Costi della politica oggi:

Di Rodolfo Casadei
24 Novembre 1999
Cirino Pomicino spiega la saga dei finanziamenti illeciti e cosa cerca di ottenere la sinistra attraverso le privatizzazioni

“Ma mi faccia il piacere, ma quale risparmio per lo Stato, la verità è che Mani Pulite ha fatto crollare gli investimenti pubblici, anche quelli manutentivi: guardi come sono conciate le ferrovie!”. Cirino Pomicino, ex ministro del Bilancio e maggiorente democristiano che da Mani Pulite ha avuto solo guai, reagisce indispettito alla lettura delle tesi di D’Avanzo sul Corriere della Sera.

Onorevole Pomicino, ci spieghi dove, secondo lei, vacilla il ragionamento di D’Avanzo.

D’Avanzo non ha nessuna idea di come funzionavano le cose all’epoca. La maggior parte delle dazioni di denaro alla politica non avveniva attraverso “tangenti”, ma sotto forma di finanziamento illecito. Perché quella era una fase di sviluppo economico intenso, di forte spesa pubblica, le imprese e le cooperative avevano molte commesse, un fatturato alto, e quindi riuscivano facilmente a dare contributi per le spese elettorali. Anche la Fiat e De Benedetti hanno versato contributi ai partiti, ma per farlo non è che hanno dovuto aumentare il prezzo delle automobili o dei computer! In un’economia che tira, i livelli di profitto sono maggiori e quindi anche i contributi alla politica possono crescere. Ma perché cresce l’economia, non perché si fa una vendita a prezzi maggiorati di alcuni servizi od opere infrastrutturali.

Ma secondo lei anche oggi Mani Pulite frena la realizzazione di opere pubbliche? Le faccio l’esempio della metropolitana di Napoli. Lo Stato ha messo a disposizione per la sua realizzazione centinaia di miliardi, ma l’opera è rimasta assolutamente ferma dal febbraio-marzo ’93 fino al 1998 perché il sindaco Bassolino era talmente preoccupato di andare incontro a problemi se attivava i lavori, che ha bloccato la più grande opera infrastrutturale della città. Per la quale si è anche svolto un processo dove io sono stato condannato per finanziamento illecito, ma il segretario amministrativo provinciale del PCI è stato condannato per corruzione. Eppure si tratta di una persona onestissima: i soldi che gli arrivavano dalla metropolitana li usava per i costi del partito, per lo stipendio di Bassolino, che era dirigente del partito, e per la campagna elettorale di Napolitano.

E qui arriviamo al tema che le è caro, quello dei “costi della politica”.

E’ un problema che i moralisti alla D’Avanzo continuano a non porsi: oggi il legislatore definisce un tetto massimo di spesa per le campagne elettorali di 100 milioni di lire. Ma chi è che ha 100 milioni da bruciare in una campagna elettorale? E’ una cifra ragguardevole anche per un professionista affermato. E allora, per non essere ipocriti, perché non facciamo come nei paesi anglosassoni, dove non c’è limite alla spesa ma alle imprese è consentito di finanziare alla luce del sole? Perché da noi è successo questo: che io ho ricevuto soldi dalle imprese, mentre Cossutta e il PCI di Berlinguer hanno ricevuto i miliardi dall’Unione Sovietica, ma io sono finito davanti ai giudici, mentre quello che hanno fatto Cossutta e il PCI di Berlinguer è materia per gli storici, come dice Violante.

Oggi vanno forte le privatizzazioni, come quella dell’ENEL. C’entrano niente col finanziamento della politica? Stia a sentire, quella dell’Enel non è una privatizzazione, ma una semplice collocazione di un pacchetto azionario in Borsa: lo facevano già 30 anni fa le aziende a partecipazione statale. Il punto è un altro: che i soldi che l’Enel porta a casa non servono per recuperare competitività o per ridurre il costo del servizio agli utenti, ma per acquistare a trattativa privata una serie di aziende municipalizzate nel settore delle “multiutilities” che devono servire ai dirigenti periferici della sinistra per fare quattrini e per controllare centri di potere. Per esempio a Napoli l’onorevole Barbieri, responsabile dei Ds per il Mezzogiorno, ha fatto acquistare a Marchini (noto imprenditore romano di sinistra – ndr) la società Risanamento di Napoli che era della Banca d’Italia, facendo pressione sulla stessa Banca d’Italia perché la vendesse a Marchini in cordata con un certo Zonino. Dopodiché questa società tenterà di acquistare la società Acquedotto di Napoli e uníaltra società di distribuzione del gas dell’Eni. Insomma, oggi la sinistra cerca di consegnare a imprenditori amici ricchezze di servizi pubblici a prezzi sostanzialmente stracciati.

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