
Continuano le proteste in Egitto, Frattini: «Al Cairo vi sono pulsioni estremiste islamiche»
Continuano gli scontri tra le forze dell’ordine egiziane e i manifestanti al grido di «vattene Mubarak». Uno dei manifestanti feriti martedì al Cairo è deceduto, portando a cinque il numero delle vittime: finora erano morte tre manifestanti a Suez e un poliziotto al Cairo.
Il governo egiziano intende «garantire la libertà di espressione purché questa sia manifestata con mezzi legittimi». Lo ha dichiarato il primo ministro Ahmed Nazif, ponendo il divieto di manifestare. La Casa Bianca ha chiesto al governo egiziano di revocare il divieto di manifestare e ha ribadito al presidente Honsi Mubarak di «prestare ascolto alle richieste del popolo egiziano».
A Suez, dove ieri erano morte tre persone, un centinaio di familiari di due di queste hanno inscenato una protesta che ha irritato le autorità. Secondo il quotidiano Al Masryalyoum, i parenti delle vittime si erano rifiutati di prendere in consegna i cadaveri dei congiunti finché non fossero stati effettuati gli accertamenti medici. A dar manforte ai parenti delle vittime c’erano duemila persone, che la polizia ha disperso usando i manganelli.
A sud di Rafah, nel nord del Sinai, gli abitanti del villaggio di Mahdeya ostruiscono le strade e danno fuoco ai copertoni per chiedere la liberazione dei manifestanti arrestanti ieri, la stessa richiesta fatta da manifestanti e famiglie di detenuti a Mansoura, a nord del Cairo, nel governatorato di Daqahlia.
Malgrado il divieto di manifestare, almeno 3.000 persone hanno inscenato una protesta nel centro del Cairo davanti ai tribunali. La polizia ha usato camion-idranti per disperdere la manifestazione. L’agenzia di Stato riferisce che almeno 500 dimostranti sono stati arrestati al Cairo, altre 64 persone ad Alessandria.
Come scrive Giuseppe Scattolin sulla rivista Oasis, “la situazione dell’Egitto, come di tutto il Medio Oriente, si è ulteriormente aggravata a causa della pesante crisi economica e finanziaria mondiale, che si sta abbattendo in modo inedito e drammatico sulle persone che qui vivono”.
“Ciò che oggi appare come questione emergente” continua, “è la necessità di realizzare un profondo cambiamento culturale, che porti ad un vero stato di diritto uguale per tutti, dove si garantisca la formazione di un pensiero critico e si difendano in modo incondizionato i diritti umani fondamentali. Un’idea sostenuta certo dai cristiani, ma anche largamente da certe comunità musulmane, e radicalmente osteggiata dal fondamentalismo religioso islamico che costituisce il problema numero uno per tutte le società del Medio Oriente e non solo”.
Il governo italiano, ha affermato il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, spera «che Mubarak continui come sempre ha fatto a governare con saggezza e lungimiranza» perché «l’Egitto è punto di riferimento per il processo di pace che non può venire meno» e per scongiurare una «deriva fondamentalista».
Secondo il ministro degli Esteri la situazione in Egitto è diversa da quella tunisina: «Non vedo una similitudine perché vi sono situazione diverse. In Egitto vi sono pulsioni estremiste islamiche ed è quanto in Tunisia non abbiamo visto».
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