
Da due mesi il Veneto non è più in Italia
Da circa due mesi il Veneto non è più in Italia. Già perché tra leggi e leggine accumulate in decenni di storia italiana, a fare le spese del decreto “ammazzanorme” entrato in vigore lo scorso 16 dicembre e firmato dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è stato anche il Regio Decreto 3300 del 4 novembre 1866. Quello, per intenderci, con il quale re Vittorio Emanuele II sancì, «per grazia di Dio e volontà della Nazione», l'integrazione nel Regno d'Italia delle «provincie della Venezia e quella di Mantova».
Rapida e indolore, come nessun secessionista se l'era immaginata, l'episodio che ha restituito alla Serenissima i confini dell'antica Repubblica di Venezia non cancellerà tuttavia i 150 anni di storia della Repubblica «una e indivisibile»: «Il Regio Decreto 3300 del 4 novembre 1866 non è stato abrogato “per errore”: è stato abrogato perché superato dalla Costituzione che all'articolo 131 costituisce tutte le Regioni d'Italia, Veneto compreso». Così, dal dicastero di Calderoli assicurano che l'episodio resterà tale e senza conseguenze.
In altre parole, si rassegnino i nostalgici austro-ungarici: su questa e l'altra incresciosa vicenda legata all'ammazzanorme che ha abrogato le competenze del Comune di Venezia sul Canal Grande, Roma correrà ai ripari per chiarire i contenuti del decreto ed evitare ai tribunali di perdere tempo con i ricorsi di qualche temerario.
Del resto una formula salvanorme era già stata collaudata con successo nel 2009, quando tra la soppressione di «29 mila leggi inutili» erano finite quelle che fondavano i Comuni di Follonica, di Sabaudia, di Aprilia e di Carbonia. Solo che allora non ricorreva il 150° dell'Unità nazionale e il Veneto non aveva ancora confermato la sua partecipazione alla mostra ”Regioni e testimonianze d'Italia”, in programma a Roma dal 27 marzo al 3 luglio prossimi.
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