Crisi Ucraina, Washington decide nuove sanzioni contro la Russia

Di Chiara Rizzo
17 Luglio 2014
Destinatarie del provvedimento (che non congela asset né vieta affari) sono alcune tra le principali imprese del paese, sostenitrici di Putin: titoli in calo alla borsa di Mosca, dopo l'annuncio. Putin: «Usa conducono politica aggressiva»

Gli Stati Uniti hanno deciso nuove sanzioni nei confronti della Russia, in relazione alla crisi Ucraina, peggiorata nell’ultima settimana. Questa volta gli Usa hanno deciso sanzioni contro le aziende stesse, che rappresentano la base del consenso al presidente russo Vladimir Putin, che Washington accusano di non voler fermare le violenze in Ucraina. Le sanzioni, per Obama «significative ma mirate» sono destinate a Rosfnet, il secondo produttore di gas in Russia, a Novatek e alla terza banca del paese, Gazprombank, oltre a otto altre aziende del settore armamenti, compresa quella produttrice dei kalashnikov. Sanzionata anche Vnesheconombank (Veb), la banca statale che opera come agente di pagamento per il governo russo.

GIU’ LE BORSE. Le sanzioni tuttavia neanche questa volta congelano gli asset di queste società, né vietano alle imprese statunitensi di fare affari con loro. La borsa di Mosca e il rublo hanno però registrato perdite, dopo l’annuncio ufficiale: l’indice russo Micex ha perso il 2,5 per cento, Rosfnet è caduta inizialmente del 6 per cento, per poi attestarsi al – 4 per cento, Novatek ha perso oltre il 4 per cento.

PUTIN: «POLITICA AGGRESSIVA». Il presidente russo Vladimir Putin ha commentato la notizia: «È un vero peccato che i nostri partner vadano in questa direzione. Ma le nostre porte sono aperte al processo negoziale, per uscire da questa situazione. Purtroppo chi pianifica la politica estera negli Stati Uniti sta conducendo una politica estera aggressiva e, a mio parere, non professionale». Per Putin sono gli Usa infatti ad incoraggiare l’Ucraina «a portare avanti una guerra fratricida e l’operazione punitiva. Chi spinge altri paesi verso questi sviluppi non deve mai dimenticare di avere le mani sporche del sangue di soldati, combattenti e civili».

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