
Cipro, il salvataggio della Troika sta uccidendo l’economia dell’isola
Cipro vittima del salvataggio della Troika. È proprio il caso di dirlo. L’economia cipriota, infatti, per effetto della stretta sul credito conseguente alle dure condizioni imposte da Ue, Bce e Fmi in cambio del prestito da 10 miliardi di euro dello scorso marzo, ha cominciato ad avvitarsi su se stessa. E molto probabilmente precipiterà con una contrazione superiore alle previsioni (-8,7 per cento) fatte dai suoi creditori a inizio anno.
I SOLDI STANNO FINENDO. «Il mio macellaio deve pagare il suo fornitore immediatamente, così mi ha detto che non ha avuto altra scelta se non quella di chiedermi il pagamento per le carni alla consegna», ha raccontato un ristoratore di Nicosia al Wall Street Journal. «Provo a lavorare più che posso con il contante. Ma qui non c’è più credito». Ed è proprio la sempre più sensibile assenza di denaro nell’isola a complicare ulteriormente le condizioni di un’economia già stremata. A marzo, infatti, in cambio del salvataggio delle banche, ai correntisti dell’isola con depositi superiori a 100 mila euro è stato prelevato forzosamente il 47,5 per cento dei loro soldi, convertendolo direttamente in azioni di Bank of Cyprus, la banca salvata dalla Troika. Mentre Laiki, il secondo istituto del paese è stato chiuso.
UNO STATO ESTORSORE. Emblematico delle condizioni in cui ora versa Cipro è anche il caso dell’imprenditore Manthos Mavromatis, che una mattina in marzo si è svegliato e ha scoperto disporre di soli 200 mila euro del suo deposito in banca da 2 milioni. Di questi, 950 mila euro erano stati convertiti in azioni di Bank of Cyprus e la rimanente parte congelata. Mavromatis, che si è visto costretto a proporre ai suoi dipendenti un contributo di solidarietà sugli stipendi del 10 per cento, non ha la benché minima intenzione di cedere l’azienda allo Stato: «Prendetevi piuttosto la mia casa», ha detto agli emissari della banca. Ma ora è costretto a proseguire la sua attività tra mille difficoltà. E con meno risorse a disposizione.
OLTRE IL DANNO LA BEFFA. Tra i maggiori depositari di un conto corrente presso Bank of Cyprus, inoltre, pare che ci siano soprattutto oligarchi russi. A riferirlo è stato il New York Times. Così, dopo che sarà convertito in azioni della banca il 47,5 per cento dei depositi superiori a 100 mila euro, c’è il rischio che l’istituto finisca letteralmente in mano ai russi. Gli stessi che poco tempo fa scandalizzavano l’Europa perché detenevano conti aperti a Cipro, l’isola che un tempo è stata un piccolo paradiso fiscale.
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2 commenti
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Incredibile.
Però queste sono condizioni per le quali il ricorso alla forza, cioè alla rivolta violenta del popolo, secondo me, è pienamente legittimo. Perchè i politici europei o i funzionari della troika che hanno perpetrato questo delitto devono sentirsi sicuri? Non ci deve essere luogo dove possano scampare la rabbia della gente. Perchè protestare, se è ora di passare ai fatti?
E se dovesse accadere anche in Italia?