Covid, comunque vada l’autunno le scuole devono restare aperte

Di Piero Vietti
03 Settembre 2022
Studi indipendenti negli Stati Uniti confermano i danni irreversibili della dad sugli studenti più piccoli e fragili: persi 28 anni. Un motivo in più per non tornare indietro
Scuole chiuse Covid
La scuola secondaria di primo grado Carlo Poerio di Napoli chiusa per sanificazione a seguito di un caso di contagio da Covid-19 registrato tra gli alunni, 05 ottobre 2020. ANSA / CIRO FUSCO

«La rinuncia alla didattica a distanza a scuola è un chiaro segnale che stiamo andando nella direzione dell’endemia, cioè di convivenza col virus. Bisogna avere il coraggio di rivedere le norme». Così ha parlato ieri al Corriere della Sera Andrea Costa, sottosegretario alla Salute e candidato alle prossime elezioni con Noi Moderati, commentando l’andamento del Covid in Italia alla vigilia dell’autunno, vero banco di prova per la gestione di un’eventuale recrudescenza della pandemia.

Parla di coraggio, Costa: «Avere coraggio significa anche rinunciare all’obbligo di mascherina nei mezzi di trasporto. Dopo due anni di restrizioni dobbiamo dare segnali di fiducia ai cittadini. I numeri sono a nostro favore. I ricoveri sono in calo, siamo di fronte a uno scenario gestibile. E pensare che qualcuno era contrario alla riapertura delle scuole, sulla base di previsioni apocalittiche».

I danni della chiusura delle scuole si vedono adesso

Previsioni apocalittiche o meno, i danni che la chiusura delle scuole ha provocato su almeno due generazioni studenti, tra elementari e superiori, è sotto gli occhi di tutti, e non si può che applaudire la scelta del ministero di cancellare la didattica a distanza in modo ufficiale (anche se c’è già chi vorrebbe reintrodurla in parte, con la scusa dell’emergenza energetica). Il problema non è solo italiano, come noto: in molti paesi le scuole sono state chiuse durante le prime fasi della pandemia, sulla scia della paura dei contagi e sull’onda dell’entusiasmo per la tecnologia che sembrava sostituire alla perfezione le lezioni in presenza. Spalleggiate dai principali media di mezzo mondo, le decisioni dei governi sulla didattica a distanza sono state criticate poco all’inizio (e c’è chi lo ha fatto ed è stato costretto a dimettersi).

Ma è adesso che si iniziano a vedere le conseguenze terribili sui ragazzi. Abbiamo già parlato dell’abbandono scolastico, dei test invalsi insufficienti, dei problemi psicologici dei ragazzi italiani, dei “bambini perduti” di Napoli sacrificati sull’altare della dad. In questi giorni negli Stati Uniti sono usciti studi indipendenti fatti su larga scala che raccontano una situazione devastante, come riporta lo Spectator: «I punteggi dei bambini di nove anni sono scesi a livelli visti l’ultima volta nel 1999: quindi due decenni di progressi sono stati spazzati via. È la prima volta che le prestazioni in matematica sono peggiorate, e la capacità di lettura è diminuita più di quanto non sia mai accaduto negli ultimi 30 anni».

Minoranze e poveri i più penalizzati

A farne di più le spese sono stati gli appartenenti alle minoranze razziali e ai ceti sociali più poveri: una ricerca pubblicata dal New York Times mostra che e scuole nelle aree prevalentemente nere e ispaniche sono rimaste chiuse più a lungo durante il lockdown, con la conseguenza ad esempio che «in matematica, i punteggi dei bambini bianchi sono scesi di soli cinque punti, mentre quelli degli studenti neri di tredici». Ancora: «Nelle grandi città, dove è più probabile che vivano bambini a basso reddito e non bianchi, le scuole sono rimaste chiuse molto più a lungo». I dati dei test scolastici parlando addirittura di «ventotto anni di progressi educativi stati persi nei bambini neri di nove anni».

È chiaro che questo crollo avrà effetti profondi e segnerà questi bambini per il resto della loro vita. Chi durante il primo anno di pandemia chiedeva la riapertura delle scuole veniva spesso bollato come negazionista no vax, oggi i numeri ci raccontano un’incidenza molto bassa delle conseguenze del virus nei bambini e un disastro educativo e sociale dovuto alla chiusura delle scuole. Non va meglio in Inghilterra, dove il National Reference Test, pubblicato la scorsa settimana, «mostra cali nei punteggi di matematica e inglese, anche se su scala più piccola rispetto agli Stati Uniti».

Non sappiamo cosa ci riserverà l’autunno, se nuove varianti del Covid colpiranno come nel passato mandando in crisi il sistema ospedaliero, se i vaccini aggiornati faranno o meno il loro dovere e se le nuove cure con antinfiammatori saranno adottate nei protocolli del ministero della Salute. Né se il caro gas costringerà a razionamenti che potrebbero colpire anche gli istituti scolastici. Sappiamo però che per nulla al mondo le scuole dovranno chiudere di nuovo.

Foto Ansa

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.