Cosa dice la Chiesa sui partiti socialisti, anche europei (promemoria per i cattolici del Pd)

Di Piero Gheddo
06 Marzo 2014
Mentre nel Partito democratico si riapre la questione dell'ingresso nel Pse, è interessante rileggere quel che diceva Paolo VI sull’adesione dei cristiani a movimenti e partiti socialisti

Ho dovuto recentemente parlare del “Sessantotto”, un tempo di ubriacatura ideologica nefasta per la fede, quando molti pensavano che l’ideologia marxista, la “rivoluzione comunista” e le varie correnti del socialismo fossero “l’unica speranza per i poveri”; quando non pochi “intellettuali” e anche teologi cattolici scrivevano che è sbagliato parlare di “Dottrina sociale della Chiesa”, perché l’unica autentica e scientifica “analisi della società” era quella del marxismo. Nei suoi ultimi anni di pontificato (1963-1977), Paolo VI, spesso contestato e deriso, non osava più parlare di “Dottrina sociale della Chiesa”. Il termine è stato ripreso con forza da Giovanni Paolo II nel suo primo grande viaggio internazionale a Puebla in Messico (gennaio 1979), per la terza Assemblea dei vescovi latino-americani (Celam), e oggi è usato da tutti.

Avendo visto come sono finiti i circa trenta paesi governati dal comunismo o “socialismo reale”, oggi è difficile capire perché a quel tempo nasceva addirittura l’associazione “Cristiani per il socialismo”!

Oggi, nel modo globalizzato, quasi tutti i popoli adottano il libero mercato, il capitalismo che, si dice, i popoli democratici possono cambiare per una maggior “giustizia sociale”. Ma, in pratica, pare inevitabile che ovunque “i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri”, persino in paesi come Vietnam e Cina, dove governa il Partito comunista ma, per arricchire, si pratica un “capitalismo selvaggio” di cui in Occidente abbiamo quasi perso il ricordo. Lo stesso avviene in India, dove governa un “socialismo democratico”.

Nella Evangelii Gaudium (Eg), Papa Francesco tratta il tema in modo pragmatico com’è nel suo stile. Nel capitolo II (Alcune sfide del mondo attuale) conferma la condanna della Chiesa agli aspetti fondativi dell’economia nel mondo attuale:

– No ad un’economia dell’esclusione (nn. 53-54);

– No alla nuova idolatria del denaro (55-56);

– No ad un denaro che governa invece di servire (57-58);

– No all’iniquità che genera violenza (59-60).

Papa Francesco rivendica per i cristiani e la Chiesa il diritto di dire il loro parere sui problemi della società, contro la “cultura della secolarizzazione” che marginalizza la religione dalla società. Scrive (n. 183): «Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale nazionale, senza preoccuparsi per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini. Una fede autentica, che non è mai comoda e individualista implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra».

Quindi Francesco afferma (n.186): «Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri», collaborando (n. 188) «per risolvere le cause strutturali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri… e per creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni». E cita Paolo VI (Octogesima adveniens, 189): «I più favoriti devono rinunziare ad alcuni dei loro diritti per mettere con maggiore liberalità i loro beni a servizio degli altri».

L’azione del cristiano in favore dei poveri deve sempre ispirarsi al Vangelo e Papa Francesco rilegge i passi del Nuovo Testamento che riguardano il grido dei poveri, la predilezione di Dio per i poveri, il dovere del seguace di Cristo di aiutare i poveri e la misericordia di Dio per chi non è avaro di quello che ha e ne fa parte a chi ha meno di lui. Parla spesso dei poveri, degli ultimi, dei marginali, di andare alle periferie dell’umanità, dell’opzione preferenziale per i poveri, ma da non intendere in senso politico-partitico, perché sarebbe travisare quel che dice e fa Papa Francesco.

Per lui i poveri sono gli ultimi, i marginali della società, ma anche gli ammalati, le persone isolate, i carcerati; e i lontani da Cristo e dalla Chiesa. Nella Eg, condannata «la nuova idolatria del denaro», scrive: (n. 58): «Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha l’obbligo, in nome di Cristo, di ricordare che i ricchi debbono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’uomo».

A quarant’anni di distanza, è interessante rileggere quel che diceva Paolo VI del socialismo e dell’adesione dei cristiani a movimenti e partiti socialisti. Nella Lettera apostolica Octogesima adveniens (14 maggio 1971), contestata perché “poco coraggiosa” e poco “profetica”, Paolo VI scriveva:

«N. 26 – Il cristiano che vuol vivere la sua fede in un’azione politica intesa come servizio, non può, senza contraddirsi, dare la propria adesione a sistemi ideologici che si oppongono radicalmente o su punti sostanziali alla sua fede… all’ideologia marxista, al suo materialismo ateo, alla sua dialettica di violenza, al modo con cui essa riassorbe la libertà individuale nella collettività, nega ogni trascendenza all’uomo e alla sua storia personale e colletiva».

«N. 28 – Il pericolo sarebbe di aderire formalmente ad una ideologia che non ha alla base una dottrina vera e organica, di rifugiarvisi come in una spiegazione ultima e sufficiente, costruendosi così un nuovo idolo, di cui si accetta, talora senza prenderne coscienza, il carattere totalitario e coercitivo. Si pensa di trovare così una giustificazione alla propria azione anche violenta, un adeguamento ad un desiderio anche generoso di servizio. Questo desiderio resta, ma si lascia assorbire da un’ideologia la quale, anche se propone certe vie di liberazione per l’uomo, finisce in ultima analisi per asservirlo».

«N. 31 – Ci sono dei cristiani che si lasciano attirare dalle correnti socialiste nelle loro diverse evoluzioni. Essi cercano di riconoscervi talune delle aspirazioni che portano in se stessi in nome della loro fede, si sentono inseriti in questo flusso storico e vogliono svolgervi un’azione. Ora, secondo i continenti e le culture, questa corrente storica assume forme diverse sotto uno stesso vocabolo, anche se esso è stato e resta, in molti casi, ispirato da ideologie incompatibili con la fede. Un attento discernimento si impone. Troppo spesso i cristiani, attratti dal socialismo, tendono ad idealizzarne in termini assai generici: volontà di giustizia, di solidarietà e di uguaglianza. Essi rifiutano di riconoscere le costrizioni dei movimenti storici socialisti, che rimangono condizionati dalle loro ideologie di origine».

tratto dal blog di padre Piero Gheddo

Articoli correlati

16 commenti

  1. giuliano

    ricordo che ai tempi di Eluana Englaro, la presidente di Azione Cattolica del mio paese prendeva posizione a favore della sinistra, che sosteneva che Eluana Englaro fosse terminata. Eluana Englaro fu eliminata (assassinata) con la complicità delle istituzioni, che ignorando il codice penale permisero quella infamia, e io dissi due paroline alla presidente di AC che da quel momento misi nella lista dei nemici peggiori

    1. francesco taddei

      giuliano le parole deel papa sono un generico richiamo. invece di pensare alla comunione per i divorziati risposati qui c’è bisogno di un po’ di dottrina su giustizia, sobrietà, educazione. io credo che socci si sia sbagliato. i laici per muoversi prima devono aver bene in chiaro l’identità cristiana.

      1. filomena

        Cioè il lavaggio del cervello ad opera dei vangeli e della bibbia…

        1. diabolik

          IAh Filomena, ma ti ci hanno mai mandato ?……..al cinema , intendevo,permalosona……..ah ah ah

  2. filomena

    E’ curioso come per la chiesa cattolica, o perlomeno quella parte più intransigente, per quanto riguarda le scelte di vita l’individuo non abbia nessuna capacità di autodeterminarsi, mentre in economia vale il liberismo che si fonda sul relativismo e….dove per così dire regna la legge del più forte ops scusate del più meritevole

    1. marzio

      La Dottrina della Chiesa Cattolica non ha mai detto che bisogna essere liberisti (o marxisti), è solo una sua errata supposizione, gentile Filomena

    2. giuliano

      la gentile Filomena, parlando del relativismo e della legge del più forte, intende senz’altro l’utilizzo, quale merce, dei bambini alle coppie omo e lo sfruttamento vergognoso delle donne come strumenti riproduttrici a pagamento. Se invece la Filomena difende queste pratiche, dovrebbe stare zitta per sempre sul liberalismo, essendo in evidente malafede

      1. filomena

        Quello che penso io non era al momento in discussione, bensì quello che sostengono i cattolici di destra che sono la maggioranza dei timorati di Dio. Siete voi che dite che quello che conta è nascere, poi se per sfortuna nasci da genitori poveri o da bambine violentate come in India, puoi sempre contare sull’elemosina dei potenti che pregano per te.

  3. Daniele Ridolfi

    Fioroni, unico cattolico del PD ad essersi fermamente opposto all’adesione del PD al PSE, non ha escluso l’ipotesi di una sua fuoriuscita dal PD e la fondazione di un nuovo partito di Centro legato ai valori del PPE.

  4. giovanni

    Silvia Toniolo, e datti una calmata!!! Non vorrei che mentre aspetti al varco i cattolici del ncd ti vedi arrivare nonno Silvio in compagnia dei vari Bondi, Zanicchi, Galan, ecc. che a patti con la sinistra sono già scesi !!!

  5. Shiva101

    “No alla nuova idolatria del denaro (55-56);

    No ad un denaro che governa invece di servire (57-58);”

    Ma la Chiesa ha preso miliardi per secoli ad tutte le monarchie, ha preso quasi due miliardi di lire in contanti dell’epoca dal fascismo come risarcimento dell’unita d’Italia,
    pretende di non pagare le tasse, a suon di miliardi ha pagato le commitenze piu famose (da Miclehangelo al Bernini) anche per farsi affescare i bagni e le camere da letto, con soldi non suoi mantiene le sue regge e le sue proprietà..

    e sono milioni di euro quelli che manipola in anonimato e in totale opacità nei circuiti bancari esteri..

    1. beppe

      caro shiva, questo è un terreno talmente vasto che tu ci marci troppo facilmente. chi abita adesso nei palazzi dei papi? perchè la chiesa è riuscita a mantenere il suo patrimonio . anzi, ad incrementarlo? e periodicamente è stata spogliata di tutto, da quelli che lo facevano ” per il popolo”. basterebbe guardare i risultati delle famose due rivoluzioni , francese e sovietica, per vedere chi sta dalla parte dei poveri e del popolo. la gestione del denaro da parte della chiesa è sempre stato un terreno ”scivoloso”, ma penso che anche qui siano più le luci che le ombre. dai liberali e massoni non è venuto niente di buono per nessuno, nè per l’arte nè per il popolo.

      1. Shiva101

        Le rivoluzioni da te indicate non hanno spogliato per nulla le ricchezze della Chiesa di Roma.

        E’ risucita incrementarlo nello stesso modo con cui è risucita a crearlo:
        con il potere garantito dalla politica la quale viene ricompensata con i voti dei fedeli.
        Due facce della stessa medaglia.

        1. marzio

          La rivoluzione francese e quella sovietica sono state due false rivoluzioni, alimentate dalla massoneria, usando la medesima strategia del Terrore.Hanno danneggiato gravemente non solo i cristiani cattolici o ortodossi, ma anche tanti altri innocenti, massacrati .

    2. Antony

      Sei invidiosa forse?
      Anche adesso c’è chi dà soldi ( e tanti) alla Chiesa, contenti loro.
      E’ proprio vero che l’invida rode, rode, rode……

    3. giovanni

      Shiva, Questa notizia ti fa schiattare dall’invidia……Il proprietario della Faac (cancelli elettrici) ha lasciato in eredità alla Chiesa, tutte le sue proprietà, unica condizione salvaguardare i posti di lavoro.

I commenti sono chiusi.