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Caro don Massimo, ho 50 anni e faccio parte di quella Compagnia che ben conosci. Se mi guardo intorno, fra i miei amici vedo situazioni familiari complicate. Tutto ciò non mi scandalizza, mi è stato insegnato a distinguere il peccato dal peccatore, e tuttavia rimango un po’ colpito dal fatto che, ormai, con un po’ di rassegnazione ma anche un po’ di cinismo, sia considerato “normale” che un rapporto amoroso non possa durare per sempre. Senza entrare in dettagli, dico che almeno la metà dei miei amici, molti dei quali si sono sposati 25 anni fa come me, sono oggi separati o divorziati, hanno altre compagne o compagni, fidanzate, conviventi, flirt occasionali. E, questo sì mi scandalizza, non paiono vivere questa loro situazione in modo “drammatico” (non so se mi spiego…), ma come una nuova condizione, una nuova fase della loro vita. Nemmeno il fatto di essere cattolici e di conoscere cosa dice la Chiesa in merito a queste situazioni sembra porre non dico un ostacolo, ma almeno...
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