«Sogno la pace nel mondo green». Quand’è che la crisi di governo smetterà di intralciare i FFF?

Di Caterina Giojelli
28 Luglio 2022
Il piano per salvare il pianeta degli attivisti in tenda a Torino si scontra con il caos politico, la mancanza di carta igienica e le banalità in serie dei giornalisti che li venerano
Attivisti del meeting europeo di Fridays for Future a Torino
Attivisti del meeting europeo di Fridays for Future a Torino (foto Ansa)

«Fa impressione che siano ragazzi in tenda sotto al sole a parlare di futuro, mentre i nostri leader politici hanno già cominciato la campagna elettorale parlando di alleanze, sudore e pensioni: nessuno parla di futuro, perché è ormai evidente che non lo sappiano più interpretare alla luce degli scossoni di questi ultimi anni. Forse sarebbe necessario che, invece di fare comizi, venissero al Parco della Colletta ad ascoltare».

Ma infatti, ha ragione il Corriere Torino a indignarsi: quand’è che i nostri leader si decideranno a uscire dalla crisi di governo per andare a tendere le orecchie in campeggio in Piemonte? Non lo sanno che in Italia i giovani sono più avanti della politica, e i giornalisti sono più avanti di tutti e infatti sono tutti lì, tra Parco della Colletta e Campus Luigi Einaudi, a registrare, celebrare, riportare, ascoltare i ragazzi in tenda? Per i pochissimi che in questi giorni si siano persi dietro alle notizie di secondo piano, tipo appunto la caduta di Draghi, i rincari record, il rischio recessione, ecco qui un bel ragguaglio dalle cronache dei migliori giornali dal summit cosmico di Torino, dove, tra il 25 e il 29 luglio, è in corso il Climate Social Camp e il meeting europeo di Fridays for Future.

Forza elezioni climatiche

Prologo. Dovete sapere, come spiega Domani, che «quando hanno organizzato il Climate Social Camp e il meeting europeo di Fridays for Future, gli attivisti per il clima non si aspettavano di trovarsi con un governo dimissionario e a due soli mesi dalle elezioni», «la realtà politica italiana si è dimostrata troppo inquieta e imprevedibile anche per loro». Anche per loro! Che «volevano prepararsi a un autunno di lotta» e invece «si trovano davanti un’estate di campagna elettorale, un settembre alle urne e un ottobre di consultazioni». Pensate che «il prossimo sciopero globale per il clima sarà il 23 settembre, il venerdì prima delle elezioni» e così i ragazzi saranno costretti a «contendersi le piazze con gli ultimi comizi dei leader».

Per questo Torino tenta l’intemerata: «Lanciare la volata al difficilissimo tentativo di fare in Italia qualcosa di simile a quanto visto in Australia a maggio: le prime elezioni climatiche nella storia del paese». Anche perché, come argomenta lucidamente Giovanni Mori, ex portavoce e “ancora una delle persone più in vista del movimento”, «Questa è stata l’estate dell’ecoansia, più che arrabbiati siamo abbattuti. Una cosa era dirlo, leggerlo, sentirlo, un’altra è quando accade davvero, tutto insieme, le ondate di calore, la siccità, il collasso dei ghiacciai. Ora in tanti si fanno la domanda: cosa facciamo?». Ecco sì, che si fa?

Aspettando Greta, incatenate alla Regione

25 luglio, primo giorno. «Greta Thunberg potrebbe arrivare già oggi a Torino – scrive la Stampa entusiasta -. Chi conosce Greta dice che dormirà in un appartamento e non in hotel e, oltre al discorso atteso venerdì in piazza Castello al termine del corteo finale del camp (con partenza dal parco della Colletta alle 9 e tappa intermedia in piazza Vittorio), è possibile che l’attivista che ha fondato il movimento green in settimana arrivi al parco della Colletta, l’anima dei cinque giorni di convegni, dibattiti e workshop aperti a tutti».

Nel frattempo due attiviste di Extinction Rebellion, con una scala lunga 10 metri, salgono sul balcone del Palazzo della Regione, appendono uno striscione con scritto “Benvenuti nella crisi climatica. Siccità, è solo l’inizio”, dopo di che si incatenano alle ringhiere e attendono l’arrivo delle forze dell’ordine. Venticinque i denunciati: per tutti l’accusa è di invasione di edifici pubblici e manifestazione non autorizzata.

«Greta, scusaci, i ghiacciai fondono, avevi ragione»

26 luglio, secondo giorno. «Peccato che Greta Thunberg non sia potuta arrivare a Torino – scrive Riccardo Luna su Repubblica -. Avevamo l’occasione per dirle scusa. Scusa Greta, se non ti abbiamo preso sul serio; scusa se ci siamo offesi quando ci hai accusati di fare solo blablabla; scusa se non abbiamo ancora fatto abbastanza per fermare il riscaldamento globale. L’anno scorso abbiamo promesso solennemente di piantare mille miliardi di alberi entro il 2030: quanti ne abbiamo già piantati? Eppure ora lo stiamo iniziando a capire, a vedere, cosa intendevi quando parlavi di siccità, incendi e ghiacciai che fondono (…) Avevi ragione, avevano ragione. E noi torto».

Non avendo azzeccato i pronostici, la Stampa pubblica un’anticipazione del libro Dalai Lama – Greta Thunberg Insieme per salvare il pianeta. Obiettivi comuni contro il cambiamento climatico, in cui Greta ribadisce cose molto nuove come: non c’è tempo, non sarà facile, solo in molti si cambia il mondo, solo allora i potenti si accorgeranno di noi, «Naturalmente, dobbiamo anche parlare di approcci specifici. Ma la realtà è che non possiamo più scegliere tra diverse soluzioni, dobbiamo semplicemente fare tutto il possibile per ripristinare la natura».

«Il Climate Social Camp è il paese delle meraviglie»

Nel frattempo i giornalisti del gruppo Gedi hanno intervistato tutti i ragazzi capitati loro a tiro e finalmente possiamo ascoltare cosa hanno da dire su «un problema che ci riguarda tutti e che va oltre il clima: riguarda la società, le risorse energetiche, la giustizia. E anche la guerra: tutto si lega, tutto è interconnesso», «ovviamente ci siamo legati al movimento No Tav: parlando di ambiente non potevamo che lavorare assieme», «ci siamo evoluti: ora si parla di temi intersezionali, di giustizia sociale, di sistema».

E ancora: «Il Climate Social Camp per me è come un paese delle meraviglie. È un luogo in cui mi sento a casa, in cui sono stata accolta come un’amica pur essendo partita da sola da Napoli e senza conoscere nessuno all’evento torinese». «Siamo idealisti, e ognuno di noi ha il sogno di poter cambiare il mondo». «Il goal più bello che oggi possiamo fare è riuscire a fare squadra, come se ogni Stato fosse un giocatore e si battesse per lo stesso obiettivo». «Sogno un mondo del futuro in pace e green – in cui nessuno debba più combattere per sopravvivere». «Sono qui per contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Abbiamo poco tempo a disposizione per agire». «Ci battiamo per risolvere i problemi politici, umanitari, per fronteggiare il Covid e la mancanza di acqua». «Possiamo davvero salvare il mondo, ma dobbiamo farlo insieme». Sì ma come? Soluzioni non pervenute nelle interviste di Stampa e Repubblica.

«Ma che ti frega di Greta!», «Qualcuno ha della carta igienica?»

In compenso grazie al Corriere, che è un giornale serio e dorme in tenda, sappiamo tutto delle notti magiche del Climate Social Camp: «All’ingresso, l’Emergency point accoglie i partecipanti con grandi sorrisi: i giovani volontari offrono a chi arriva un pacco di assorbenti o di preservativi, spray antizanzare, unguenti contro le punture ma anche torce e creme solari (…). Un ragazzo con i capelli biondi e un mozzicone fumante in bocca si avvicina al banchetto e domanda: “Scusate, ma perché Greta non è venuta? Giustificare l’assenza per questioni logistiche suona un po’ vago”. “Ma che ti frega di Greta!”, risponde un altro scalzo. “Ieri a parlare c’era un’attivista che fa la guerra civile nella foresta amazzonica. Ormai Greta” ride “è una come tante”».

Segue registrazione della predica a chi non si è dotato di bicchiere di vetro, esposizione del menù rigorosamente vegano, descrizione di ceste di frutta ammaccata a km zero a offerta libera, partite a frisbee, gita di mezzanotte con Sara, laureata in scienze botaniche, per vedere pioppi, salici, carpini, querce. Dopo di che «alle due in punto dal bar e dalle chitarre la musica si ferma. Soffia il vento e grilli e uccellini iniziano a farsi sentire. Le cerniere delle tende si abbassano, le torce si spengono e qualcuno in lontananza urla “qualcuno ha la carta igienica?”».

«Ci ascoltano prof e giornalisti, politici non ne abbiamo visti»

27 luglio, terzo giorno, quello de “L’urlo dei Fridays for future: ‘Il Pianeta muore, ma la politica finge di non vederci’” su Repubblica. A cui la giovane Beatrice spiega: «Abbiamo invitato attivisti che vengono dai paesi del Sud del mondo, i più colpiti dalla crisi climatica. Sono arrivati a Torino pensando che qui avrebbero trovato il fresco, avevano portato le giacche pesanti e si sono ritrovati a chiedere vestiti in prestito perché qui si muore di caldo (…) I media si concentrano sull’assenza di Greta, ma qui ci sono mille ragazzi che, quanto Greta, sentono l’urgenza di questa crisi e cercano di attirare l’attenzione della politica». «Credo che in Italia ci sia molta indifferenza rispetto alla crisi climatica, anche per via dell’assenza di un’informazione adeguata, le persone ignorano ancora la portata colossale del problema», chiosa il saggio Carlo.

«Non ci sentiamo rappresentati dalla politica. Certo non tutti i partiti sono uguali, ma nessuno oggi rappresenta i valori di giustizia climatica e sociale indispensabili per tutelare il nostro futuro», commenta Alice. «La politica forse sta scegliendo di non ascoltarci: qui non è presente nessun rappresentante di partito. Le assemblee plenarie sono aperte al pubblico, vengono ad ascoltarci studenti, giornalisti, professori. Politici non ne abbiamo visti», conclude Beatrice.

Petrini candida i Fridays For Future

Meno male che c’è Carlo Petrini, presidente Slow Food, tra gli invitati al Summit, che con un fondo sulla Stampa mette d’accordo tutti: «Il mio augurio è che i Fridays possano diventare protagonisti sulla scena politica, non solo italiana ma mondiale, e adesso sono pronti a farlo, è arrivato il momento. È nella natura delle cose che le giovani generazioni si affaccino prima o dopo alla politica, e anche quella più classica, quella che vive rispetto all’elettorato e pensa ogni volta alla prossima elezione, a settembre dovrà fare i conti con loro e con le loro domande. È giusto che i giovani attivisti sognino di cambiare il mondo, ed è bello che alla loro età abbiano visioni anche utopiche. Chi semina visioni e utopie raccoglie realtà».

Poche ore dopo, fa sapere sempre la Stampa, cinquecento ragazzi hanno bloccato l’ingresso dell’autostrada, sono saliti sulla scultura della Sfinge appendendo il manifesto “crisi idrica, ondate di calore, benvenuti nella crisi climatica”, hanno sventolato striscioni dei FFF, di Greenpeace, ballato a ritmo dei tamburi, scritto con i gessetti sull’asfalto “climate justice”, “gas kills”, dopo di che hanno scavalcato il cancello della Snam con una scala, lanciato fumogeni nel cortile, imbrattato muri e vetri, coperto l’insegna di Intesa Sanpaolo e manifestato davanti alla Collins Aerospace.

Insomma, che ci fanno i nostri leader politici ancora a Roma o a occupare le prime dieci pagine dei giornali che li vorrebbero seduti ad ascoltare queste così importanti assemblee, tavoli, strategie per salvare il pianeta e il futuro di cui gli stessi giornalisti non fanno parola?

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