
Come è difficile essere figli
È facile raccontare un incontro, o è impossibile. Un vecchio sistema funziona sempre: vieni e vedi, se ha convinto me forse muoverà anche te. È così per tutto, e non dovrebbe essere diverso per la Fiera internazionale della famiglia, anche se si tratta della prima esperienza italiana nel suo genere, anche se sarai uno fra cinquantamila: tanti sono i visitatori attesi alla manifestazione che si svolgerà presso Fieramilanocity dal 29 maggio al 2 giugno, approdo ideale per associazioni, fondazioni, enti e aziende con la voglia di costruire la storia del VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno).
Incontri nell’Incontro, dunque, al centro sempre l’opera del vivere e un orizzonte capace di riscattarla negli angoli e nelle pieghe della realtà: un’impresa quotidiana per chi come Marco Griffini, presidente di Ai.Bi, l’Associazione Amici dei Bambini, si occupa di migliaia di adozioni l’anno e di quante speranze e destini. Un’impresa che Ai.Bi porterà in Fiera, insieme alle esperienze del movimento di famiglie adottive e affidatarie che dal 1986 rappresenta l’anima pulsante della ong, per difendere la quale tuttavia Griffini si è trovato nelle ultime settimane a dover alzare la voce impugnando azioni legali e invocando provvedimenti urgenti in materia di adozioni nazionali e internazionali. Partiamo da queste ultime per capire cosa è successo: «Da quando è stata normata, nel 1983, l’adozione internazionale ha sempre avuto un trend di crescita: con una media di 4 mila adozioni l’anno l’Italia era il paese che adottava di più, secondo solo alle 15 mila degli States». Fino al 2006, spiega Griffini a Tempi, quando a fronte di un inasprimento della selezione dei futuri genitori la tendenza inizia ad invertirsi bruscamente peggiorando, di anno in anno, fino arrivare al dato drammatico del 2011, durante il quale la Commissione per le Adozioni Internazionali (Cai) ha ricevuto circa tremila idoneità, la metà di quelle riconosciute nel 2006. Un dato impressionante destinato a diventare drammatico nei prossimi anni: «Non ci sono abbastanza coppie idonee per adottare i circa 4 mila bambini che rappresentano il dato consolidato degli ultimi 4 anni».
Numeri che si spiegano con una maggiore presa di coscienza delle coppie nei confronti della complessità dell’adozione e dei costi difficili da sostenere in tempo di crisi, spiegano le autorità competenti che dal ministero ai tribunali danno una lettura positiva del calo del numero dei decreti di idoneità. «Una lettura che respingiamo con forza puntando il dito sulla lunghezza delle procedure e sulla cultura negativa nei confronti dell’adottare», dice Griffini raccontando i risultati delle indagini condotte all’indomani della pubblicazione della relazione Cai: «Il 43 per cento delle coppie afferma di essere scoraggiato dall’iter lunghissimo richiesto presso i tribunali: un passaggio di natura medioevale, a mio parere, in vigore oggi solo in Italia e che ha dei costi elevati per lo Stato». Cosa c’entra un giudice con lo stabilire il grado di amore e di accoglienza di due persone? Griffini racconta di coppie che hanno dovuto sostenere fino a 15 colloqui con lo psicologo, «la stessa domanda “perché vuole adottare?” mette in crisi la naturalità dell’adozione, giudicandola un evento straordinario e destinato a pochi. Risultato? Le coppie rinunciano in partenza all’idea». A chi tira in ballo i luoghi comuni, “oggi non è come una volta, la gente non vuole più fare figli”, Griffini ribatte con il boom dei figli cercati tramite fecondazione assistita e inseminazione artificiale, «siamo passati dai 30 mila casi di coppie sottoposte a trattamento nel 2006 ai 66 mila l’anno scorso. La voglia di un figlio c’è, eccome». Ad aumentare sono però, parallelamente a un forte incremento della sterilità maschile, anche le coppie che di bambini non ne possono avere, dai 3 ai 4 milioni oggi in Italia, «e il fatto che alcune di esse, poche centinaia, riesca a vedersi padre e madre di un figlio non proprio è già un attestato di idoneità e rappresenta una risorsa per tutti che va accompagnata». Per questo gli investimenti dovrebbero esser concentrati non sulla selezione ma sull’affiancamento dei neo genitori alle prese con bambini «spesso difficili, sui quali l’abbandono ha lasciato ferite profonde».
Non si paga per un bambino
Ma poi avvengono i miracoli e in 30 anni Ai.Bi ne ha visti tanti. Come quella bimba sordomuta brasiliana che oggi parla, o come la prima bambina adottata da Griffini a 4 anni –“Almeno morirà tra le braccia di un padre e di una madre”, gli avevano detto prima di operarla a cuore aperto – e che oggi ha 32 anni e un figlio. «Occorre una riforma legislativa seria, che parta dall’eliminazione dei tribunali, passaggio inutile e costoso, e arrivi a un accompagnamento da parte di enti in collaborazione coi servizi sociali. Il problema dei costi è altrettanto superabile razionalizzando il numero esorbitante degli enti autorizzati oggi presenti in Italia, che ci è già costato una dura reprimenda dall’Onu, fino ad arrivare alla gratuità per i meno abbienti. Non è giusto che una coppia paghi per adottare un bambino, né che i figli adottati si debbano sentire oggetto di mercato».
Sul piano nazionale le cose sono andate diversamente e il 4 luglio, così ha deciso il Tar del Lazio, Ai.Bi si troverà in un’aula di tribunale a discutere in udienza pubblica la causa intentata contro il ministero della Giustizia. Il motivo? «Il ministero è inadempiente. Non ha ancora istituito la banca dati dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione previsto per legge, dall’articolo 40 della legge 149 del 2001. Un ritardo di dieci anni scandaloso che congela qualsiasi discorso sulle adozioni nazionali». In Italia, spiega Griffini, esistono 27 tribunali, ciascuno con la sua banca dati, e nessun registro su scala nazionale, che accomuni i dati di tutti. «Questo significa che se oggi c’è un bambino adottabile a Palermo e il tribunale della città non ha una coppia disposta ad adottarlo, ma ce ne è una a Milano, il bambino resta abbandonato in istituto. Perché? Perché Palermo e Milano non si parlano». Senza banca dati non è possibile nemmeno garantire che non vi sia disponibilità di una famiglia nel paese d’origine, requisito indispensabile per procedere all’adozione internazionale. Chi si ritiene danneggiato in questi anni dalla mancata creazione della banca dati (e i casi ci sono) può aderire alla causa di Ai.Bi. mediante la procedura della class action.
In gioco c’è una possibilità di speranza che nessuno negherebbe al proprio figlio naturale. Per questo l’impresa di Ai.Bi è diventata una vera battaglia per i diritti e la Fiera internazionale delle famiglie il luogo ideale per affermare con forza che il segreto della famiglia di Nazareth è possibile ogni giorno: «La sacra famiglia è l’emblema della perfetta accoglienza, che non è solo quella biologica nata con il sì di Maria, ma anche quella adottiva di Giuseppe, il sì di questo umanissimo papà senza il quale la salvezza non avrebbe avuto inizio». Griffini auspica a questo proposito che si possa un giorno celebrare l’adozione in chiesa come avviene nei paesi ortodossi, nella liturgia tramandata dai tempi della Chiesa di Bisanzio è infatti presente una benedizione che resta la dichiarazione più efficace di cosa sia un’adozione: non una tendenza di giuridica bensì un atto di fede. Io credo che tu sia mio figlio, io credo che tu sia mio padre. La stessa fede che sta mettendo in moto pellegrini da tutto il mondo, per arrivare a Milano e in attesa del Santo Padre seguire quel vecchio sistema che funziona sempre.
Il fondo accoglienza
Aiuta le famiglie in moto verso Milano
Sono 73 i paesi di provenienza dei pellegrini finora registrati al VII Incontro mondiale delle famiglie. C’è chi si sta mettendo in viaggio da Haiti, dallo Zimbabwe, dalla Malaysia. Per aiutarli, e coprire le spese di viaggio di chi versa in condizioni di difficoltà, certificate da missionari ed esponenti della chiesa locale, la Fondazione Milano Famiglie 2012 ha costituito il Fondo accoglienza Famiglie dal mondo. I versamenti vanno effettuati sul conto corrente IT16Q0306901629100000014189. Causale: Gemellaggi for Family 2012.
Iscrizioni online entro il 31 marzo
Il Congresso Teologico Pastorale “La Famiglia: il lavoro e la festa” durerà tre giorni, dal 30 maggio al 1 giugno 2012. Il Congresso è aperto a tutti, e tutti devono iscriversi entro il 31 marzo 2012. Come? Collegandosi al sito www.family2012.com e seguendo le indicazioni on line. Non saranno accettate altre modalità.
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