Corte dei Conti: dal 2015 ogni anno bisognerà tagliare 46 miliardi di euro – Rassegna stampa/1

Di Redazione
25 Maggio 2011
Il rapporto 2011 sulla finanza pubblica della Corte dei Conti evidenzia che per la prima volta la spesa è diminuita rispetto all'anno precedente. Per adeguarci alle nuove regole europee che saranno approvate a giugno - raggiungimento di un rapporto debito/Pil pari al 60% - annuncia la necessità di tagli da 46 miliardi di euro l'anno

Ieri Luigi Mazzillo, procuratore generale della Corte dei Conti, presentando il Rapporto 2011 sulla finanza pubblica, ha rilevato che per la prima volta nel 2010 la spesa pubblica italiana è diminuita rispetto all’anno precedente e ha fatto notare che questa è l’unica via percorribile per l’Italia se non si vogliono aumentare le tasse.

“Anche perché, senza contare la manovra da 35-40 miliardi di euro che servirà da qui al 2014 per portare il deficit vicino al pareggio, dal 2015 in avanti ci sarebbe bisogno di fare ogni anno una manovra da 46 miliardi di euro” (Corriere, p. 17) per rispettare i vincoli europei e raggiungere gradualmente un rapporto debito/Pil pari al 60%.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti non ha detto nulla sulla correzione da 35-40 miliardi cui ha accennato la Corte dei Conti, anche se sembra inevitabile: “l’unica possibilità di alleggerire l’onere della finanza pubblica dopo il 2015, sarebbe solo una crescita dell’economia molto più forte di quella prevista, ma secondo Tremonti non è un obiettivo realizzabile con la politica di bilancio. (…) I fattori di crisi di questi tre anni, che secondo la Corte dei Conti hanno prodotto una perdita permanente di Pil pari a 140 miliardi di euro, che saliranno a 160 nel 2013, secondo il ministro, «sono ancora tutti lì»” (Corriere, p. 17).

Secondo Tremonti, «forse la crescita attuale dell’Italia non è sufficiente, ma senza la tenuta di bilancio non ci sarebbe stata nemmeno quella. C’è chi dice che bisogna allargare i cordoni della borsa, che bisogna reperire risorse per la crescita. Sono parole in cui si sente un deficit di valutazione di quello che è successo e che non può continuare ad essere».

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