«Dalle Br alle Olgettine, vi racconto come politici e magistrati hanno sfasciato la giustizia»

Di Chiara Rizzo
29 Novembre 2013
Va in pensione Frank Cimini, uno dei più noti cronisti di giudiziaria in Italia, testimone critico di 35 anni di processi. «Tutto è andato a rotoli quando la politica si è consegnata alla magistratura»

Va in pensione oggi Frank Cimini, 60 anni, cronista di giudiziaria diventato un’istituzione a Milano. Barba socratica e battuta pronta e tagliente, Cimini, dopo un’esperienza come ferroviere, ha cominciato la professione tra il 1976 e il 1977: prima come praticante al Manifesto, poi come corrispondente del quotidiano il Mattino di Napoli (Cimini è nato in Connecticut, a New Haven, da genitori originari della costiera amafiltana). In 35 anni di carriera è stato testimone oculare, e critico, della storia giudiziaria e politica italiana.

Cimini, come si sente ad andare in pensione?
Ho solo finito il lavoro come giornalista dipendente, ma proseguirò quello più divertente da giornalista indipendente con un blog appena nato: giustiziami.it. Su questo sito, cui lavorano anche altri giovani e attenti cronisti di giudiziaria di Milano, avrò più libertà di scrittura perché non dovrò dipendere da alcuna linea editoriale.

Dai processi alle Br a quelli alle olgettine. Come ha visto cambiare la giustizia italiana in questi anni e qual è oggi il suo giudizio sul sistema del nostro paese?
Resto molto critico: mi pare che si vada di male in peggio, e questo al di là dal fatto che, personalmente, trovo terrificante un sistema di uomini che giudicano altri uomini. Ora quando sento parlare di riforma della giustizia mi viene l’orticaria. Negli ultimi anni non la si è fatta perché Silvio Berlusconi la intende come una legge per salvarsi dai suoi processi, mentre i suoi avversari intendono mantenere lo status quo. Non penso che la situazione cambierà nel breve-medio periodo. Negli anni di cui sono stato testimone, la giustizia ha subìto dei danni e, secondo me, questo è accaduto prima della discesa in campo del Cavaliere. La situazione si è poi aggravata con Berlusconi, ma non solo per colpa sua. Qualsiasi persona di buon senso sa che non c’è una via d’uscita a breve, e questo perché la classe politica non ha le competenze per affrontare la situazione e riformarla, dato che governa sulla base della cronaca quotidiana, di emergenza in emergenza.

Di chi è la responsabiltà di questo peggioraramento della situazione?
Le responsabilità sono tanto della magistratura quanto delle classe politica. La politica, ad esempio, si è consegnata mani e piedi alla magistratura per la “lotta al terrorismo”. Da quella, che è stata la “madre delle emergenze”, si è passati ad altre emergenze: la mafia, Mani pulite… Così, negli anni Novanta la magistratura è saltata al collo della politica. In mezzo a questo ciclone di eventi è arrivato Berlusconi, e la situazione è peggiorata.

È arcinota, tra cronisti e avvocati, la sua antipatia nei confronti di un pm “storico” di Milano, Antonio Di Pietro. Perché?
Personalizzare è sbagliato. Ma volendo rispondere dico che un personaggio come Di Pietro, per fermarsi agli ultimi vent’anni, ha finito per nuocere alla stessa magistratura che lo aveva scelto a proprio simbolo. Di Pietro è un personaggio negativo sotto ogni punto di vista: ha usato il codice di procedura penale come carta igienica. A mio avviso, la magistratura ha usato la sua figura per aumentare il proprio peso, il proprio potere, ma sarebbe stato meglio se si fossero scelti un simbolo migliore, visti i metodi che ha usato. A Palazzo di giustizia tutti ne hanno parlato come di personaggio che viveva a “scrocco” degli indagati, e che faceva cose che nessun magistrato avrebbe dovuto fare. Se queste azioni furono commesse, ciò è avvenuto però con la “copertura mediatica” del “giudice che ripuliva l’Italia dalla corruzione e dal malaffare”. Il 1993 è stato davvero l’anno del terrore e i politici hanno avuto paura di un magistrato che in realtà non era molto più lindo di coloro su cui indagava.

Oggi in un’intervista Luciano Violante, ex magistrato, da sempre di sinistra, concorda con la sua analisi e sostiene che la politica ha abdicato alla magistatura, delegandole grandi questioni politiche, come il terrorismo, mafia e corruzione. Poi aggiunge che «Vvnno separate le carriere. Ma quelle di pm e giornalisti». Lei che ne pensa?
Su questo posso essere d’accordo: i giornalisti le informazioni le prendono direttamente dalle procure e appena c’è un’inchiesta, salvo altri scopi editoriali, i giornali sono schierati con l’accusa. Il punto, però, è da che pulpito viene la predica. Violante è un altro magistrato che con le sue inchieste ha fatto scandalo: un esempio è l’inchiesta intimidatoria e senza riscontri che condusse su Edgardo Sogno (personaggio che comunque giudico scandaloso). Violante lo accusò di essere autore di un golpe e lo mise in carcere: Sogno venne prosciolto in seguito da ogni accusa. Non dimentichiamo poi che Violante è stato uno dei fondatori del partito dei giudici, e all’epoca dell’antiterrorismo è stato tra coloro che si sono più battuti per una “delega in bianco” alla magistratura. Ora, va bene che solo i paracarri non cambiano idea, e prendiamo atto che Violante lo ha fatto: ma lui è uno di quelli che ha voluto le leggi premiali sui pentiti e con i disastri che ne sono stata conseguenza, sarà impossibile uscire dal pantano che si è creato. Violante è stato una delle incarnazioni della via giudiziaria al socialismo.

L’opinione pubblica oggi parla sempre di più di temi finora trascurati, come l’abuso della custodia cautelare o l’emergenza delle carceri. Crede che qualcosa stia cambiando sotto questo profilo?
Ho visto il carcere usato sempre più come una discarica sociale, e usato anche all’interno degli scontri di potere tra politica e magistratura per regolare i conti. In Italia c’è un uso eccessivo del carcere e della custodia cautelare ma li vedo ancora come problemi che nel nostro paese sono ridotti a tema da convegni e manifestazioni, senza che poi di fatto cambi nulla.

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1 commento

  1. Romano Bergamaschi

    D’accordo, Frank Cimini. Siamo a una situazione di fatto per cui noi popolo “sovrano” (Art.1 della Costituzione) siamo ridotti a sudditi in ostaggio a qualsiasi magistrato, privi di libertà di parola e d’opinione, elettori regolarmente beffeggiati specie ai referendum ma anche con eletti voltagabbana autorizzati, controllati in quanto spendiamo… ecceccecc. Ma la boiata più grossa l’hanno combinata i politici privandosi dell’immunità parlamentare, chiave di volta della Costituzione che grazie all’immunità garantiva il rispetto del voto espresso appunto dal popolo sovrano in maggioranza per lasciare il rappresentante eletto libero di governare. Come dice Pansa, sono stati proprio i politici parlamentari a farsi l’autogolpe. Se poi vogliamo giudicare i medesimi parlamentari come potere legislativo, un Paese in balìa di decine di migliaia di leggi vigenti… quale mai giustizia possono consentire? Impossibile. E se aggiungiamo una casta di funzionari togati cosiddetti “giudici”, intoccabili ingiudicabili innominabili e onnipotenti, cui si concede il diritto di pregiudizio personale al di là e al di fuori delle prove provate, peraltro liberi di passare dal potere giudiziario al potere legislativo ed esecutivo… La divisione dei Poteri: ma dove?! Come cittadini italiani siamo solo dei fottuti! E basta.-

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