L’ideologia green della Commissione Ue uccide sul nascere l’industria dell’idrogeno

Di Amedeo Lascaris
16 Febbraio 2023
Le nuove regole europee sull'idrogeno rinnovabile rischiano di bloccare in partenza un settore potenzialmente promettente e presentato come l’alternativa al gas naturale
Idrogeno
Un serbatoio di pressione nella centrale elettrica a idrogeno di APEX, in Germania, nel 2020 (foto Ansa)

Le nuove regole dell’Unione europea sull’idrogeno rinnovabile rischiano di bloccare sul nascere un settore potenzialmente promettente e presentato come l’alternativa al gas naturale. Lo scorso 13 febbraio la Commissione europea ha emesso regolamenti rigorosi per ciò che si qualifica come idrogeno rinnovabile nell’ambito del suo piano di transizione verso l’energia pulita che prevede che entro il 2030 il 45 per cento del mix energetico dell’Ue sia prodotto da fonti rinnovabili.

L’Ue imbriglia lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile

Come sottolinea la stessa Commissione nel documento, «l’idrogeno è un vettore energetico e non esso stesso una fonte di energia rinnovabile. L’idrogeno rinnovabile prodotto con elettrolizzatori può quindi essere considerato rinnovabile solo se prodotto da elettricità rinnovabile. A meno che il sistema elettrico non sia già in gran parte decarbonizzato, è fondamentale far corrispondere la domanda di elettricità per la produzione di idrogeno con un’ulteriore generazione di elettricità rinnovabile». Come al solito, l’Ue mette il carro davanti ai buoi: ancora prima di comprendere i costi e benefici di un vettore che a oggi non ha ancora un impiego pratico se non in forma di prototipi, inventa già regolamenti per imbrigliarne lo sviluppo.

Le attuali forniture di idrogeno sono in gran parte prodotte dalla rottura di molecole di gas naturale. Gli Stati Uniti, l’Europa e altri paesi stanno però pianificando di investire centinaia di miliardi di dollari in fabbriche che utilizzano l’elettricità per alimentare macchine chiamate elettrolizzatori, che producono idrogeno scindendo molecole d’acqua. L’Europa a settembre ha approvato fino a 5,2 miliardi di euro di finanziamenti pubblici per progetti sull’idrogeno, mossa che potrebbe sbloccare ulteriori 7 miliardi di euro di investimenti dal settore privato.

Il problema delle fonti green con cui produrre l’idrogeno

Sulla carta il settore si mostra come un nuovo mercato tutto da costruire, con importanti ricadute anche sul settore industriale dato che oltre agli impianti dovranno essere realizzate infrastrutture per il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione e infine l’utilizzo finale. Il punto è che ad oggi per produrre l’idrogeno serve molta energia e, visti gli alti costi, il 98 per cento dell’idrogeno in commercio è prodotto da fonti fossili. Per rientrare nei parametri del Green deal europeo e nel piano RePowerEu l’idrogeno deve essere prodotto tramite fonti rinnovabili. La questione regolamentata dall’Ue è quanta di questa elettricità dovrebbe provenire da fonti green affinché l’idrogeno sia considerato rinnovabile e quindi quali produttori potranno beneficiare di incentivi finanziari.

Anche il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta elaborando regole che determineranno quali produttori potranno beneficiare di miliardi di dollari in crediti d’imposta per l’idrogeno verde ai sensi dell’Inflation Reduction Act. Come sottolinea anche un’analisi del Financial Times, i regolamenti potrebbero caratterizzare il settore, soprattutto se gli Usa decidessero su un approccio più flessibile, mirando ad attirare una quota maggiore di investimenti da parte delle compagnie.

L’ideologica burocrazia dell’Ue

Nel suo complesso il regolamento Ue rientra nel tipico esercizio mostrato ormai da questa Commissione, come la folle “Fit for 55”, che rischia di uccidere l’intera industria automobilistica europea (il Parlamento europeo ha votato il 14 febbraio per approvare il divieto di nuove vendite di auto a benzina e diesel a emissioni di CO2 carbonio entro il 2035), oppure la nuova direttiva sull’efficientamento energetico degli immobili fortemente criticata dall’Italia. L’Ue mira a produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile, ammoniaca e altri combustibili puliti all’anno entro il 2030. Ciò richiederà quasi il 14 per cento dell’elettricità totale dell’Ue nel 2030.

Le regole emanate il 13 febbraio dalla Commissione europea mirano a sfruttare la domanda di idrogeno rinnovabile per stimolare una nuova ondata di investimenti in parchi eolici e solari piuttosto che assorbire grandi porzioni della capacità rinnovabile esistente. Il regolamento prevede infatti che per essere designate come “rinnovabili” le fabbriche di idrogeno dovranno firmare contratti di fornitura con progetti di energia verde relativamente nuovi, non più vecchi di tre anni, situati nella stessa regione o in una regione adiacente del mercato elettrico europeo.

I produttori di idrogeno rinnovabile dovranno inoltre dimostrare che la quantità totale di vettore prodotto e di elettricità pulita consumata siano allineate su un periodo di 30 giorni, anche se le quantità di energia eolica e solare fluttuano di giorno in giorno. Svezia Finlandia e anche la Spagna, che vanta uno dei maggiori produttori di energia rinnovabile come Iberdrola, risulterebbero al momento tra i membri dell’Ue che potrebbero trarre i maggiori vantaggi dal regolamento della Commissione. La Francia, che vede circa il 70 per cento della energia elettrica prodotta da centrali nucleari, è riuscita a ottenere che l’idrogeno prodotto da nucleare sarà definito “a basse emissioni di carbonio”, ma non “rinnovabile”.

Così l’idrogeno diventa un bene scarso e costoso

Il risultato di questo regolamento renderà di fatto l’idrogeno un bene scarso e altamente costoso. Secondo una stima di Frontier Economics, citata dal Financial Times, queste restrizioni aggiungeranno più di 2 euro al chilo al costo dell’idrogeno, o 50 euro al Megawatt/ora, all’incirca il costo del gas naturale attualmente scambiato in Europa. Se il regolamento è stato accolto da alcuni importanti operatori del settore, che mirano a ottenere i fondi, come Hydrogen Europe, forti critiche giungono dagli esperti.

Citato dal sito Euronews, il professor Samuel Furfari, ingegnere chimico presso la Libera Università di Bruxelles e funzionario della Commissione europea esperto di idrogeno sostiene che «quello che la Commissione europea ha appena annunciato è un’aberrazione burocratica che dovrebbe essere insegnata nelle università come esempio da non seguire». Secondo l’esperto infatti, il regolamento «è una cannibalizzazione della scarsa elettricità verde che dovrebbe essere immessa nella rete elettrica”, che andrà a finanziare le aziende cinesi. Infatti, come ricorda l’esperto, l’Ue acquista non solo pannelli solari e turbine eoliche (dalla Cina), ma anche elettrolizzatori».

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1 commento

  1. ROBERTO ZANDOMENEGHI

    Non mi risulta che le auto elettriche e relative batterie siano invece prodotte con elettricità proveniente da fonti rinnovabili. Inoltre un mezzo ad idrogeno non avrebbe lo stesso problema di smaltimento delle batterie dell’elettrico.
    Verrebbe da pensare ad un atteggiamento solo tafazziano ma mettendo in fila gli ultimi provvedimenti presi da Bruxelles mi suona anche un po’ Italofobo:

    – Sei il massimo esportatore di vini? Bèccati l’etichetta del malaugurio (notificata sì dall’Irlanda alla Commissione Europea ma seguita dall’istituzione di quest’ultima di “iniziative comuni sull’etichettatura degli alcolici nell’ambito del piano per battere il cancro”)
    -I turisti di ogni continente amano i tuoi borghi unici al mondo? Bùttali giù perchè a breve non saranno a norma
    – La Motor Valley? Le auto più belle del mondo dici? Manda tutti a casa, da domani tutti a batteria!
    – Hai bocciato l’emendamento Zan? Te lo ripresentiamo noi anche peggiorato!
    – E dato che ultimamente il tuo food export “spacca” d’ora in poi, oltre a smetterla con ‘sti Grana Padano e prosciutti crudi poco igienici, coltiverai senza concimi chimici.
    – I tuoi centomila immigrati? Colpa tua che hai voluto nascere a sud e sul mare.

    C’hai il debito pubblico, le celle delle carceri piccole e una fascista al governo. Il reddito di cittadinanza discrimina i lavoratori europei e hai pure assolto il Cavaliere invece di liberare Cospito (Barabba)

    A me sembra quasi bullismo…

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