Lettere dalla fine del mondo

Così rinnoviamo l’esperienza dei gesuiti in questa piccola opera benedetta dal Papa

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

«Il Paraguay è la terra dove iniziarono le “Riduzioni”, una delle più interessanti esperienze di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia. In esse, il Vangelo era l’anima e la vita di comunità dove non c’erano fame e disoccupazione, analfabetismo e oppressione. Questa esperienza ci insegna che una società più umana è possibile anche oggi. Voi l’avete vissuta nelle vostre radici. È possibile. Quando c’è amore per l’uomo e volontà di servirlo, è possibile creare le condizioni affinché tutti abbiano accesso ai beni necessari, senza che nessuno sia escluso».

Con queste parole papa Francesco si è rivolto ai rappresentanti della società riuniti nello stadio Leon Condu sabato 11 luglio. Era giunto in ritardo all’appuntamento perché, lasciando da parte l’agenda, aveva visitato la Clinica Divina Provvidenza della Fondazione san Raffaele. Un ospedale che accoglie coloro che, malati di cancro o Aids, stanno per raggiungere la meta eterna. È un’opera, come tutte le altre della Fondazione, dove i padroni sono i poveri: tutto è garantito dalla divina Provvidenza, capace di servirsi dei credenti ma anche di chi non crede in Dio.

La struttura dell’ospedale è una copia architettonica delle Riduzioni gesuitiche. La facciata è di pietra sillar: materiale facile da scolpire che si trova dove corre il Rio Paranà. Il Santo Padre ha voluto prendere coscienza personalmente di quello che facciamo, e non ha potuto nascondere la sua commozione. Ha dato un giudizio oggettivo, destinato a ribaltare i pregiudizi che per secoli hanno guidato la cultura dominante.

Don Giussani ai primi missionari di Comunione e Liberazione e ai membri delle prime comunità del Paraguay disse: «Cari amici, vi auguro di avere tanta fede e tanta intelligenza da rinnovare la più grande impresa sociale e politica del vostro passato, le Riduzioni. La fede in Cristo è il nesso per vivere più intensamente anche questo mondo» (Asunción, 23 luglio 1988). Arrivando in Paraguay con la testa piena di pregiudizi, ho fatto mia la sfida lanciata da don Giussani e mi sono messo al lavoro per conoscere e verificare se veramente il “sacro sperimento” era stato il riaccadere dell’avvenimento cristiano. Dopo anni di ricerca ho potuto constatare la verità di quanto affermato dal Papa. Nelle Riduzioni gli indios sperimentarono cos’era la “Vita nuova”. I gesuiti avevano una sola preoccupazione: annunciare la Buona Notizia del Vangelo, con la parola e con la vita. E gli indios erano davvero affascinati dal modo con cui i padri testimoniavano la bellezza dell’avvenimento cristiano.

Alcuni giorni fa è venuta a trovarmi una donna con il suo compagno: «Padre, siamo agnostici, ma il Papa ci ha così affascinato che ora vogliamo conoscere il cristianesimo. Siamo qui per chiederle di accompagnarci in questo cammino». Come questa coppia molte altre persone, dopo anni di lontananza dalla Chiesa, si sono avvicinate a questa “piccola Riduzione” desiderose di ritrovare la fede.

L’esperienza di ieri per vivere oggi
Ho dedicato molto tempo a studiare ciò che rimane di quella storia chiamata anche “Misericordie”. Questo lungo cammino è sfociato non solo nei tanti libri pubblicati sull’argomento, ma in particolare nel rivivere oggi quella stessa esperienza. L’archittettura delle opere sono la replica di ciò che sono state le Riduzioni: quelle pietre abbandonate, da cui viene la parola “Ruinas”, sono sacre perché ci ricordano l’inizio del cristianesimo qui. Ricordare o vedere i resti di quello che ha dato inizio alla civiltà cristiana, mi rimanda all’inizio del cristianesimo. Quando vedo quelle pietre le bacio, perché testimoni silenziose dei primi cristiani.

Lo stesso gesto che facevo quando andavo a Roma o in altri luoghi dove ci sono le radici di quell’avvenimento che ha formato l’Europa cristiana e, 1.500 anni dopo, l’America Latina. Le “Riduzioni” o “Misericordie” sono il frutto dell’annuncio di Cristo da parte dei francescani e in particolare dai padri della Compagnia di Gesù. Il Papa ci ha invitato non solo a non dimenticare quella storia, ma a partire da quella esperienza per rivivere oggi la gioia della fede: l’unica che ci permette di essere protagonisti nell’ambiente in cui viviamo. Senza un rapporto personale con Gesù non avrei mai preso coscienza del disegno di Dio su di me, per cui non ci sarebbe stata questa piccola “Misericordia” che il Papa ha voluto visitare e benedire.
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Foto Ansa

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