Cinema

La ricerca della felicità
di Gabriele Muccino
Genere: drammatico
Voto: buono
San Francisco, primi anni 0ttanta. Un venditore di apparecchiature sanitarie si ritrova senza lavoro, moglie, casa e con un mucchio di tasse da pagare. Non si dà per vinto: riesce a farsi prendere come stagista in una società di investimenti e vive come può senza mai abbandonare il figlio. Dalla parte del padre: film positivo e commovente, ben diretto da Muccino che si conferma un ottimo regista soprattutto nella direzione degli attori. In questo caso Will Smith strepitoso e in odore di Oscar.

Rocky balboa
di Silvester Stallone
Genere: sportivo
Voto: buono
Nessuno ci credeva. Stallone sul ring. Ancora. A sessant’anni e a trenta dal primo Rocky. Eppure funziona. Ci sono le rughe, le vene varicose e parecchia nostalgia dei bei tempi andati (tanti i flash back con le immagini del primo episodio), ma c’è anche il cuore. Adriana non c’è più (l’attrice non si è accordata con la produzione) e Rocky è vecchio, pieno di acciacchi e soffre di solitudine e del rapporto complesso col figlio. Ma non si lascia andare e torna a combattere.
Per lui e per il suo pubblico.

Black book
di Paul Verhoeven
Genere: storico anticristiano
Voto: pessimo
Verhoeven è il regista di Basic Instinct. E si vede. È uno che punta al basso ventre più che al cervello e la sua storia che vorrebbe essere una rivisitazione della resistenza partigiana olandese in un’ottica nazista diventa uno sceneggiato pruriginoso pieno di belle ragazze seminude e doppiogiochiste. Un cult pubico e relativista in cui non si capisce chi fa il male, chi fa il bene, chi vince, chi perde. Si capisce solo una cosa, e bene: che erano i cattolici i veri antisemiti.

Dreamgirls
di Bill Condon
Genere: musicale
Voto:buono
Trasposizione cinematografica di un musical di successo ispirato alla vicenda delle Supremes, il gruppo di Diana Ross, Dreamgirls è un musical solido e brillante. Ben interpretato dalle tre interpreti e dai due maschi coprotagonisti (Eddie Murphy è una rivelazione) non è un capolavoro ma si inserisce in una tradizione recente di buoni musical aperta da Moulin Rouge e continuata con Chicago e il recente Ray. Tre Golden Globes e 6 nomination agli Oscar. Ne vincerà almeno tre: canzone e attori non protagonisti.

L’amore non va in vacanza
di Nancy Meyers
Genere: commedia zuccherosa
Voto: sufficiente
Nancy Meyers è la regista di What Women Want e Qualcosa è cambiato. È un’appassionata della commedia sofisticata di un tempo che cerca di far rivivere anche ai giorni nostri. Ci prova con le belle facce di Jude Law e Cameron Diaz e con un film sentimentale ad alto tasso di zuccheri. Tanti buoni sentimenti, ma poca ironia e troppe sentenze. La più terribile? «I viaggi finiscono laddove si incontrano gli amanti».

Le luci della sera
di Aki Kaurismaki
Genere: poetico
Voto: buono
In Finlandia il custode di un centro commerciale, vive solo e senza amici. Trova una donna che lo frega e gli fa perdere tutto: lavoro, soldi. Finisce pure in carcere. Ma la vita gli riserverà un’altra sorpresa. Kaurismaki, come sempre, racconta di un incontro che sconvolge la vita. E lo fa con uno stile surreale a metà tra le atmosfere di Chaplin (riecheggiato sin dal titolo) e la catatonia dei personaggi di Buster Keaton. Amore gratuito,
ironia e atmosfere poetiche.
Una boccata d’aria.

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