfitto durante la guerra, a portare a casa i finanziamenti del Piano Marshall, a consolidare l’alleanza occidentale attraverso il Patto Atlantico, a creare la Cassa del Mezzogiorno, l’Eni e, soprattutto, da Padre fondatore, a dare vita alla visione politica più decisiva per un futuro di pace e prosperità che è stata l’Europa unita.

Le cinque lezioni

Quale è stata la radice di tutto questo? Persino un laico come Polito non può non riconoscere come la genesi di questa posizione umana così straordinaria sia la grande fede di De Gasperi, qualcuno afferma addirittura la santità di Alcide.

Proclamarlo santo sarà compito della Chiesa, a noi che facciamo politica corre l’obbligo di raccogliere l’eredità che ci ha lasciato nelle cinque lezioni, ossia che chi è veramente democratico è antifascista e anticomunista allo stesso tempo, che la politica estera determina anche quella interna, che bisogna essere rigorosi in economia perché questa è la condizione per offrire al Paese le risorse per le riforme sociali, che investire al sud conviene anche al nord e che è più importante che siano più forti le Istituzioni anziché i partiti.

Credo che queste lezioni siano importanti anche oggi e che meritino di trovare nuovi interpreti, cioè nuovi costruttori, anche in questa difficile fase della storia.

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