
I coniugi Martin ci hanno insegnato a vivere la famiglia come vocazione

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Sono tante le cose che hanno imparato per riuscire ad amarsi e onorarsi ogni giorno della vita e che ora la Chiesa ha messo sotto gli occhi di tutti. «Ci hanno fatto capire – sottolinea Valter Schilirò – che cosa significa il matrimonio». Valter, marito di Adele, è il papà di Pietro, la cui guarigione miracolosa avvenuta nel giugno del 2002 ha portato domenica scorsa alla canonizzazione dei coniugi Zelia e Luigi Martin.
«Abbiamo sperato contro ogni speranza, ma non avrei mai immaginato che, oltre alla nostra vita e a quella di nostro figlio, sarebbe cambiata anche la vita di tutta Chiesa». Sì, perché Zelia e Luigi, oltre ad essere i primi “sposi santi” della storia, dimostrano che il matrimonio, al pari della vita religiosa, è una vocazione alla santità. E tutto questo mentre è in corso il Sinodo. «È un momento difficile per la famiglia e la Chiesa, così Dio ce li dona come esempio da guardare», dice Valter.
La vicenda di questa famiglia inizia il 25 giugno 2002 con la nascita del loro quinto figlio, Pietro, cui immediatamente fu diagnosticata una grave malattia polmonare. Per i medici non c’era nulla da fare: il piccolo non avrebbe avuto alcuna chance di sopravvivere. Valter e Adele chiamarono padre Antonio Sangalli, loro confessore, per impartire il battesimo a Pietro. Fu allora che il sacerdote, in seguito postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione, donò loro un’immaginetta dei Martin, spiegando loro che i genitori di santa Teresa del Bambin Gesù avevano perso quattro dei loro nove figli. «Così – prosegue Valter – abbiamo chiesto a tutti quelli che conoscevamo, credenti o atei che fossero, di pregarli». Molte persone, e in diverse parti del mondo, aderirono all’invito finché Pietro, giudicato inguaribile, fu dimesso dall’ospedale senza spiegazioni scientifiche.
Fu in quel momento che per Valter e Adele si fece concreta «la possibilità di una vita santa dentro le faccende ordinarie che ogni famiglia è chiamata a vivere: i Martin si sono aiutati ad obbedire completamente a Dio, raggiungendo così una grande letizia, pur dentro prove enormi come la morte dei figli».
Spostare la polvere
I coniugi Martin sono diventati un modello per i coniugi Schilirò. «Ogni mattina alle cinque andavano a Messa con tutta la famiglia, insegnavano alle figlie la dedizione al lavoro e la carità, vestendo i poveri, visitando ogni domenica le operaie malate della loro azienda, dedicandosi alla cultura e persino combattendo per la giustizia», come quando trascinarono in tribunale un gruppo di finte religiose.
Tutta questa vita, questa giornata piena di appuntamenti e opere di bene è diventata per gli Schilirò un suggerimento prezioso anche per la loro esistenza. «Noi – dice Valter – abbiamo ricevuto un grande miracolo di cui ringraziamo ogni giorno. Ma anche un evento eccezionale, da solo, non è sufficiente a far crescere nella fede: dai Martin abbiamo imparato ad amare la quotidianità e a non aspettare domani per essere felici. Zelia e Luigi mettevano Dio al primo posto e lo vivevano dentro ogni aspetto della giornata: il lavoro, i rapporti, la malattia, l’educazione, la cultura, i divertimenti».
Chi, infatti, pensa a una vita contrassegnata solo da rinunce e sacrifici, si stupirebbe di quanta gioia – spinta fino allo sberleffo – trasudi dalle lettere che i due santi erano soliti scambiarsi. «Ridendo, dico sempre a mia moglie – spiega Valter – che la passione che trapela dalle lettere di Zelia non riesco proprio a recepirla dai suoi sms».
Volete un esempio? In una lettera a Luigi, assente per un viaggio d’affari, Zelia scrisse: «Mio caro Luigi, (…) quando riceverai questa lettera sarò occupata a mettere in ordine il tuo banco da lavoro; non ti dovrai irritare, non perderò nulla, nemmeno un vecchio quadrante, né un pezzetto di molla, insomma niente, e poi sarà tutto pulito sopra e sotto! Non potrai dire che “ho soltanto cambiato il posto alla polvere”, perché non ce ne sarà più. Ti abbraccio di tutto cuore, oggi sono tanto felice al pensiero di rivederti che non posso lavorare. Tua moglie che ti ama più della sua vita».
Come Zelia e Luigi che, oltre alle figlie, hanno allargato le loro cure a chiunque mettesse piede in casa, così anche Adele e Valter hanno deciso di aprire le porte della loro abitazione a coppie in difficoltà o in cerca di una compagnia per vivere il cammino sponsale: «In questi anni, poi, siamo stati chiamati a testimoniare il miracolo della guarigione di Pietro e a raccontare come i santi Martin ci abbiano aiutato a vivere il matrimonio. E quel che abbiamo ricevuto è molto. Figli del carisma di don Luigi Giussani, abbiamo incontrato persone di tutti i movimenti constatando una grande varietà e bellezza. Davvero Dio semina ovunque, come e quando vuole, senza schemi. Tanti ci hanno confessato l’impatto che hanno avuto sulle loro vite i nostri racconti sui coniugi Martin».
Prima di addormentarsi
C’è un altro aspetto da non trascurare nella testimonianza dei Martin: la preghiera, che non consisteva solo nella Messa all’alba e nella recita del Rosario, ma nell’offrire ogni istante della giornata a Dio: «È solo così, come spiego sempre ai miei figli, che il Signore pian piano ti entra nel cuore». In particolare, c’è una breve orazione che Zelia faceva recitare alle figlie: «Mio Dio, vi dono il mio cuore, prendetelo, se vi piace, così che nessuna creatura possa possederlo, ma Voi solo, mio buon Gesù». Santa Teresina la ricorderà nei suoi scritti: «Gli donavo spesso il mio cuore servendomi della piccola formula che la mamma mi aveva insegnato».
«Ecco – conclude Valter – a pensare che una piccola preghiera ripetuta ogni giorno abbia fatto di una bambina irrequieta un Dottore della Chiesa, vengono i brividi». Anche per questo Adele e Valter invitano gli sposi a non andare a dormire senza aver prima pregato insieme, «fosse anche dopo la lite più furibonda», perché «è solo così che il matrimonio indissolubile non pare più una follia: ricordandosi che il sacramento ha fatto entrare per sempre Cristo nella faccia dell’altro».
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i coniugi Martin sono santi e ci insegnano molto;
il sinodo dei vescovi appena concluso da l’impressione di una chiesa divisa.