Coldiretti: «Cibo, è la speculazione sulla fame a causare l’altalena dei prezzi»

Di Redazione
18 Aprile 2011
Dopo l'allarme lanciato da Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia, sull'aumento dei prezzi del cibo, la Coldiretti ha accusato le speculazioni finanziarie sulla fame. «Sono gli effetti drammatici di una globalizzazione senza regole» dichiarano. «Dobbiamo garantire alle agricolture mondiali credito e investimenti adeguati»

L’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è sempre più fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l’oro fino alle materie prime come grano, mais e soia dove hanno provocato una insostenibile volatilità dei prezzi che mette a rischio le coltivazioni e l’allevamento in molti Paesi.

E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare l’allarme lanciato dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, sottolinea come si tratta degli effetti drammatici di una globalizzazione senza regole che ha drammaticamente legittimato la derubricazione del tema cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi con effetti che vanno dal furto di milioni di ettari di terre fertili a danno dei Paesi più poveri fino alla speculazione sulle materie prime, l’elemento scatenante della recente ondata di rivoluzioni.

L’altalena dei prezzi è l’effetto delle speculazioni sulla fame che – sottolinea la Coldiretti – hanno bruciato nel mondo centinaia di miliardi solo per il grano le cui quotazioni negli ultimi tre anni sono crollate da 13 dollari per bushel del febbraio 2008 ad appena 5 dollari per bushel del febbraio 2009, a 6 dollari per bushel del febbraio 2010 per poi risalire fino agli 7,5 dollari per bushel attuali (20 centesimi al chilo). Garantire la stabilità dei prezzi in un mercato a domanda rigida come quello alimentare è un obiettivo di interesse pubblico che – continua la Coldiretti – va sostenuto con l’introduzione di interventi di mercato innovativi nell’ambito della riforma di mercato della politica agricola comune.

L’emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori perché questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è più in grado di riprendersi anche in condizioni positive. Occorre investire nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero.

Alle agricolture di tutto il mondo – conclude Coldiretti – devono essere garantiti credito e investimenti adeguati se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose, occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori.

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