
«Come può Hamas odiare i bambini?»

Tutte le speranze e la vita di Yoni Asher sono appese a un filmato di cinque secondi. Nel video pubblicato su TikTok si vedono sua moglie Doron in camicia da notte, sua figlia Raz, 4 anni, e una piccola manina tesa verso la donna, circondate da terroristi islamici armati fino ai denti. «Quelle dita sono di mia figlia Aviv, ha solo due anni». Dal 7 ottobre non ha più saputo niente della sua famiglia, che si era recata nel kibbutz di Nir Oz, a due chilometri da Gaza, per andare a salutare la nonna, trovata morta dopo la strage. Yoni era rimasto a casa lavorare e ora non si dà pace: «L’unica parola che può descrivere ciò che sto vivendo è “inferno”. Questa situazione è la definizione dell’inferno», dichiara l’uomo alla Bbc. «Come posso mangiare se non so se la mia famiglia ha da mangiare? Come posso dormire se non so se loro hanno caldo o freddo? Mi preoccupavo ogni volta che vedevo le mie bambine saltare sul divano, temendo potessero cadere. Provi a pensare come mi sento ora. Tutto mi terrorizza».
32 bambini nelle mani di Hamas
Raz e Aviv sono due dei 32 bambini presi in ostaggio da Hamas. Il più piccolo si chiama Kfir Bibas ed è ancora un neonato, ha soltanto nove mesi. Anche lui è stato rapito nel kibbutz di Nir Oz insieme al fratello Ariel e alla mamma Shiri.
Le famiglie dei minori sequestrati hanno fatto un appello pubblico invocando la loro liberazione. «Come si può rapire dei bambini?», si chiede Mayaan madre di 50 anni. Le sue figlie, Dafna Eyakim, 15 anni, e Ella, otto, si trovano in uno dei tanti tunnel costruiti dai terroristi sotto la città di Gaza.
In un punto imprecisato di questo dedalo di cunicoli lungo oltre 500 km si trovano anche le figlie di Mayaan. Una foto delle due bambine ancora in pigiama, sedute su dei luridi materassi, è stata diffusa da Hamas su un canale Telegram con una scritta in arabo per deridere il doloro dei genitori: «Vestite in abiti da preghiera».
«Dobbiamo annientare Israele»
«Da quando rapire bambini è la cosa giusta da fare?», domanda Mayaan con le lacrime agli occhi. «Hamas avrebbe dovuto rilasciarli immediatamente. Non sono soldati, non c’entrano niente con questo conflitto. Non si rapiscono bambini e neonati. Rivoglio le mie figlie meravigliose».
Sembrano parole di buon senso ma per queste parole sembra non esserci spazio in una guerra terribile e prolungata come quella che insanguina la Terra Santa da troppo tempo. «Tutto quello che abbiamo fatto è giustificato», dichiara candidamente all’emittente libanese Lbci Ghazi Hamad, funzionario di Hamas: «Non c’è spazio per Israele nella nostra terra. Dobbiamo rimuovere questo paese perché rappresenta una catastrofe politica, militare e di sicurezza per le nazioni islamiche e arabe. L’esistenza di Israele non ha senso e va annientato. Ripeteremo il 7 ottobre ancora e ancora e ancora. Noi siamo le vittime dell’occupazione e ogni cosa che facciamo è giustificata».
«Berremo il vostro sangue»
Le argomentazioni politiche di Hamas celano, in modo neanche troppo velato, un odio radicale e irrazionale verso tutti gli ebrei. Un odio ben incarnato da attivisti palestinesi come Ahed Tamimi, spesso più educati nei mezzi ma non nei fini.
La 21enne nata a Nabi Salih, in Cisgiordania, è famosa per i filmati che la ritraggono difendere la propria casa e famiglia dai soldati israeliani. Già a 11 anni è stata elevata a modello da Mahmoud Abbas e dal 2018 è membro onorario del Consiglio nazionale palestinese, l’organo legislativo dell’Olp.
Tamimi ha scritto lunedì in un post su Instagram:
«Vi aspettiamo in tutte le città della Cisgiordania, da Hebron a Jenin. Vi massacreremo al punto che direte che ciò che Hitler vi ha fatto è stato solo uno scherzetto. Berremo il vostro sangue e mangeremo i vostri teschi. Venite, vi stiamo aspettando».
«Come si possono odiare i bambini?»
Non sono solo i piccoli figli di Israele a soffrire. In tanti sono morti a Gaza sotto i bombardamenti israeliani. Diversamente da Hamas e da tanti attivisti palestinesi, Yoni Asher non riesce a felicitarsi del dolore altrui. Non è la vendetta che farà tornare a casa le due figlie insieme alla moglie:
«I bambini sono bambini. Non conta da quale paese provengono. I bambini non dovrebbero essere toccati. Io non posso odiare i bambini dei miei cosiddetti nemici. Come si fa a odiare un bambino?».
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