Credito e usura al Sud. Uno studio della Cgia di Mestre

Di Chiara Rizzo
22 Agosto 2013
Secondo la Cgia di Mestre, su 5 miliardi tagliati dalle banche, 3 sono stati tolti in Sud Italia. La Calabria più colpita. Cresce il rischio usura, in Campania è al 169 per cento (69 per cento in più della media nazionale)

Una stretta al credito alle famiglie e un maggiore rischio di cadere nelle reti dello strozzinaggio. È il drammatico bilancio che viene rivelato da uno studio della Cgia di Mestre pubblicato oggi, 22 agosto, e che vede come principale vittima il Mezzogiorno.

CALABRIA PIÙ SVANTAGGIATA. Basato sui dati della Banca d’Italia, lo studio della Cgia fa il punto sul credito bancario nel 2012. Dei cinque miliardi in meno concessi alle famiglie italiane, quasi tre (il 59 per cento del totale) sono stati tagliati nel Sud Italia. La riduzione ha interessato principalmente la Calabria (-374 milioni di euro, pari ad un -4,3 per cento) seguita da Basilicata (-102 milioni, -4,2 per cento), Sicilia e Molise (con una contrazione rispettivamente di 789 milioni e 40 milioni di euro, che in percentuale corrispondono ad un -2,7 per cento).

RISCHIO USURA. Lo studio della Cgia è proseguito analizzando anche il rischio usura, ovvero la possibilità che per far fronte alle spese a dispetto dei tagli ai crediti bancari, le famiglie siano cadute nelle mani di usurai. Abitualmente il rischio usura è studiato analizzando i dati delle denunce, ma la Cgia ha preferito allargare lo spettro del proprio studio. Ha spiegato infatti Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia Mestre, che «Dimensionare l’usura solo attraverso il numero di denunce non è molto attendibile, perché il fenomeno rimane in larga parte sommerso e risulta quindi leggibile con difficoltà e attendibilità relativa. Per questo abbiamo messo a confronto ben otto sottoindicatori per cercare di dimensionare con maggiore fedeltà quest’emergenza».

LA CAMPANIA LA PIÙ COLPITA. L’Indice del rischio usura è stato calcolato mettendo a confronto indicatori regionalizzati, riferiti al 2012, per disoccupazione, fallimenti, protesti, tassi di interesse applicati, denunce di estorsione ed usura, numero di sportelli bancari e rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito. Il risultato è che rispetto al resto d’Italia sono maggiormente a rischio usura ancora le regioni del Meridione. La situazione più drammatica è quella della Campania, dove l’indice del rischio usura è pari al 169,2 per cento (il 69,2 per cento più della media italiana).
In Basilicata l’indice è al 159,2 per cento (cioè il 59,2 per cento in più della media), in Molise il 153,1 per cento (53 per cento in più), in Calabria al 150 per cento (+50 per cento) e in Puglia al 139 per cento (39 per cento in più). Per contro le regioni meno esposte sono Trentino Alto Adige (un indice di usura pari al 49,2 per cento, cioé il 50,8 per cento in meno della media nazionale), Valle D’Aosta (rischio strozzinaggio al 57, 6 per cento, cioé il 42 per cento in meno della media nazionale), e il Friuli Venezia Giulia (al 69,7 per cento, cioé il 30,3 per cento in meno della media nazionale).

LE CAUSE. Spiega Bortolussi che «Quello che pochi forse sanno sono le motivazioni per cui molte famiglie cadono nelle mani degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi per artigiani e commercianti, sono le scadenze fiscali a spingere molti operatori economici nelle mani degli usurai. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie e infortuni».

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