
Dazi auto. «Va scongiurato il più grande suicidio economico della storia»

Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, è stato ieri a Bruxelles. In qualità di presidente dell’Automotive Regions Alliance (Ara), ha lanciato un allarme sulla difficile situazione del settore, resa ancor più complicata dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di voler imporre un dazio del 25 per cento su tutte le automobili prodotte all’estero. «Bisogna scongiurare il più grande suicidio economico della storia industriale», afferma Guidesi a Tempi, consapevole che, già prima della mossa protezionistica americana, fosse necessario «far cambiare marcia a un’Europa che ha commesso grandi errori».
Assessore, quali conseguenze avrà il dazio annunciato da Trump?
Purtroppo, saranno conseguenze pesanti. Ci saranno ricadute economiche negative per le nostre imprese e le nostre filiere. Fino all’ultimo abbiamo sperato che prevalesse la ragione, ma dobbiamo prendere atto della decisione statunitense. Resto convinto che le guerre commerciali non convengano a nessuno. Solo un patto per un mercato atlantico regolato può tutelare gli interessi sia europei sia statunitensi.

Lei è stato molto critico con le politiche europee. Partecipando alla plenaria del Comitato delle Regioni a Bruxelles, ha sottolineato la profonda crisi del settore: «Attualmente è ferma il 75 per cento della capacità produttiva dei costruttori europei e della loro filiera di fornitura, con la drammatica prospettiva di perdere, a livello continentale, mezzo milione di lavoratori nei prossimi anni». Qual è stato l’errore dell’Europa?
Da anni, e soprattutto da gennaio, quando ho assunto la guida dell’Ara – l’alleanza tra le 36 regioni europee più importanti del comparto – non ho mai nascosto le mie perplessità sulla scelta ideologica europea di identificare nel motore elettrico l’unica via per attuare la transizione ecologica. Una decisione miope, che ha fornito un formidabile assist industriale e commerciale ai nostri competitor, in primis la Cina.
Una scelta tafazziana.
Esatto. L’automotive rappresenta al meglio l’integrazione industriale europea e le basi su cui si è fondata l’Unione Europea. Non esiste regione in Europa che non sia coinvolta nel settore. Il paradosso è che siamo stati noi stessi la causa del nostro male.
Da un lato, abbiamo i dazi americani; dall’altro, la Cina, che ha sfruttato i nostri errori per conquistare il primato mondiale nelle batterie elettriche. Cosa dovrebbe fare l’Europa? Ha anche detto che il correttivo annunciato da Ursula von der Leyen non è sufficiente. Perché?
Serve una modifica radicale del regolamento e della strategia intrapresa nel calcolo delle emissioni. Dobbiamo restituire alla nostra industria la possibilità e la convenienza economica di tornare a produrre le auto più belle del mondo. Dobbiamo uscire da questo equivoco: non possiamo puntare esclusivamente sull’elettrico. Chiediamo che l’Europa consenta lo sviluppo e l’incentivo di tecnologie alternative, investendo anche su idrogeno, combustibili sintetici e biocarburanti, così da garantire una vera neutralità tecnologica. Trasformare le raffinerie in bioraffinerie, in modo da produrre biocarburanti per alimentare auto e veicoli commerciali con motori endotermici, rappresenta un’ottima operazione ambientale, che ridurrebbe notevolmente le emissioni.

Il mondo dell’auto continua a mostrare segnali di sofferenza. Penso alla chiusura degli stabilimenti Volkswagen in Germania, agli scioperi dei sindacati francesi, alla situazione di Stellantis e Bmw, e così via.
Questa crisi è anche il frutto delle scelte ideologiche che menzionavo prima. Non si può limitare la ricerca e l’innovazione imponendo un’unica direzione. E, paradossalmente, non si raggiungono nemmeno gli obiettivi ambientali: l’industria si sposta altrove e la nostra scompare. A questa situazione già drammatica si aggiungono ora i dazi statunitensi, oltre ai costi energetici.
Con altre regioni e i principali stakeholder del settore avete firmato un Manifesto chiedendo all’Europa di invertire la rotta. Cosa proponete?
Chiediamo all’Europa di adottare il principio della neutralità tecnologica e di non disperdere un patrimonio di competenze, tecnologie e posizionamento di mercato che abbiamo costruito in anni di ricerca, innovazione e successi imprenditoriali. Come ripeto sempre, il messaggio che dobbiamo far arrivare a ogni cittadino europeo è semplice: muoviti come vuoi, basta che non inquini.
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